Ambiente

Opposizione al Progetto per la realizzazione di un impianto eolico da 42 MW in località l’Abbandonato

Lettera aperta di un cittadino al Ministero dell'Ambiente evidenziando una serie di incongruenze e contraddizioni del progetto di nuovo ''mega parco eolico'' in località l’Abbandonato

Opposizione al Progetto per la realizzazione di un impianto eolico da 42 MW in località l’Abbandonato

Arcidosso: Con riferimento al proposta di parco eolico nel comprensorio dell'Abbandonato nel Comune di Arcidosso, un cittadino che risiede proprio nella zona dove dovrebbe sorgere il nuovo ''mega parco eolico'', ha scritto una lettera aperta al Ministero dell'Ambiente evidenziando una serie di incongruenze e contraddizioni del progetto stesso, che ne inficiano seriamente la credibilità.

«Nella sezione relativa al contesto socio economico - si legge nella lettera inviata al Ministero - alle pagine 317 e 318 gli estensori del documento, ricapitolando le trasformazioni incorse nei decenni passati riscontrano che “il turismo ambientale e culturale è diventato uno dei principali motori di valorizzazione del territorio grazie al Parco del Monte Amiata e ai borghi storici”. Indicano altresì, pg. 314, che “la rete sentieristica è stata in parte recuperata a fini escursionistici” e che vi è stata una “valorizzazione turistica in sostituzione di funzioni produttive”. A pg 315 viene riportata la constatazione che “turismo e le aree ricettive sono crescenti, legate a natura, spiritualità e paesaggio, che rappresentano una nuova vocazione del territorio”.

Per quanto riguarda la fruizione residenziale del paesaggio, pg. 317 si riporta che “la percezione del paesaggio è dunque profondamente radicata nella vita quotidiana” al punto da identificarne addirittura un “uso identitario”. Per quanto concerne la fruizione non residenziale, pg. 318, vale a dire quella turistica, si constata che essa è caratterizzata da un “uso temporaneo, ma significativo”, la si indica come caratterizzata dal “turismo ambientale, storico, culturale” composto da “turismo lento, escursionismo, cicloturismo, rete sentieristica CAI, percorsi immersi nella natura”.

Appurato quanto sopra, a pg. 318, se ne trae la seguente conclusione: “alla luce della sensibilità riconosciuta e della struttura insediati diffusa, si è attribuita particolare attenzione alla mitigazione visiva…azioni fondamentali per minimizzare l’impatto sul paesaggio percepito e garantire una integrazione (dell’impianto eolico) coerente con le dinamiche identitarie e fruitive del territorio”.

Data l’importanza della minimizzazione dell’impatto percepito sul paesaggio, che gli estensori del progetto ammettono, quali sono le opere di mitigazione previste nell’apposita sezione del progetto e riportata all’apposita sezione a pg.375? Sono esclusivamente quelle di abbellimento e mascheramento della nuova rete viaria che solcherà la campagna dell’Abbandonato e di Campagnatico, con corridoi fatti con una dovizia di specie arboree e arbustive, addirittura con la lodevole cura, prevista, di una innaffiata i primi due anni per favorirne l’attecchimento. Si afferma inoltre, che, In altezza, la capacita coprente sarà di 10-15 metri in altezza, tralasciando che, per raggiungere queste altezze occorrono fra i 15 e i 20 anni. E per quanto riguarda il vero oggetto di impatto: le pale eoliche alte 200 metri? Nulla, ovviamente, essendo impossibile mascherarle.

E’ proprio la presenza di questa enormi pale a deformare il paesaggio in termini antitetici a quella “valorizzazione turistica in sostituzione di funzioni produttive” intervenuta negli ultimi anni, e che è la speranza di una sopravvivenza degna per le comunità del comprensorio amiatino.

Il valore turistico dell’area non può che esserne compromesso. Non ha alcun senso economico o sociale affermare, come si afferma nelle conclusioni, pg 411, che “l’impatto sul patrimonio culturale e paesaggistico sarà medio-basso”. La sola incertezza che verrà a creare, sarà sufficiente a bloccare qualsiasi investimento, a trovare qualsiasi motivazione per il futuro: chi verrà mai ad immergersi nei sentieri natura, se, ovunque giri lo sguardo, lo avrà dominato da enormi pale eoliche?

