Francesco Pratesi Presidente Italia Nostra Toscana, Pale eoliche: l’ombra dei “veleni invisibili”.

Esposto in Procura per verificare contaminazioni nei terreni della Maremma. La transizione energetica non può trasformarsi in una nuova forma di inquinamento.

Grosseto: "È questo il senso dell’esposto presentato alla Procura della Repubblica di Grosseto dal socio di Italia Nostra, Avv. Vittorio Peronaci, con il sostegno di Italia Nostra Toscana e del suo Presidente Francesco Pratesi, che chiede l’avvio di indagini conoscitive sulle possibili contaminazioni del suolo derivanti dagli impianti eolici già in esercizio e da quelli in fase di autorizzazione", così in una nota Francesco Pratesi, Presidente Italia Nostra Toscana.


"Al centro della questione - prosegue Pratesi - vi è un tema finora largamente ignorato: il rilascio nell’ambiente di sostanze chimiche pericolose – tra cui i PFAS, noti come “forever chemicals” – derivanti dall’usura e dall’erosione delle pale degli aerogeneratori. L’impatto delle pale eoliche sulla salute e sull’ambiente non riguarda infatti solo l’inquinamento acustico, ampiamente dimostrato e provocato anche dai c.d. “infrasuoni” e dal c.d. “shadow flickering” ovvero dalle ombre intermittenti. Ma anche la contaminazione dei suoli.

Un rischio ambientale rimosso dal dibattito pubblico

Numerosi studi citati nell’elaborato allegato all’esposto evidenziano come le pale eoliche, soggette a erosione continua per effetto di pioggia, vento, polveri e agenti atmosferici, possano rilasciare nell’ambiente micro-particelle e sostanze tossiche, tra cui resine epossidiche e composti contenenti PFAS.

Secondo ricerche internazionali, una singola turbina può arrivare a disperdere decine di chilogrammi di particelle all’anno, con effetti ancora largamente sottovalutati sugli ecosistemi e sulla salute umana.

Si tratta di sostanze estremamente persistenti, che non si degradano facilmente e tendono ad accumularsi negli organismi viventi e lungo la catena alimentare, con possibili effetti tossici e cancerogeni. In Germania, uno studio condotto sui fegati dei cinghiali prelevati nei dintorni degli aerogeneratori, ha rilevato la presenza di sostanze tossiche (Bisfenolo A e PFAS) potenzialmente letali.

Maremma: un rischio ancora evitabile

In Maremma il problema è oggi soprattutto prospettico. Attualmente l’unico impianto eolico esistente è quello di Poggi Alti (Scansano), installato nel 2007. Proprio su questo sito l’esposto chiede di effettuare analisi del suolo per verificare eventuali contaminazioni già in atto.

Un controllo tanto più necessario se si considera che l'impianto in questione, le cui pale sono spesso ferme, ha sacrificato il paesaggio di un’area di straordinario valore – tra il Castello di Montepò e le colline circostanti – è stato compromesso.

130 nuove pale alte 200 metri: una minaccia concreta Il vero punto è ciò che potrebbe accadere nei prossimi anni. Solo in Maremma sono attualmente in fase autorizzativa progetti per circa 130 aerogeneratori alti fino a 200 metri, all’esame delle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale presso il Ministero dell’Ambiente.

Impianti di dimensioni triplicate rispetto a quelli esistenti, con un potenziale impatto ambientale enormemente superiore, anche in termini di:

• dispersione di sostanze chimiche nel suolo e nelle acque

• contaminazione delle colture agricole

• bioaccumulo lungo la catena alimentare

Un problema già reale in altre parti d’Italia

Se in Maremma siamo ancora in tempo per prevenire, in altre aree del Paese il problema potrebbe essere già una realtà.

Nella Tuscia, nel Mezzogiorno, in Sicilia e Sardegna – territori già fortemente interessati dalla presenza di impianti eolici – si pone con urgenza il tema della possibile contaminazione dei suoli agricoli e degli ecosistemi.

Una richiesta chiara: fermarsi e verificare Italia Nostra, per il tramite dell'Avv. Peronaci, chiede che:

• vengano immediatamente effettuate analisi indipendenti sui terreni circostanti gli impianti esistenti;

• le procedure di VIA includano obbligatoriamente la valutazione del rischio chimico da rilascio di micro-particelle e PFAS;

• venga applicato rigorosamente il principio europeo del “Do No Significant Harm”, che vieta attività che arrecano danni significativi all’ambiente;

• si sospenda l’autorizzazione di nuovi impianti fino alla piena conoscenza degli impatti reali", conclude Francesco Pratesi, Presidente Italia Nostra Toscana.