Roma: “Oltre 3.700 imprese associate, pensionati iscritti che hanno ormai superato quota 3.600, cui si aggiunge anche una fetta di cittadini. Numeri che, messi in un’unica voce, arrivano a un totale di quasi a 7.400”. Il presidente Alessio Gismondi e il segretario Attilio Lupidi sintetizzano così i numeri del bilancio che ieri sera l’assemblea della Cna di Viterbo e Civitavecchia ha approvato all’unanimità. “Un bilancio che sfiora i 900 mila euro e che dimostra una gestione sana dell’Associazione”.
A snocciolare i dati è stato Emiliano Brizi, responsabile dell’Area fiscale e tributaria. Dati che mostrano tutti il segno più. “A partire dalle imprese che hanno deciso di far parte della famiglia Cna, passate dalle 3.681 del 2024 alle attuali 3.703 – dicono Lupidi e Gismondi– per proseguire con la cifra nuda e crude cruda del bilancio, cresciuto da 816.692 a 898.817 euro”.
L’impatto positivo è dettato da diversi fattori: oltre alla crescita di associati e iscritti, ad esempio, vanno benissimo anche i contributi che arrivano dagli enti bilaterali e dai progetti di sviluppo delle imprese e del territorio. Una gestione sana dell’Associazione, si diceva, “come dimostra l’avanzo di bilancio, che supera i 40mila euro”.
All’incontro era presente anche Luca Iaia della Cna nazionale, coordinatore della task force costituita sull’intelligenza artificiale. Dopo il via libera al bilancio, ha illustrato le potenzialità e le ricadute che l’A.I. può avere sulle imprese, intervenendo sul tema “A.I. quale futuro?”. “Partendo proprio dal livello nazionale – concludono Lupidi e Gismondi – stiamo lavorando sui servizi che a cascata, fino al territorio, saremo in grado di offrire alle imprese. Questo è il tema attuale e del futuro. E noi ci siamo”.
Olivicoltura, Confagricoltura Toscana: “Il tempo è scaduto, serve agire adesso per recuperare competitività”
Il presidente Bartolini Baldelli: “Non possiamo più attendere gli eventi. Innovazione, ricerca e promozione sono le nostre leve per ripartire”
Firenze: “Abbiamo molte olivicolture, tutte da salvaguardare, ma quello che non dobbiamo fare è attendere gli eventi. Il tempo è scaduto. Serve agire tempestivamente per recuperare lo stallo degli ultimi lustri”.
A dirlo il presidente di Confagricoltura Toscana, Carlo Bartolini Baldelli, durante l’appuntamento “Olivicoltura: fra impresa e paesaggio”, promosso da Confagricoltura Toscana nell’ambito della rubrica “Toscana & Agricoltura” in diretta su Italia 7 e sul canale YouTube dell’associazione nel quale sono intervenuti anche Marco Vieri (Università di Firenze), Gennaro Giliberti (Regione Toscana) e Simone Guercini (Università di Firenze e Fondazione Pin), delineando criticità e possibili traiettorie di sviluppo.
“Abbiamo perso competitività soprattutto in termini di quantità – ha proseguito Bartolini Baldelli – e questo penalizza la nostra presenza sui mercati, che pure continuano a riconoscere all’Evo toscano una qualità superiore. L’innovazione e l’applicazione della ricerca non sono più un’opzione: sono indispensabili”.
“Una ricchezza da valorizzare - ha sottolineato il presidente - sono le nostre cultivar: oltre 110 varietà, molte delle quali con potenzialità ancora inespresse. La qualità dell’Evo toscano è indiscussa, ma va comunicata con continuità e precisione millimetrica. E serve conoscere meglio ciò che il consumatore oggi chiede, facendo sistema con la ristorazione”.
“L’olivo è un valore aggiunto identitario – ha ribadito Bartolini Baldelli – e deve esserlo anche in termini di redditività. Ogni area ha il suo modello produttivo: dall’intensivo alle zone marginali fino all’olivicoltura eroica, che resta un presidio fondamentale di biodiversità”.
“Sta a noi, come sistema, - ha concluso il direttore di Confagricoltura Toscana, Gianluca Cavicchioli - garantire un futuro solido al comparto. Gli investimenti strutturali sono imprescindibili se vogliamo recuperare il divario con quei Paesi che negli ultimi vent’anni hanno lavorato con continuità. Il confronto di oggi ci consegna una direzione chiara: visione, collaborazione e interventi concreti per riportare l’olivicoltura toscana al centro del mercato”.