Grosseto: "Riguardo al problema dei gessi rossi, è ormai chiaro il disegno di alcuni, di lasciare il “cerino” alla Bartolina e al suo territorio. Gli strateghi di questo progetto scellerato si mettono così in una posizione win-win.
Se riusciranno avranno vinto, se perderanno, daranno la colpa a noi della crisi del Casone, evitando così le responsabilità di chi, in 25 anni, ha fatto finta di nulla, senza cercare soluzioni, sottoscrivendo vuoti impegni solenni al riciclo del rifiuto, o a nuove soluzioni, impegni mai perseguiti nella realtà. Eppure le soluzioni diverse dalle cave ci sono, basta un po’ di volontà e spendere un po’ di più.
Dopo il ricorso del ‘90, e dopo il Dibattito Pubblico del ‘17, la Bartolina e la sua falda, dall’Accesa alle spiagge, saranno nuovamente e strenuamente difese.
Invitiamo preliminarmente gli abitanti di Gavorrano, Roccastrada, Grosseto e Castiglione, a leggere i documenti sui gessi rossi dal sito del Parlamento Italiano. Dopo, se vorrete, seguiteci e appoggiateci nelle molte iniziative che andremo ad organizzare!
Ma, prima di tutto, informatevi. In particolare, leggete alla pag. 19 (165), si evidenzia come la falda a Montioni sia cambiata dopo 15 anni: “Anche quest’ultimo monitoraggio (ARPAT) conferma quanto accertato con i precedenti monitoraggi, e cioè che i gessi rossi stanno provocando l’inquinamento della falda e delle acque superficiali, causato dalle sostanze in essi presenti, quali appunto Solfati, Cloruri, Ferro, Manganese e Cromo”.
Leggete poi i dati delle analisi dei gessi rossi dei Carabinieri del NOE, alle pag. 9 e 10, con il superamento dei limiti di legge.
A Scarlino “...cloruri, berillio, cobalto, cromo totale, cromo esavalente cinque volte superiore al limite, vanadio…”
Negli ammendanti agricoli: “...cromo esavalente sei volte il limite...”
Nella cava di Montioni: “...nichel, cloruri, floruri e solfati, antimonio, arsenico, mercurio e vanadio...”
Se questo preoccupante scenario dovesse ripetersi alla Bartolina, cosa accadrebbe alla vita dei residenti? E cosa sarebbe delle centinaia di aziende agricole? E gli orti, i distretti biologici, i frutteti e oliveti esistenti e in costruzione? E cosa sarebbe del turismo, e dell’immagine di questa parte della Maremma? Sono migliaia di addetti, e il fatturato è tutto in Maremma, al contrario di quello delle industrie.
Ma soprattutto, cosa sarebbe di Ambiente e Acqua, che appartengono a tutti noi, mentre, non ce ne voglia, la fabbrica appartiene ad un fondo di investimento americano?
Perché vogliamo correre questo rischio? Mettere insieme un sito così fragile e importante, come la Bartolina sul Bruna, con un rifiuto che può inquinare a contatto con l’acqua, potrebbe essere un errore fatale, definitivo per il futuro di tutti.
Se necessario, agiremo subito, a Roma, a Grosseto, a Firenze e a Bruxelles, ma siamo sicuri che tutti insieme spiegheremo le nostre ragioni, ancora una volta.
Il Bruna è un comitato apartitico, conclude il presidente Massimo Emiliani, ma, come è noto, io sono iscritto al PD, e mi appello al mio partito. Ci siamo visti lunedì, ma davvero Giacomo Termine ti lasceresti trascinare in questo suicidio ambientale e politico? Il Bruna non è solo Ribolla, Giuncarico, Braccagni, Grosseto, è soprattutto Castiglione, la sua acqua, il suo turismo... I castiglionesi in autunno sapranno giudicare", termina la nota.