Legambiente rilancia da Macfrut: "Agrivoltaico leva contro crisi climatica, energetica e caro bollette"

Nel confronto promosso da Legambiente emerge il ruolo strategico dell’agrivoltaico tra innovazione, resilienza e decarbonizzazione. Opportunità concrete per le aziende agricole, ma anche nodi normativi e qualitativi da sciogliere per evitare derive speculative e garantire una reale integrazione tra produzione agricola ed energia rinnovabile.

Grosseto: L’agrivoltaico entra a pieno titolo nell’agenda agricola ed energetica e lo fa con un dato ormai acquisito: la transizione ecologica passa anche dalla capacità di integrare produzione di cibo ed energia. A Macfrut, l’incontro “Agricoltura ed energia: dall’agrivoltaico un’alleanza per il futuro”, promosso da Legambiente, ha restituito una sintesi concreta di questa traiettoria.

Nella Pre-Harvest Arena si è composto un quadro che tiene insieme urgenze e opportunità. Da un lato, una crisi climatica che incide sempre più sulle rese agricole, sull’accesso all’acqua e sulla stabilità dei redditi. Dall’altro, la necessità di accelerare la diffusione delle rinnovabili per ridurre le emissioni e la dipendenza energetica. L’agrivoltaico si colloca in questo punto di intersezione, proponendo un modello che non sottrae terreno all’agricoltura ma lo ripensa, introducendo nuove funzioni senza comprometterne la vocazione produttiva.

Ad aprire il confronto è stato Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente, che ha richiamato la necessità di uscire da una narrazione semplificata: «L’agrivoltaico non è una scorciatoia. È una grande opportunità se accompagnata da criteri stringenti, qualità progettuale e integrazione reale con le colture. Può aiutare le aziende agricole a resistere meglio agli impatti della crisi climatica, riducendo emissioni e consumi idrici e proteggendo le colture dai danni della eccessiva insolazione».

Il dibattito ha visto il contributo di Stefano Falconio, general manager di Blunova SpA; Rolando Roberto, vicepresidente di Italia Solare; Nicola Gherardi, componente della giunta esecutiva di Confagricoltura; Andrea Colantoni, direttore CIRDER dell’Università della Tuscia; Cosetta Viganò, Head of Regulatory Affairs di Elettricità Futura; Ilaria D'Amico, vicepresidente di ANIE Rinnovabili; Andrea D’Amico, I-Pergola, consigliere AIAS. Un confronto articolato che ha permesso di leggere l’agrivoltaico da più angolazioni: industriale, agricola, normativa e scientifica.

Dalle diverse voci è emerso un punto condiviso: i benefici sono già misurabili. L’ombreggiamento controllato può migliorare la resa di alcune colture e ridurre l’evaporazione, contribuendo a contenere il fabbisogno idrico. Allo stesso tempo, la produzione di energia rinnovabile rappresenta una leva per diversificare il reddito delle aziende agricole, rafforzandone la resilienza economica. Un modello che, se ben progettato, può tenere insieme produttività, tutela del suolo e valorizzazione dei territori rurali.

Accanto alle opportunità, restano però criticità evidenti. Le procedure autorizzative complesse, l’assenza di criteri omogenei e la necessità di evitare installazioni non integrate con il contesto agricolo sono stati indicati come i principali nodi da sciogliere. Il tema della qualità progettuale, in questo senso, è diventato centrale.

A chiudere i lavori è stato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, che ha rilanciato il tema in chiave politica: «L’Italia ha tutte le carte per diventare un laboratorio avanzato di agrivoltaico, ma servono regole chiare e tempi certi. Dobbiamo accelerare sulle rinnovabili e premiare i progetti che garantiscono una vera integrazione con l’agricoltura».

Dall’incontro emerge così una linea condivisa: l’agrivoltaico non è un punto di arrivo, ma uno strumento da governare. La sua efficacia dipenderà dalla capacità di costruire modelli replicabili, adattati ai diversi contesti territoriali e in grado di valorizzare le specificità delle filiere agricole. In gioco non c’è soltanto l’innovazione tecnologica, ma una ridefinizione più profonda del rapporto tra produzione, energia e territorio.