In occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, presentato il webinar dal titolo “Lavoro di squadra come motore di rispetto, parità e collaborazione autentica”
Bologna: Si è tenuto ieri, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il webinar di Dash to, realizzato in collaborazione con Saef, dal titolo: "Lavoro di squadra come motore di rispetto, parità e collaborazione autentica”.
Nel solco della propria missione sociale e solidale, Dash to ha promosso questo webinar per sensibilizzare in modo concreto sia circa le forme esplicite di violenza, sia verso quelle più sottili che passano attraverso l’esclusione o la disparità. La Giornata contro la violenza sulle donne non poteva essere un’occasione migliore per parlare ancora una volta di rispetto, inclusione e collaborazione. “Il webinar ha segnato un ponte fra il tema dello spirito di squadra e quello di una corretta cultura organizzativa, al fine di dimostrare che la coesione contro ogni tipo di discriminazione e violenza, in ogni ambito, può rendere la società veramente paritaria.” – ha detto Massimo Plebani, ideatore del movimento Dash to, che continua: “Per il movimento Dash to l’inclusione diventa la mission principale di ogni evento, azione o attività divulgativa che portiamo avanti al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica: lo facciamo non solo in ambito sportivo e paralimpico, ma a tutto tondo, per promuovere e sostenere una vera società inclusiva, solidale e rispettosa , priva di qualsiasi forma di ingiustizia.”
Per trattare il delicato universo valoriale del webinar sono intervenute Alice Palumbo, esperta di Gender gap, D&I e empowerment femminile, e Cristina Nuti, triatleta per passione - prima donna italiana ed europea e la seconda al mondo con sclerosi multipla a completare un Ironman - e membro di Obiettivo 3. Il webinar è stato moderato da Emanuele Turelli, storyteller che da molto tempo accompagna l’avventura del movimento Dash to.
Cristina Nuti: “Io corro le maratone e corro per trovare me stessa. Dal 2008 ho la Sclerosi Multipla e ho affrontato la malattia un passo alla volta, per poi iniziare a correre dal 2016 e diventare parte di una squadra che mi ha aiutato a stare bene. Passo dopo passo mi sono rialzata e oggi sono un’atleta paralimpica. Il ruolo della squadra che mi ha supportato è stato fondamentale. Io faccio Triathlon ed è una disciplina durissima. La gara è individuale, ma io mi sento comunque parte di una squadra: il mio allenatore, i miei compagni, la società, tutti mi aiutano ad arrivare al mio obiettivo. Così come accade questo nello sport, può accadere anche in azienda, dove ognuno fa il suo lavoro ma agisce all’interno di un gruppo, con livelli diversi di collaborazione ed interazione con altre persone. Sentirsi squadra per me significa sentirsi simile e unita ad altre persone che fanno quello che faccio io, che rincorrono gli stessi obiettivi. E lo stesso, per me, vale anche in azienda. Per raggiungere i nostri obiettivi, sportivi o professionali, abbiamo tutti bisogno di altre persone e poter contare sugli altri è fondamentale. Queste regole valgono per tutti e, parlando di parità di genere e inclusione in una giornata come quella di oggi, è fondamentale sottolinearlo anche per una donna che non vuole avere favoritismi o aiuti, vuole semplicemente dimostrare il suo valore, al pari degli altri, in un gruppo, una squadra, un’azienda. Una donna, sportiva e/o professionista, vuole solo affermarsi, e la parità di genere e il rispetto lo possono e lo devono permettere attraverso la collaborazione e il supporto, non tramite un ipocrita pietismo. Per fare tutto questo, ogni membro della squadra deve essere aperto e non giudicante. Una squadra che ti supporta, che ti aiuta a perseguire i tuoi obiettivi, è una gran ricchezza per permettere a una donna di arrivare dove vuole, senza autolimitarsi o sentirsi limitata da una società che finora non ha marciato in questa direzione.”
Alice Palumbo: “Il lavoro di squadra non esce dal rumore, ma dall’ascolto dell’altro, dall’attenzione verso gli altri. Per collaborare bisogna prima ascoltare, tanto nello sport quanto nel lavoro. Il riconoscimento degli altri presuppone anche il rispetto e quindi l’accoglienza e la parità, fra tutti. Per costruire un vero team bisogna essere tutti sullo stesso piano umano e agire in modo coerente. Per aiutare questo processo, nelle aziende, esistono codici etici e di comportamento, mentre la formazione continua può aiutare. La parità in azienda è rispettare tutti allo stesso modo, nonostante ruoli e compiti diversi. Dare a tutti la stessa attenzione e lo stesso spazio di espressione. Questa è parità, la vera parità che passa per il rispetto e l’attenzione. Questo non ha niente a che fare con i ruoli e le competenze. La collaborazione e il rispetto non si impongono né si insegnano, si praticano e si allenano, nonostante gli attriti e i problemi, che sono inevitabili e che vanno riconosciuti per essere affrontati e superati. Nel mio percorso professionale ho trovato molti uomini e donne che collaborano ma non si parlano, sono gentili gli uni con gli altri ma non si preoccupano gli uni degli altri e non si rispettano veramente, non si fidano reciprocamente per raggiungere un obiettivo comune. Saper superare le apparenze e costruire qualcosa di autentico permette di creare una squadra vincente, in cui, nel rispetto dei ruoli e delle competenze specifiche, si guarda nella stessa direzione per raggiungere lo stesso obiettivo. Per favorire la parità di genere nelle aziende esistono figure professionali specifiche che promuovono una cultura quotidiana, declinata in gesti concreti che allenano la fiducia, il rispetto e l’equità.”