Il territorio amiatino è un grande anfiteatro collinare e in parte montuoso che abbraccia la piana di Grosseto dall’Argentario alla Diaccia Botrona e Castiglione della Pescaia, notissima e antica destinazione turistica. In qualunque luogo di questo anfiteatro, residenti, e soprattutto turisti, vedranno, a rendere innaturale il paesaggio, solo gigantesche pale eoliche, non solo dell’Abbandonato, ma di tutti gli altri poli eolici proposti da Manciano a Castiglion della Pescaia.

Il turismo ne soffrirà irreparabilmente, i valori immobiliari crolleranno. Per le piccole comunità, perdere le entrate da turismo sarà esiziale. La stessa attività agricola attuale (attività dominante nel territorio) si sostiene grazie al contributo dell’agroturismo.

I progettisti, non hanno minimamente voluto valutare quanto siano delicati gli equilibri locali, quanto le interdipendenze economiche abbiano a fattore comune il turismo, e quanto si sia prossimi ai cosiddetti “tipping points” i punti di non ritorno: negozi che scompaiono, giorni di apertura che si riducono, servizi di artigianato che cessano, assistenza medica che si riduce. Tutti questi aspetti non sono stati presi in considerazione, malgrado una corretta valutazione ambientale debba considerare questi aspetti socio-economici dato che nell’ambiente vivono, e ne vivono, anche degli esseri umani.

E’ amaro leggere con quanta disonestà culturale si arrivi, dunque, nelle conclusioni del progetto, ad affermare che, con pale eoliche alte 200 metri ( come un palazzo di 60 piani) in quella che è sostanzialmente una piana agricola parzialmente e debolmente collinare, “la realizzazione dell’impianto non comporti una alterazione eccessiva e stravolgente dei luoghi in virtù delle condizioni percettive, e non pregiudichi il riconoscimento e la percezione orografica del paesaggio”.

Sempre a pg. 411, nelle conclusioni, si afferma che “si ritiene che il progetto non produca una diminuzione della qualità paesaggistica dei luoghi, pur determinandone una trasformazione ben assorbita dal contesto grazie alle opera di mitigazione visiva” …che, però, sono limitata a un “imboschimento” in piano della una nuova rete viaria e non già nella verticalità delle gigantesche pale eoliche, che sono il vero oggetto di impatto. Comunque sia il progetto si autoassolve in base all’affermazione del “carattere di temporalità e reversibilità totale (della infrastruttura eolica) nel medio periodo”.

Dunque per i proponenti il progetto 30 anni sarebbero un “medio periodo”, quando è noto a chiunque faccia azienda, o sia minimamente imprenditore di qualcosa, che in economia il breve periodo è da uno a tre anni, il medio intorno ai cinque ed il lungo da 10 in poi.

Ma poi sarà veramente ripristinato il territorio?

La legge sull’eolico lo prevede, sarebbe meglio dire lo auspica, perché per questo aspetto come per le tante mitigazioni (termine che ricorre frequentissimo) indicate, non sono previste sanzioni in caso di non ottemperanza. Proprio sotto Stribugliano, frazione di Arcidosso, interessata in prima linea dal progetto dell’Abbandonato ( è a circa due chilometri in linea d’aria, se non meno, dall’impianto) ci sono già 5 pale eoliche “medie”. Sono ferme da 4 anni. La società proprietaria è fallita, o ha chiuso: nessuno ha tolto o toglierà mai quelle pale, anche se la legge prevede che, dopo un anno di fermo, vadano tolte e l’ambiente ripristinato. Non potrebbe essere, questa, una tentazione, un esito, nei fatti non sanzionabile, per una multinazionale che opera in Italia attraverso lo schermo di una Srl proponente, la Energia Ecosostenibile Srl, con capitale di 10.000 euro? Risparmierebbe più di 2 milioni di euro in termini di ripristini ( è il valore indicato nel progetto) .

