Sono il 23% i giovani italiani che non studiano e non lavorano. Un indicatore drammatico per l'Italia, che si posiziona al terzo posto dei Paesi con il maggior numero di Neet, appunto quei ragazzi che non cercano lavoro e non stanno frequentando corsi di formazione. Solo la Colombia e la Turchia hanno fatto peggio. Cerchiamo di approfondire il fenomeno e di dare uno sguardo alle possibili strategie per limitarlo.
Il rapporto Ocse
Il termine "NEET" è un acronimo inglese che sta per "Not in Education, Employment, or Training" (Non in istruzione, occupazione o formazione). Si riferisce a giovani che non sono coinvolti in attività educative, lavorative o formative. In Italia, come in molti altri paesi, il fenomeno dei NEET rappresenta una sfida sociale ed economica.
Un report Ocse ha fatto luce sulla condizione dei laureati. Tra i giovani italiani dai 25 ai 34 anni, la presenza di laureati è la più bassa dopo il Messico (nell'area Ocse). Molti di questi, inoltre, preferiscono emigrare in altri Paesi. Ciò a causa di retribuzioni troppo basse e pochi incentivi. Si rende quindi necessario attuare delle manovre che possano rendere più allettanti le condizioni lavorative dei neolaureati.
Le strategie di contrasto percorribili
Una delle possibili strategie per ridurre il numero di Neet in Italia è quella di puntare sulle università online. I corsi telematici, infatti, presentano diversi vantaggi rispetto alle università tradizionali (come per esempio il risparmio e la flessibilità) e vanno incontro alle esigenze dei più giovani. Tra i tanti istituti validi tra cui scegliere, come spiega questa guida pubblicata da Atenei Online, l'università Mercatorum (terza italiana per numero di iscritti) rappresenta una delle migliori realtà a cui affidarsi oggi.
Rafforzare la specificità professionale dei percorsi educativi (per esempio con programmi di formazione professionale realizzati con le aziende), decentrare il sistema scolastico (dando alle scuole maggior autonomia riguardo la gestione delle risorse) e innovare l'approccio ai percorsi di orientamento sono altre proposte valide. Un altro aspetto importante è adattare il sistema educativo alle esigenze del mercato: collaborare con il settore privato per garantire che il sistema educativo fornisca competenze attualizzate e richieste dal mercato del lavoro.
In definitiva, investire di più nell'istruzione terziaria, con una maggiore qualità della formazione, un focus su quei percorsi di studio più collegati al mondo del lavoro e il coinvolgimento diretto delle aziende può contribuire a formare persone più competenti e pronte per le realtà lavorative.