Le differenze più ampie si registrano al Sud, con Catania al primo posto (16,4%). A Milano e Roma il gap si riduce: +3,6% nel capoluogo lombardo e +3,4% nella Capitale
Milano: Acquistare un immobile con servizio di portineria offre numerosi vantaggi: maggiore sicurezza, gestione delle consegne e un generale senso di cura e ordine negli spazi comuni. Questo comfort, però, non incide solo sulle spese condominiali, ma anche sul valore stesso degli immobili.
Secondo uno studio di Immobiliare.it Insights – proptech company guidata da Luke Brucato, specializzata in analisi di mercato e data intelligence e parte del gruppo Immobiliare.it, il portale immobiliare leader in Italia – la presenza della portineria può influenzare in modo significativo i prezzi delle abitazioni in vendita. In Italia, la differenza di costo tra case con o senza portineria si attesta in media al 6,5%, ma in alcune delle principali città supera anche il 10%.
«Il servizio di portineria rappresenta ancora oggi un elemento di valore riconosciuto dal mercato - afferma Paolo Giabardo, Direttore Generale di Immobiliare.it. - Nelle grandi città, dove la vita quotidiana è più intensa e la gestione degli spazi comuni più complessa, la presenza di un custode può incidere sensibilmente sulla qualità dell’abitare e, di conseguenza, sui prezzi. Chi cerca casa è sempre più attento a questi aspetti, che contribuiscono a rendere un immobile più desiderabile e vivibile».
L’analisi città per città
Le variazioni più marcate tra immobili dotati o meno di portineria si riscontrano al Sud. Catania guida la classifica con un divario del 16,4% (1.500 euro/mq contro 1.286 euro/mq), seguita da Bari e Palermo, dove le differenze sono rispettivamente del 14,7% e del 13,9%. A Bari le abitazioni con portineria si attestano in media a 2.521 euro/mq, contro i 2.200 euro/mq di quelle senza. Nel capoluogo siciliano, invece, la spesa richiesta ammonta a 1.684 euro/mq nel primo caso e a 1.479 euro/mq nel secondo.
In quarta posizione si trova un altro grande capoluogo del Meridione, Napoli, dove il divario è pari al 13,3% (3.187 euro/mq vs. 2.813 euro/mq).
Al Nord, solo a Genova la forbice si allarga: qui, un immobile con portineria costa mediamente 1.883 euro/mq, il 10,2% in più rispetto a uno che ne è sprovvisto (1.709 euro/mq).
Seguono Torino, con un divario dell’8,4% (2.158 euro/mq vs. 1.991 euro/mq), e Firenze, dove il gap è del 6,3% (4.825 euro/mq vs. 4.538 euro/mq).
Le tre città in cui la distanza è più contenuta sono Bologna (4,7%, 3.796 euro/mq contro 3.626 euro/mq), Milano e Roma. Queste ultime presentano una differenza, in percentuale, molto simile: nel capoluogo meneghino il margine è del 3,6% (5.538 euro/mq vs. 5.347 euro/mq), mentre nella Capitale è leggermente più basso, 3,4% (3.617 euro/mq vs. circa 3.500 euro/mq).
Dove c’è più offerta di case con portineria
Lo studio di Immobiliare.it Insights ha analizzato anche la disponibilità di immobili dotati di portineria in Italia e nelle singole città. Sul totale delle abitazioni in vendita sul portale Immobiliare.it, solo il 2,8% include il servizio: la quota scende allo 0,6% nei piccoli centri (quelli che non raggiungono i 250.000 abitanti) mentre sale fino al 13% nelle grandi città (sopra i 250.000 abitanti).
Entrando nel dettaglio dei principali centri del Paese, a Milano quasi un terzo degli immobili in offerta dispone della portineria (31,6%). 18 punti percentuali in più rispetto a Napoli, al secondo posto con il 13,6%, e circa 20 in più rispetto a Roma, che occupa la terza piazza con l’11,8%. Quarta e quinta posizione rispettivamente per Torino (9,1%) e Palermo (8,4%).
