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Inclusione negata: il caso di Vittoria riaccende il tema della continuità nel sostegno scolastico

Il CNDDU: “La legge parla chiaro, la continuità non è un favore ma un diritto. Trasformiamo le norme in misure strutturali e permanenti”

Inclusione negata: il caso di Vittoria riaccende il tema della continuità nel sostegno scolastico

Il Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione per la vicenda di Vittoria, bambina con disabilità che, come tanti altri studenti, si trova costretta ogni anno a ricominciare con una nuova insegnante di sostegno. Una situazione che non è solo un problema organizzativo, ma una violazione di diritti sanciti dalla nostra normativa e dalla nostra Costituzione.

Non si tratta di aspirazioni astratte: la Legge 104/1992 ha posto le basi per il riconoscimento del diritto all’inclusione, e successivamente il D.Lgs. 66/2017, modificato dal D.Lgs. 96/2019, ha reso chiaro che il percorso scolastico degli alunni con disabilità deve poggiare su un Piano Educativo Individualizzato stabile e coerente. Più di recente, il D.Lgs. 62/2024, noto come “Decreto Disabilità”, ha ridefinito il concetto di disabilità introducendo il modello ICF, mentre il DL 71/2024, convertito in legge, ha riconosciuto l’urgenza di rafforzare il sostegno scolastico in vista dell’avvio degli anni successivi.

Il segnale più concreto, tuttavia, è arrivato con il DM 32 del 26 febbraio 2025, che ha introdotto una procedura chiara per garantire la continuità: le famiglie possono chiedere entro il 31 maggio la conferma del docente, i dirigenti scolastici devono valutare e pronunciarsi entro il 15 giugno, e gli Uffici Scolastici Territoriali sono obbligati a ratificare la conferma entro il 31 agosto, prima di qualsiasi altra nomina. La legge, dunque, parla con chiarezza: la continuità non è un favore, ma un diritto.

Eppure, la denuncia della madre di Vittoria ci ricorda che la distanza tra le norme e la realtà è ancora dolorosa. Troppo spesso le procedure si inceppano, e il risultato è che i ragazzi più fragili si ritrovano a ricostruire ogni anno rapporti e strategie, vivendo in una precarietà educativa che non dovrebbe appartenergli.

Il CNDDU ribadisce con forza che l’inclusione non può esistere senza stabilità. Chiediamo al Ministero dell’Istruzione e del Merito di trasformare quanto previsto dal DM 32/2025 in una misura strutturale e permanente, perché la continuità educativa deve diventare regola e non eccezione.

La vicenda di Vittoria non deve restare una cronaca amara, ma diventare il simbolo di una battaglia di civiltà. Una scuola che non garantisce continuità a chi ne ha più bisogno tradisce la propria missione. Garantire stabilità significa riconoscere il diritto di ogni studente a crescere, imparare e costruire il proprio futuro senza dover ogni volta ripartire da zero.

prof. Romano Pesavento - presidente CNDDU


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