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Crisi Grano Duro: prezzi stagnanti da un decennio, produzione italiana a rischio

Confagricoltura Grosseto denuncia costi di produzione alle stelle e quotazioni ferme al 2015: senza interventi, la pasta italiana potrebbe perdere il suo ingrediente fondamentale.

Crisi Grano Duro: prezzi stagnanti da un decennio, produzione italiana a rischio

Confagricoltura Grosseto denuncia costi di produzione alle stelle e quotazioni ferme al 2015: senza interventi, la pasta italiana potrebbe perdere il suo ingrediente fondamentale.

Grosseto: “Se la quotazione del grano duro non salirà si rischia di non produrre più la materia prima del piatto tipo dell’eccellenza gastronomica italiana; la pasta”. A lanciare l’allarme è il presidente di Confagricoltura Grosseto, Attilio Tocchi, anche in considerazione del fatto conto che la Maremma è letteralmente il granaio della Toscana. 

“Quella del grano duro - spiega Tocchi - è una equazione che non torna - Il prezzo di acquisto è lo stesso del 2015, ossia 31 euro al quintale, l’equivalente di due pizze al tavolo o dieci gelati ai listini attuali, mentre, di contro, i costi sono letteralmente lievitati. Il prezzo dell’urea, uno dei fertilizzanti più utilizzati, è cresciuto di oltre il 146%, il nitrato di ammonio dell’81% e il gasolio agricolo del 42%. E’ pur vero che la domanda è inferiore all’offerta, ma questo non giustifica comunque una differenza troppo macroscopia con conseguente incentivo all’abbandono della coltivazione di questo cereale.” 

Quale soluzione, allora? Per Tocchi non esiste altra strada che “dare maggiore valore alle nostre produzioni, altrimenti si rischia il tracollo del grano duro. Al 28 maggio la borsa merci della Camera di Commercio di Foggia, la più importante per i cereali in Italia, quotava 31 euro al quintale e secondo i dati Ismea elaborati da Confagricoltura, si tratta della medesima cifra del 2015, mentre nel 2016 tocco il minimo con 17 euro al quintale per poi passare ai 18 del 2017, 19 del 2018 e una lieve crescita fino al 2021; il picco fu raggiunto nel 2022 con 54,6 euro, poi di nuovo una discesa senza fine. Aspettiamo adesso quella della nuova campagna, che speriamo sia più aderente alla realtà. Ma il pericolo è concreto.” 

Tocchi si riferisce alla diminuzione delle coltivazioni. “Già nell’ultimo anno a livello italiano si è registrata una contrazione delle superfici coltivate compresa tra il 6 e l’8%, bilanciata da un valore delle importazioni dai Paesi esteri, di circa 1,2 milioni di tonnellate, capaci di incidere nelle dinamiche di prezzo del grano duro e in palese concorrenza sleale a causa del mancato rispetto degli standard di produzione italiani. Il risultato è sconcertante e va a pesare sulle spalle dei nostri agricoltori il cui ricavato dalla vendita del grano duro non permette neppure di recuperare appieno i costi di produzione. Vi pare giusto? L’unica soluzione - conclude Tocchi - è garantire un introito minimo al quintale che sia capace di contemplare gli aumenti dei costi di produzione. Il rischio reale è che la pasta italiana sia presto prodotta con soli grani esteri, producendo un danno enorme agli imprenditori agricoli, in primis maremmani, e ai consumatori italiani.”

Crisi Grano Duro: prezzi stagnanti da un decennio, produzione italiana a rischio /media/images/grano-1.jpg Confagricoltura Grosseto denuncia costi di produzione alle stelle e quotazioni ferme al 2015: senza interventi, la pasta italiana potrebbe perdere il suo ingrediente fondamentale. Grosseto, Tue, 17 Jun 2025 10:30:00 GMT Crisi Grano Duro: prezzi stagnanti da un decennio, produzione italiana a rischio Maremma News 466 it /media/images/thumbs/x600-grano-1.jpg PT2M Attualità