Nelle altre grandi città, invece, la disponibilità cala sensibilmente: a Genova e Catania si attesta intorno al 2,5%, mentre scende all’1,7% a Bologna e all’1,6% a Bari. Chiudono la classifica Firenze, Venezia e Verona, dove appena lo 0,6% delle abitazioni in vendita offre questo servizio.
Logistica, gli esperti del settore (Confluence): “Toscana tra regioni più ricercate per investimenti, il traino è il fashion”
A Urbanpromo focus sulle Zone Logistiche Semplificate. Guarascio (Confluence): “Possono rappresentare una svolta perché danno regole certe e tempi chiari”. Biagi (Urbit): “Il settore rappresenta ormai il 10% del Pil nazionale”
Firenze: “La Toscana è oggi una delle regioni più ricercate per gli investimenti logistici, soprattutto per il settore fashion che rappresenta un traino fortissimo. Come gruppo stiamo sviluppando tre progetti importanti in questa regione, dove abbiamo trovato un contesto amministrativo favorevole e interlocutori pubblici attenti alla qualità e alla sostenibilità degli interventi. È un segnale positivo in un Paese dove spesso la complessità dei procedimenti rallenta gli investimenti”.
A dirlo è stato Antonio Guarascio, managing director di Confluence, società di sviluppo immobiliare del gruppo Goldbeck-Gse, intervenendo alla 22esima edizione di Urbanpromo, la rassegna nazionale promossa dall’Istituto Nazionale di Urbanistica con l’organizzazione di Urbit e il sostegno della Fondazione CR Firenze.
“La logistica è una colonna vertebrale dell’economia italiana, con un fatturato di 200-220 miliardi di euro e fino a 1,6 milioni di occupati. È un comparto strategico – ha spiegato Guarascio – che cresce anche grazie all’espansione dell’e-commerce e alla trasformazione dei modelli industriali”.
Una riflessione condivisa da Gianni Biagi, presidente di Urbit, che ha aperto il panel “La logistica in Italia fra brownfields e Zone Logistiche Semplificate. Esperienze e complessità” all’Innovation Center, a cui hanno partecipato anche Francesca Zirnstein (Scenari Immobiliari), l’avvocata Rosemarie Serrato, Silvia Ronchi (Politecnico di Milano e Inu), Jacopo Riccardi (Regione Liguria), Federico Zoccarato (Autorità Portuale del Mare Adriatico Settentrionale), Simonetta Baldi (Regione Toscana), Federica Ropa (Regione Emilia-Romagna), Daniele Capitani (Comune di Ravenna) e Stefano Di Vita (Politecnico di Milano e Inu).
“La logistica in Italia produce ormai il 10% del Pil nazionale e rappresenta un comparto in costante crescita – ha fatto notare Biagi – ma la sfida oggi è garantire uno sviluppo sostenibile, rigenerando aree già urbanizzate e limitando il consumo di suolo. In questo senso le aree industriali dismesse, le cosiddette brownfields, rappresentano una priorità per la pianificazione territoriale, perché la logistica richiede spazi e infrastrutture importanti, ma può e deve svilupparsi in modo compatibile con l’ambiente, riutilizzando aree già compromesse e riducendo al minimo l’impatto sul territorio. Le Zone Logistiche Semplificate vanno in questa direzione, perché permettono di valorizzare contesti produttivi e portuali esistenti, generando nuova occupazione e sviluppo”.
Anche il managing director di Confluence ha sottolineato l’importanza delle Zone Logistiche Semplificate come leva per attrarre capitali e semplificare i processi. “Le Zls possono rappresentare una svolta – ha detto Guarascio - perché consentono di pianificare aree dedicate alla logistica con regole certe e tempi chiari, offrendo agli investitori internazionali la sicurezza di cui hanno bisogno. È la condizione indispensabile perché l’Italia – e la Toscana in particolare – possano diventare un nodo logistico competitivo nel Mediterraneo”.