Quanto sopra ha anche il significato di una semplice, assurda quanto drammatica equazione: trenta anni del futuro di un territorio insieme al valore costruito nel tempo dai suoi abitanti e dalle sue aziende, messi sulla bilancia del valore, valgono quanto i 10.000 euro di capitale di responsabilità della Srl che propone il progetto.

Con che coraggio poter solo pensare che le iniziative turistiche, agrituristiche, agricole e artigianali di oggi, che deperiranno causa del non gradimento del turista, italiano ed estero per un ambiente falsato da giganteschi parchi eolici, potranno essere tenute “a bagno Maria” per essere riprese fra 30 anni? Il saper fare, l’amore per il territorio saranno spariti con le generazioni che saranno nel frattempo arrivate al capolinea.

Poi due considerazioni su due fattori importanti: la rumorosità dell’impianto e la solidità del territorio.

Per la prima: dalle tabelle di rilevazione la rumorosità sarebbe accettabile in una ampia fascia intorno all’impianto, diciamo la rumorosità di un elettrodomestico di buona qualità, intorno ai 30-35 db. Faccio solo notare, per esperienza diretta, che, questo tipo di rumorosità, non è poi cosi banale e neutra: non solo si dovrebbe protrarre per tutto l’arco della giornata in un ambiente altrimenti alquanto silenzioso, ma soprattutto avrebbe la caratteristica di essere ritmica e costante, quindi assolutamente innaturale per il sistema percettivo dell’essere umano, che si basa sull’incostanza dei fenomeni naturali: questo stato “innaturale” di cose viene registrato e poi avvertito come un fastidio permanente, ma che non produce abitudine, piuttosto una situazione ossessiva, proprio perché permanente e ritmica.

Cosa dice a proposito di rumorosità il rapporto dello studio tecnico specializzato che ha condotto l’analisi sull’impatto acustico del progetto, analisi inserita nel corpo del progetto stesso? Il tecnico che ha firmato il progetto a pg. 37 scrive, con indubbia correttezza, che “ i dati (in base ai quali è stato redatta l’analisi) sono stati messi a disposizione dal proponente” cioè dalla stessa società che vuole realizzare il progetto, non da una università o altro istituto al di sopra delle parti.

Per quanto concerne la solidità del territorio, in cui verranno aperte nuove vie di collegamento per il trasporto, installazione e collegamento delle pale, data per ottimale nel progetto, una semplice constatazione, che tutti gli automobilisti hanno potuto fare di recente: questa primavera la strada che sale da Cinigiano, e fa da orlo alla conca in cui saranno collocate le pale eoliche, è franata e si sono dovute fare opere di consolidamento a valle. Situazione analoga si è verificata a Roccalbegna questa estate, lo stesso è accaduto fra Stribugliano e Arcidosso, due anni fa.

Questi progetti eolici hanno ben poco di ecologico e molto di speculazione finanziaria, basta considerare la partecipazione azionaria alla multinazionale tedesca VSB per la quale opera la Srl proponente.

La Toscana meridionale, la conca dell’Abbandonato, di Campagnatico e Cinigiano già producono energia alternativa: trasformano sole, acqua e vento in ottimi prodotti che nutrono la gente, e, con il paesaggio, le loro anime.

Ogni ambiente, ogni luogo ha una predisposizione ideale alla produzione di energia, l’eolico hai i suoi luoghi di elezione altrove, sui mari del nord, nelle lande brumose e vuote, non certo in una Italia con la sua varietà di territori, ricca di borghi, cultura e paesaggi che si alternano diversi in uno spazio geografico che non è certo vasto.

Una ultima notazione. Il turismo è il secondo settore produttivo a livello planetario, e in Italia, con il suo indotto rappresenta il 12% del PIL, può non sembrare, ma vi è una attiva concorrenza internazionale nel campo.

Un eolico fuor luogo può pregiudicare irreversibilmente il mito toscano di arte, storia e natura tutti racchiusi nei suoi paesaggi: bastano pochi articoli negativi sulle riviste estere giuste e il mito crolla, e con esso il turismo può essere gravemente colpito. Ponderazione e adeguatezza, dunque, nelle scelte energetiche e localizzative si impongono.

Che si lasci integro il paesaggio alla nostra comunità, è la nostra, e non solo nostra, vera unica risorsa per il futuro».

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