Le Mura Medicee di Grosseto: Un Parco Verde nel Cuore della Città, Patrimonio Storico e Culturale da Tutelare

Intervento di Francesco Donati sulle Mura Medicee di Grosseto: "Necessitano di tutela e salvaguardia per divenire un polmone verde e un elemento identitario della città, valorizzando il patrimonio storico e culturale".

Grosseto: Talvolta le amministrazioni locali potrebbero valorizzare maggiormente iniziative capaci di portare benefici concreti alla città. È comprensibile che le decisioni pubbliche tengano conto di diversi fattori e interessi, ma è importante che lo sviluppo urbano resti il più possibile allineato alle esigenze dei cittadini. Per questo motivo, sarebbe auspicabile rafforzare le occasioni di partecipazione, così da coinvolgere più attivamente la comunità nelle scelte che la riguardano da vicino.

Qualche volta però bisognerebbe tenere conto degli interessi della città e dei benefici e vantaggi dei propri abitanti in senso lato.

Una delle cose necessarie per qualificare sempre di più Grosseto come città capoluogo di una provincia importante, dal numero di abitanti ormai attestata su cifre significative, è mettere mano in modo deciso alla tutela e alla salvaguardia delle Mura Medicee, la risistemazione delle sue piante ad alto fusto da posizionare con geometrie architettoniche come era stato fatto in origine e l’attenzione ai suoi monumenti per la conservazione degli stessi. Le Mura Medicee per noi non solo hanno un grande valore storico e anche architettonico, ma rappresentano un vero “polmone verde” al centro della città. Un patrimonio che non tutte le città possiedono.

Noi dimostriamo di non saperlo tutelare; sembra quasi che sia un peso, un fardello che ci dobbiamo sobbarcare.

Per come era curato nelle sue aiuole, nelle sue piante e nelle sue statue, il ricordo è ancora vivo nella mente di alcune generazioni del passato. Quelle di oggi ricorderanno le “ronde” degli spacciatori e poco più. Invece le nostre mura vanno ricuperate in tutta la loro bellezza e il loro valore perché rappresentano un valore aggiunto per la città e, cosa non di secondo piano, un grande valore culturale, perché questo si esprime anche con la bellezza dei monumenti dei paesaggi e dei parchi, Le Mura devono ritornare ad essere(anche se non sono state definite come tale) il parco della città di Grosseto, con la sua architettura nella disposizione delle piante di alto fusto, con le sue fontanelle,non solo decorative ma anche utili,con le sue aiuole decorate con i colori vivaci delle piante. Insomma devono ritornare a vivere con la gente che si incontra, si ritrova passeggiando con i figli piccoli o i propri nipotini sereni di trovarsi in un luogo bello, reso ancora più sicuro e più bello dal ripristino delle sue cancellate che ormai la tecnologia rende banale chiudere e aprire, come per tutti i parchi, negli orari più confacenti. Tutto questo per dire che Le Mura devono diventare uno degli elementi identitari della città. So bene che sono fotografate ovunque, ma “carattere identitario” vuol dire altro,molto di più e la classificazione di Parco si addice a una tale identificazione. Grosseto ha bisogno di trovare i propri riferimenti identitari nuovi, per una storia nuova, mettendo in bacheca quella dei butteri, le mandrie e i bivacchi pastorali di un tempo,che anche io ho tanto amato e ancora amo.

E altri elementi identitari sono necessari. 

Per esempio non ci mancano le eccellenze in campo musicale, l’orchestra città di Grosseto, la scuola della Preside Gloria Mazzi e altre realtà; corali importanti come ad esempio la Puccini ed altre. Oggi veniamo a conoscenza che l’aministrazione comunale nello spazio dell’ex cinema Marraccini intende realizzare un auditorium. Personalmente mi trova d’accordo con questa scelta che già in uno studio su come rivalorizzare il Centro Storico, presentato nella sala dell’Hotel Bastiani, nel 2015, io stesso avevo ipotizzato e sviluppato. Pubblicazione che consegnai per conoscenza all’assessore alla cultura del tempo nel 2016. Al convegno partecipò la direttrice del Corriere di Maremma, giornale allora presente in città e l’Architetto Aureli.

Pare, peraltro, che tale progetto preveda anche l’uso per conferenze e la sistemazione di alcuni uffici del Comune. Queste due ultime soluzioni, se fossero confermate, non mi trovano concorde. Soprattutto perché lo stabile dell’ex cinema Marraccini ha un significato storico che segnò un passo “culturale” in avanti, per quel tempo, della città. Quello stabile con la realizzazione di un auditorium, rappresenterà un altro elemento identitario della città. Scolorire questa immagine per collocarci tre uffici comunali significa non cogliere il valore del concetto “identitario”. Ne verrebbe fuori un vero e proprio “pateracchio”. Ma ancora possono essere le realizzazioni in altri campi che potrebbero essere identitarie della città e lungo sarebbe l’elenco. Ma avremo modo di riaffrontare questo tema. La cosa importante è incominciare a pensare in termini di eventi e realizzazioni importanti e significative e abbandonare una cultura minimalista che non ci porterebbe lontano.