Primavera delle Oasi WWF: 3 zone umide su 4 scomparse, le Oasi come rifugio per salvare la biodiversità e il clima

In Italia è già sparito il 75% delle zone umide. Con la Primavera delle Oasi, il WWF riapre al pubblico paludi, lagune, stagni protetti: ecosistemi vitali per biodiversità, clima e sicurezza dei territori

Roma: Lagune, stagni, paludi, torbiere e risorgive sono tra gli ecosistemi più ricchi di biodiversità del Pianeta ma anche tra i più minacciati. In Italia, tre zone umide su quattro sono già scomparse e quasi il 40% di quelle rimaste è in stato di conservazione inadeguato. Un’emergenza ambientale che si traduce in eventi climatici estremi più intensi, maggiore siccità e perdita di biodiversità. Da questi dati continua la Primavera delle Oasi WWF, l’iniziativa nazionale che riapre al pubblico oltre 100 aree protette e che, in vista della Giornata Mondiale degli uccelli migratori del 9 maggio, racconta il ruolo centrale che le Oasi WWF svolgono da oltre mezzo secolo nella tutela di questi ecosistemi fragili.

Come ricordato nella prima parte del report “Effetto Oasi”, le zone umide occupano una porzione limitata del territorio nazionale ma svolgono funzioni vitali: assorbono l’acqua in eccesso durante le piogge intense, riducono il rischio di alluvioni, contrastano la siccità, migliorano la qualità delle acque e contribuiscono a mitigare il cambiamento climatico grazie alla loro capacità di stoccare carbonio. La loro distruzione ha quindi effetti diretti anche sulla sicurezza delle persone.

Il declino delle zone umide è strettamente legato alla perdita di biodiversità: anfibi, pesci d’acqua dolce e numerose specie di uccelli sono oggi tra i gruppi più colpiti. Eppure questi ambienti restano veri hotspot di biodiversità, paragonabili per ricchezza di specie alle foreste tropicali, e rappresentano aree indispensabili per milioni di uccelli migratori lungo le rotte euro-africane.

Oasi custodi delle zone umide

La storia è iniziata 60 anni fa con il Lago di Burano in Toscana: una zona umida minacciata da caccia e degrado che diventa la prima Oasi WWF in Italia. Una scelta coraggiosa, voluta da Fulco Pratesi e dai pionieri dell’Associazione, che segna l’inizio di un modello fondato su azioni concrete di conservazione. Oggi il Lago di Burano è una Riserva Naturale Statale di oltre 400 ettari, sito Ramsar e punto di riferimento per la tutela degli uccelli acquatici, con più di 300 specie censite.

Negli anni, questo approccio si è evoluto e le Oasi WWF sono oggi risorse essenziali per salvare le zone umide: non solo protezione, ma rigenerazione attiva degli ambienti degradati attraverso interventi di restauro ecologico, gestione idraulica sostenibile e recupero degli habitat. È la direzione indicata anche dalla Nature Restoration Law dell’Unione Europea, che per la prima volta introduce obiettivi giuridicamente vincolanti di ripristino degli ecosistemi entro il 2030, con tappe al 2040 e 2050. E proprio le zone umide figurano tra le priorità del regolamento. Il WWF gestisce un sistema di oltre 100 Oasi in tutta Italia, 78 delle quali comprendono zone umide, aree che ospitano ben 11 dei 66 siti Ramsar italiani, riconosciuti di importanza internazionale.

(Foto: Muzzi)