Inquinamento pre e post lockdown, come è cambiata la qualità dell'aria, quali gli effetti positivi e negativi su clima e ambiente e cosa si può migliorare Come è cambiata la qualità dell'aria durante il pre e post lockdown e quali sono stati gli effetti sul clima? Se da una parte si è assistito a un
miglioramento della qualità dell'aria e una sostanziale riduzione delle emissioni di C02, dall'altra parte si è trattato di un effetto troppo temporaneo da innescare cambiamenti duraturi. Vediamo cosa è cambiato positivamente e cosa negativamente e quali pratiche sostenibili possiamo mettere in atto per ridurre le nostre emissioni inquinanti nella vita di tutti i giorni.
Inquinamento e lockdown, cosa è cambiato in positivo
Una delle conseguenze più discusse durante il periodo di lockdown legato alla pandemia Covid-19 è stata quella legata al calo dell'inquinamento atmosferico registrato in moltissimi paesi del mondo, soprattutto in città e aree metropolitane.
Secondo quanto affermato dall'EEA (Agenzia Europea dell'Ambiente) la concentrazione di disossido d'azoto (NO2) uno dei principali gas inquinanti, è diminuita drasticamente in molti paesi europei: - 61% in Spagna, - 52% in Francia e - 48% in Italia, tutti paesi che hanno dovuto sottostare a lunghi periodi di rigido lockdown.
Questo, se da un lato ha evitato la morte di circa 15.000 persone- ricordiamo che l'inquinamento atmosferico è la quarta causa di morte al mondo- dall'altro ha rappresentato un fenomeno troppo temporaneo per apportare miglioramenti profondi sul lungo periodo.
Secondo uno studio, le emissioni di gas serra durante il lockdown sono diminuite di circa 1 miliardo di tonnellate durante i mesi di marzo e aprile, attestando un calo quotidiano del 17% durante tutto il secondo mese. Il calo dell'inquinamento ha registrato inoltre livelli variabili a seconda del settore preso in esame. Scendendo più nei dettagli, tra gennaio e aprile 2020 si è registrato un calo del 60% nel settore dei trasporti aerei, ma solo del 36% per il trasporto su gomma (dovuto all'aumento degli acquisti online), -19% per il settore industriale ma è stato registrato un aumento del 3% legato ai consumi nelle abitazioni private.
Pratiche come dad e smartworking unite ai periodi di lockdown hanno consentito una netta riduzione dell'inquinamento urbano legato ai trasporti e al traffico. Molti provider hanno inoltre lanciato sul mercato convenienti offerte Wi-fi per facilitare la connessione domestica dei lavoratori da remoto e per gli studenti alle prese con la didattica a distanza. Prevedibilmente i consumi domestici sono aumentati, dal momento che è proprio in casa che abbiamo trascorso la maggior parte del tempo. Tra i molti trucchi per risparmiare energia e ridurre i nostri consumi domestici vi è quella di scegliere una tariffa luce e gas più conveniente, approfittando delle offerte dei migliori fornitori di energia. Anche in vista del prossimo passaggio al mercato libero previsto per gennaio 2022, una buona soluzione è quella di sottoscrivere una tariffa green, così da allontanarci dai combustibili fossili inquinanti e preferire invece le energie rinnovabili per i nostri consumi domestici. Se stiamo per traslocare in una nuova casa e dobbiamo cambiare l'intestatario delle utenze, dovremo fare richiesta per una voltura luce e gas, qualora il contatore e il contratto precedente risultino ancora attivi, mentre faremo richiesta per un subentro luce e gas, se il contatore è stato precedentemente staccato.
Gli effetti negativi del lockdown sull'ambiente
Come ampiamente previsto, gli effetti del lockdown globale sull'inquinamento si sono rivelati temporanei, oltre ad essere presto dimenticati. Uno studio effettuato dal CREA (Centre for Research on Energy and Clean Air) ha analizzato la percentuale di diossido di azoto in 12 grandi metropoli globali, quali Roma, Parigi, Londra e Nuova Delhi. In base alle rilevazioni effettuate, già dopo 10 giorni dall'introduzione delle misure di lockdown, i livelli di diossido di azoto era calati del 27%, ma erano risaliti già alla fine del mese di aprile per poi attestarsi verso agosto agli stessi livelli registrati pre-pandemia.
Sebbene quindi la pandemia abbia influito positivamente, per quanto in un arco di tempo ridotto, sull'inquinamento urbano, al tempo stesso il lockdown ha avuto anche dei risvolti negativi. Uno dei più importanti riguarda l'aumento del consumo e della produzione di plastica, non solo dovuta alla richiesta di dispositivi di protezione individuale (gel, mascherine, guanti, etc) ma anche all'aumento vertiginoso degli imballaggi legati al commercio online.
