Al presidio di Firenze anche una delegazione grossetana per dire no ai tagli e difendere gli istituti a rischio della provincia.
Firenze: Anche una delegazione della Flc Cgil di Grosseto ha partecipato lunedì 10 novembre, al presidio davanti alla sede della Giunta regionale a Firenze. La manifestazione, promossa da Flc Cgil Toscana è andata davanti alla Regione per chiedere al presidente Eugenio Giani, alla giunta e al consiglio regionale di continuare a resistere contro il piano di dimensionamento scolastico imposto dal Governo.
La mobilitazione regionale arriva nello stesso giorno in cui la Regione Toscana ha depositato ricorso alla Presidenza della Repubblica contro il piano nazionale, contestandone la legittimità e la fondatezza dei dati demografici su cui si basa.
«Apprezziamo la decisione della Regione di impugnare il provvedimento – dichiara Alessandra Vegni, segretaria Flc Cgil Grosseto – È anche il frutto della mobilitazione unitaria del sindacato e di tutte le realtà scolastiche che non accettano un ridimensionamento miope e dannoso. La scuola non è un costo da tagliare, ma un investimento necessario per il futuro dei territori».
Cosa succede in provincia di Grosseto
Sul piano locale, gli accorpamenti in provincia di Grosseto prenderanno forma dal prossimo anno scolastico (2026/2027) e riguarderanno l’Istituto Comprensivo “Don Milani” di Orbetello, (sarà unito a quello di Albinia) e l’Istituto Comprensivo “Orsini” di Castiglione della Pescaia, (sulle cui sorti di accorpamento ci sarà ufficialità solo il 18 novembre)
«Le conseguenze – spiega Vegni – saranno pesanti: meno personale, più precarietà, più difficoltà di gestione dei plessi e un impoverimento complessivo del tessuto educativo e sociale. I servizi come segreteria e dirigenza tagliando il personale si allontanano, rendendo difficoltosa la gestione dei rapporti con le famiglie, la soluzione dei problemi anche di ordine quotidiano negli Istituti. Senza contare che i docenti dovranno fare Km in più per partecipare alle riunioni in presenza presso l’istituto principale».
«Ci dispiace molto che le rappresentanze sindacali non siano state chiamate alle Conferenze zonali, dove sarebbe stato utile anche ascoltare i dirigenti scolastici interessati – puntualizza Vegni - La scuola nella nostra provincia non è solo un luogo di formazione, ma un motore economico e sociale. In molte realtà dei piccoli comuni rappresenta una ragione di vitalità, un argine alla desertificazione demografica e uno strumento di emancipazione. Permette a molti e molte giovani di formarsi e lavorare nel nostro territorio o Paese esaltandone le eccellenze o creandone di nuove».
«Invece di sottrarre risorse, servirebbe investire di più dove il rischio di spopolamento è maggiore, garantendo a studenti e famiglie la possibilità di restare nei propri paesi. Garantendo classi non sovraffollate, dove sia l’insegnamento che l’apprendimento vengono agevolati».
Vegni conclude con un appello chiaro: «Chiediamo al Governo di sospendere gli accorpamenti e alla Regione di mantenere alta l’opposizione. In un periodo di crisi, non si taglia dove c’è fragilità: si costruisce, si investe, si protegge. La scuola è e deve restare un diritto, non un numero in un piano di razionalizzazione».