Lo Spi Cgil Grosseto denuncia carenze strutturali e di personale: «Presìdi fondamentali per la prevenzione e la salute delle donne, non possono essere dimenticati»
Grosseto: A 50 anni dalla nascita dei consultori pubblici, lo Spi Cgil Grosseto intende porre una riflessione sullo stato di salute di questi fondamentali presìdi sociosanitari. In un momento in cui sono avviate le inaugurazioni delle Case di Comunità, crediamo sia importante ricordare e valorizzare anche i consultori: luoghi di prevenzione, ascolto e cura a disposizione di tutte le cittadine e i cittadini. Anch’essi parte di una medicina territoriale che sarà sempre più decisiva per il territorio.
«I consultori – ricorda Erio Giovannelli, segretario generale SPI CGIL Grosseto (foto 1) – sono stati una conquista sociale di straordinaria importanza. Eppure, a mezzo secolo dalla loro istituzione, ci chiediamo se oggi possano ancora valere come presenza reale, accessibile e strutturata nei territori. Nella nostra provincia, di consultori pubblici definiti principali ce ne sarebbero quattro: a Grosseto, Orbetello, Follonica e Castel del Piano. Recentemente gli ultimi due sono stati classificati come secondari, per via della carenza di figure professionali che fanno parte dell’equipe multidisciplinare».

«Una situazione che non risponde ai bisogni delle comunità – prosegue Laura Innocenti, del coordinamento donne Spi Cgil Grosseto (foto 2) – se facciamo i confronti anche con le altre province della Toscana sud-est, ovvero quelle di Siena e Arezzo, il numero è nettamente inferiore e crediamo ci sia bisogno di un netto rilancio».

Secondo la normativa, un consultorio “principale” deve avere l’equipe multidisciplinare formata dalla presenza di: ostetrica/o, ginecologo/a, assistente sociale, psicologo/a e mediatore/trice culturale. In troppe sedi queste professionalità risultano parziali o assenti. Così come le sedi sono spesso inadeguate per spazi, privacy o accessibilità, come succede per esempio a Grosseto e Follonica.
«Siamo soddisfatti quando si annunciano nuove aperture sanitarie – aggiunge Alda Cardelli, responsabile sanità del dipartimento sociosanitario dello SPI CGIL Grosseto (foto 3) – ma sarebbe importante ricordare che i consultori sono già una risposta concreta ai bisogni delle persone, in particolare dei più giovani. Sono previsti servizi gratuiti fino ai 26 anni, si occupano di prevenzione, contraccezione, salute riproduttiva, supporto psicologico, genitorialità, menopausa, violenza di genere. Eppure, oggi il 90% delle attività si concentra quasi esclusivamente sul percorso nascita, a discapito di tutti gli altri percorsi e servizi».

«A proposito di percorsi – aggiunge Cardelli – lo Spi Cgli di Grosseto lancia una proposta che riguarda la presa in carico delle persone che affrontano il periodo post menopausa, un momento spesso trascurato dal servizio sanitario, ma che coinvolge una parte significativa della popolazione femminile. Quello del post menopausa è un momento della vita interessato da cambiamenti che, se accompagnati da percorsi informativi, clinici e psicologici adeguati può tradursi in un miglioramento della vita, anche nella sfera affettiva e relazionale e quindi anche nella vita di coppia. È tempo che i consultori aprano maggiormente anche a questo tipo di presa in carico».
Lo Spi Cgil Grosseto ritiene fondamentale che l’attivazione delle Case di Comunità possa portare anche a una rinascita concreta e diffusa dei consultori, con sedi adeguate, figure complete e servizi davvero accessibili. «A beneficio anche dei più giovani – chiosa Laura Innocenti – Dati come quello sull’abbassamento dell’età media del primo rapporto sessuale e quello, drammaticamente opposto, sull’abbassamento dell’età di chi commette femminicidi, sono già due indicatori che dicono chiaramente come i servizi dei consultori non siano un retaggio del passato, ma strumenti essenziali per affrontare le urgenze sociali e culturali del presente».
«Senza un rilancio vero dei consultori – conclude Giovannelli – rischiamo di perdere un pezzo fondamentale del welfare pubblico. I consultori pubblici sono un diritto, non un lusso. Chiediamo che se ne riconosca il valore anche in provincia di Grosseto visto che la Regione Toscana li ha dotati di così tanti servizi».