Grosseto: A quasi un anno di distanza dai disastrosi tagli della vegetazione ripariale sul Fiume Ombrone presso la località Berrettino a Grosseto -alle porte del Parco della Maremma- denunciati anche dalla nostra associazione, si conferma ancora la scarsissima attenzione delle istituzioni per i corsi d’acqua della nostra regione, oggetto negli ultimi anni di interventi di taglio forestale senza precedenti, che vanno a sommarsi agli interventi di manutenzione idraulica, agli ingenti prelievi idrici, all’inquinamento, alla diffusione di specie alloctone, in una pericolosa spirale che rischia di dare il colpo di grazia a questi ecosistemi, messi a dura prova anche dai cambiamenti climatici.
Diamo quindi il nostro pieno appoggio al Presidente e al Comitato Scientifico del Parco regionale della Maremma, che in un recente comunicato stampa hanno sollevato forti criticità su una ennesima richiesta arrivata all’Unione dei Comuni delle Colline Metallifere per il taglio di ben 19 ettari di vegetazione ripariale lungo il fiume Ombrone nell’area contigua del Parco; il Comitato Scientifico ha espresso preoccupazione per questo intervento e ha chiesto chiarimenti e una specifica Valutazione di Incidenza Ambientale per gli effetti che si potrebbero ripercuotere sui Siti Natura 2000 del Parco e più in generale sul corridoio ecologico che collega l’Ombrone con la Toscana interna. Le giuste considerazioni e preoccupazioni del Comitato Scientifico possono essere senz’altro estese anche ad altri corsi d’acqua della Toscana, grandi e piccoli, presi d’assalto dai “cercatori di biomasse” facili, con tagli assai impattanti per ecosistemi di così grande importanza.
E’ infatti ormai noto, come ha ribadito anche il Comitato Scientifico del Parco, che gli ecosistemi forestali ripariali hanno un grande valore ecologico e idraulico: sono un concentrato di habitat e specie rare, purificano le acque, favoriscono l’infiltrazione delle piogge nella falda, connettono aree naturali lontane tra loro e rallentano l’arrivo delle piene a valle. Per queste funzioni e per il fatto che nell’ultimo secolo si sono ridotti a strette fasce assediate da campi coltivati e aree urbanizzate, dovrebbero essere tutelati e semmai ampliati e riqualificati, come nei fatti richiede il Piano Paesaggistico regionale e, a livello europeo, come prevedono sia la Strategia per la Biodiversità che la Direttiva Acque. Invece in Toscana si fa tutto il contrario: mentre i Consorzi di Bonifica sembrano almeno in parte aver migliorato le loro modalità di intervento e capito l’importanza della vegetazione riparia, negli ultimi anni sono stati autorizzati lungo i corsi d’acqua veri e propri tagli forestali richiesti da ditte boschive private per puro scopo economico legato alle biomasse, senza nessuna necessità legata al rischio idraulico e anzi a scapito della stessa efficienza idraulica ed ecologica dei corsi d’acqua.
Ci troviamo quindi nella paradossale situazione in cui da una parte la legge regionale delega ai consorzi di bonifica la gestione dei corsi d’acqua, ma laddove il Consorzio non interviene (presumibilmente perché non necessario), si autorizza il privato a tagliare tutte le volte che lo richiede, radendo al suolo chilometri di corsi d’acqua; ancora più gravi i casi in cui la Regione concede i boschi ripariali demaniali per pochi spiccioli alle ditte boschive, cioè beni pubblici appartenenti a tutti i cittadini, per i quali la norma quadro nazionale in materia di ambiente dispone la protezione (Decreto Legislativo n. 152/2006, art. 115). I tagli segnalati dai cittadini al WWF hanno interessato sia grandi corsi d’acqua che piccoli torrenti, danneggiando habitat, specie e corridoi ecologici e favorendo la diffusione di specie alloctone e dannose come la robinia, l’ailanto, la canna, il bambù ecc.; sono stati tagliati a raso boschi di ontano, eliminati lunghi tratti di vegetazione riparia con pioppi e salici, denudati piccoli ruscelli nel bosco, e talvolta utilizzati gli alvei dai mezzi di esbosco come fossero strade; oltre che alla vegetazione è evidente il danno alla fauna: la scopertura quasi totale dei corsi d’acqua ha sconvolto gli habitat e ha causato il riscaldamento delle acque e la conseguente perdita di ossigenazione, con ripercussioni su pesci, anfibi, insetti ecc. Recentemente perfino la vegetazione riparia del Fiume Merse (uno dei più naturali rimasti in Toscana), nella zona di Chiusdino, è stata oggetto di un taglio forestale di 1 km circa, con i mezzi di esbosco che sono anche entrati in alveo. Secondo l’ultimo rapporto ARPAT, nello scorso triennio (2022-2024) i fiumi toscani hanno raggiunto l’obiettivo di qualità ecologica buona solo per il 30%, con un ulteriore peggioramento rispetto al triennio precedente, mentre la Direttiva europea sulle Acque prevede che si raggiunga la qualità buona entro il 2027 in gran parte dei corsi d’acqua. Ci auguriamo quindi, visti i tempi ormai stretti, che i candidati alle elezioni regionali abbiano previsto nel loro programma di governo un deciso cambiamento di rotta per la gestione dei nostri fiumi, investendo sulla loro riqualificazione piuttosto che sull’interesse privato. Ci auguriamo anche che altri soggetti gestori di aree protette prendano una posizione forte sulla gestione dei corsi d’acqua, come ha fatto il Presidente del Parco della Maremma, per ampliare il dibattito e dare finalmente voce agli ecosistemi fluviali e alla biodiversità, di cui la Regione Toscana sembra essersi dimenticata.
Invitiamo i cittadini a segnalare sul sito del progetto Forests for Life Toscana
(www.forestsforlifetoscana.it) i tagli degli ecosistemi ripariali che avvengono sul loro territorio e ad approfondire l’argomento sul report scaricabile dallo stesso sito.