Una grande preoccupazione sollevata dagli scienziati riguarda proprio il commercio e-commerce e come l'aumento degli acquisti online stia provocando conseguenze estremamente negative in termini di inquinamento ed emissioni di gas serra, non solo legato alla produzione degli oggetti ma soprattutto alla distribuzione in tutto il mondo.
Tutto questo a fronte di una scarsissima consapevolezza da parte di consumatori: sebbene l'85% ammetta di effettuare acquisti online, solo 1 su 10 è consapevole delle conseguenze prodotte sull'ambiente.
E-commerce e lockdown, quali le conseguenze sull'ambiente
Un recente studio ha rivelato come l'e-commerce sia più nocivo per l'ambiente rispetto al commercio tradizionale per tre motivi: l'abitudine ad acquistare piccole quantità, effettuare ordini multipli di una sola merce (il che richiede più viaggi a causa della diversa localizzazione dei fornitori), e l'aumento degli imballaggi.
Basti pensare che in Italia, l'e-commerce è responsabile del consumo del 35% della plastica prodotta nel nostro paese. A questo occorre naturalmente aggiungere l'inquinamento dovuto al trasporto dal luogo di produzione a quello di consegna.
In base a uno studio del MIT (Massachusetts Institute of Technology), l'impatto ambientale di un consumatore online è circa il doppio rispetto a quella di un acquirente di un negozio fisico, e il triplo se si sceglie la consegna rapida. Per fare un esempio pratico, gli analisti del sito money.co.uk hanno stimato che gli acquisti e-commerce effettuati dagli inglesi durante le 24 ore del BlackFriday hanno comportato un emissione di anidride carbonica pari a 430 voli di andata e ritorno tra Europa e Stati Uniti.
Come diminuire l'inquinamento legato all'e-commerce? Al di là di evitare, o laddove sia impossibile, almeno limitare gli acquisti online, possiamo cercare di ridurre la nostra impronta di C02 ad esempio effettuando ordini comunitari, così da diminuire i viaggi verso i luoghi di consegna, scegliere una consegna standard invece che prioritaria, scegliere un fornitore che abbia possibilmente sede in Europa, limitare lo shopping compulsivo e preferire il commercio nei negozi fisici, così da favorire i negozi di quartiere e le micro imprese.
Inquinamento post lockdown, cosa si può migliorare
Secondo le ultime stime, il periodo di lockdown imposto dalla pandemia del covid-19 si è tradotta in una riduzione delle emissioni inquinanti tra il 4% e il 7%: un risultato certamente positivo, ma purtroppo, insufficiente. In base a un report dell'ONU al fine di scongiurare gli effetti irreversibili sul clima, le emissioni dovrebbero calare almeno del 7,6% all'anno, ogni anno. Un obiettivo che può e deve essere raggiunto, attraverso un impegno condiviso e costante da parte di aziende e consumatori. Ridurre le emissioni di C02 nell'atmosfera e limitare il consumo di carne e derivati ( responsabile di circa il 17-20% delle emissioni globali, al pari dell'intero settore dei trasporti) sono due azioni fondamentali che devono essere messe in atto dalla globalità della popolazione se vogliamo cercare di salvare il pianeta da una crisi ambientale quanto mai prossima e irreversibile.
I blocchi alla circolazione imposti durante il lockdown hanno mostrato chiaramente che una riduzione dell'inquinamento urbano e dei trasporti aerei hanno avuto un impatto rapido e positivo sull'inquinamento globale.
É necessario per questo operare una strategia a lungo termine basata su una riduzione della mobilità nel suo complesso, non legata a luoghi o tempistiche circoscritte.
É fondamentale incentivare la mobilità sostenibile, promuovere le politiche di smart working e la digitalizzazione nazionale. Occorre sfruttare lo spunto della pandemia per spingere i governi mondiali ad allontanarsi dai combustibili fossili inquinanti e promuovere ulteriormente le fonti di energia rinnovabile. La pandemia e il lockdown ci hanno mostrato per breve tempo, cosa può essere il mondo senza la spinta dell'inquinamento umano, aria e mari più puliti, fiumi più limpidi, ripopolazione animale. Al tempo stesso, il lockdown ha provocato un aumento esponenziale del consumo di plastica e dell'inquinamento dovuto ai trasporti legati allo shopping online.
Ogni persona deve agire in piena coscienza, sia come cittadino che come consumatore, consapevole del fatto che ogni azione genera una conseguenza diretta sul nostro ambiente, e solo applicando e favorendo scelte di sostenibilità ambientale, potremo (forse) salvare il nostro pianeta.