Il disastro di Černobyl' è ancora una ferita aperta, con 5 milioni di persone esposte agli effetti del fallout radioattivo. Il Progetto Rugiada di Legambiente aiuta i bambini bielorussi colpiti dal disastro, offrendo loro un rifugio sicuro e un'alimentazione controllata per ridurre la presenza di radionuclidi nel loro organismo. (Foto cover https://pxhere.com/it/photo/673564)
Rispescia: Il 26 aprile segna quarant’anni dal Disastro di Černobyl’, una delle più gravi catastrofi ambientali della storia contemporanea. Un evento che continua a interrogare il presente, non solo per le sue conseguenze sanitarie e ambientali, ma per ciò che ancora oggi rappresenta in termini di responsabilità politica e scelte energetiche.
Ancora oggi, nelle aree più contaminate di Bielorussia, Russia e Ucraina, vivono oltre cinque milioni di persone esposte quotidianamente agli effetti del fallout radioattivo. Un’esposizione che passa anche attraverso la catena alimentare, con la presenza di radionuclidi negli alimenti, e che si traduce in un abbassamento delle difese immunitarie e in un aumento di patologie, in particolare di natura tumorale.
Il reattore di Černobyl’ resta inoltre in una condizione di vulnerabilità e insicurezza: il rischio che ingenti quantità di materiale radioattivo possano essere rilasciate nell’atmosfera non è del tutto scongiurato. A questo si aggiunge il contesto geopolitico segnato dalla guerra in Ucraina, che ha reso le centrali nucleari del Paese, compresa quella di Černobyl’, obiettivi sensibili e potenzialmente esposti a nuovi rischi.
In questo quadro si inserisce l’impegno di Legambiente, che da anni affianca alla memoria un’azione concreta di solidarietà internazionale. Tra le esperienze più significative c’è il Progetto Rugiada, attivo in Bielorussia e costruito intorno al Centro Speranza, una struttura situata in un’area non contaminata che accoglie centinaia di bambini provenienti dalle zone ancora colpite dal fallout radioattivo.
Il Centro Speranza rappresenta il cuore operativo del progetto: qui i bambini trascorrono periodi di risanamento sanitario e ambientale, lontani dai territori contaminati. L’obiettivo è ridurre la presenza di radionuclidi nell’organismo attraverso un’alimentazione controllata e non contaminata, monitoraggi medici e un contesto protetto. Un intervento che consente di abbattere fino al 50% la presenza di radionuclidi nell’organismo e che, nel tempo, ha mostrato effetti concreti sul miglioramento delle condizioni di salute, soprattutto nei più piccoli.
Il progetto è sostenuto anche attraverso iniziative di sensibilizzazione e raccolta fondi promosse e coordinate da Festambiente, come l’Econatale di Legambiente.
«Černobyl’ non è solo un ricordo – dichiara Angelo Gentili – ma una ferita ancora aperta. Il Progetto Rugiada, con il Centro Speranza, dimostra che esistono conseguenze che attraversano le generazioni e che richiedono continuità nell’impegno. Non basta commemorare: serve agire, sostenere, costruire alternative. È anche da qui che passa una riflessione seria sulle scelte energetiche e sulla sicurezza dei territori».
A quarant’anni dal disastro, l’esperienza di Rugiada restituisce un messaggio chiaro: la transizione ecologica non può passare dal nucleare. Deve essere, prima di tutto, una questione di giustizia, salute, responsabilità condivisa e memoria. Perché il passato, quando non viene davvero elaborato, continua a vivere nel presente.