Rossi (Cgil) e Innocenti (Spi): «esterrefatte dal furore ideologico che ha portato il Comune di Follonica a stravolgere composizione e ruolo della Commissione pari opportunità»
Follonica: «È davvero grave la scelta fatta dall'amministrazione comunale di Follonica di stravolgere l'assetto della Commissione pari opportunità. Cambiandole il nome, riducendo il numero dei componenti che d’ora in poi saranno scelti dal consiglio comunale, e depennando da membro di diritto un'associazione storica come la Olympia De Gouges. Antesignana nella nostra provincia dell'impegno contro la violenza di genere e per l'assistenza alle donne che hanno subito maltrattamenti». Esordiscono Claudia Rossi (coordinamento donne Cgil) e Laura Innocenti (donne Spi) -
«Quello che lascia sinceramente esterrefatti – aggiungono le due dirigenti sindacali - è il furore ideologico di un approccio che sembra ispirato alla logica dell’occupazione di ogni spazio di autonomia. In un ambito come le politiche per le pari opportunità che storicamente nella nostra realtà non era mai stato colonizzato da logiche politiche, ma aveva sempre visto la fattiva collaborazione tra i diversi livelli istituzionali e l'associazionismo caratterizzato dall'impegno civico a servizio della propria comunità. Ridurre il numero dei componenti della commissione, in questo contesto, avrà come conseguenza di limitare la partecipazione ai processi di elaborazione e condivisione di strategie per promuovere politiche di genere. Introducendo una logica impropria di selezione politica dei soggetti titolati a dare il proprio contributo, e scoraggiando la partecipazione democratica e consapevole».
C’è anche un’altra preoccupazione per il sindacato. «Dalle prime mosse dell'assessora Goti, inoltre, intuiamo il rischio che la commissione pari opportunità sottovaluti il rilievo del contrasto della violenza di genere, nell'ambito delle politiche per le pari opportunità. Che comprendono anche il contrasto al gap di genere nel mondo del lavoro, all'interno del quale continuano ad esistere palesi discriminazioni nelle carriere professionali e rispetto ai livelli retributivi. Oppure le politiche educative rivolte a giovani e adolescenti per promuovere tolleranza e rifiuto di bullismo, stalking, body shaming e abilismo. O ancora le campagne di educazione alla tolleranza e al confronto fra culture diverse, con l’obiettivo di favorire una società più inclusiva e aperta.
Naturalmente i coordinamenti donne della Cgil e dello Spi – concludono Rossi e Innocenti - non si arrenderà a questa logica di fazione, e continuerà a promuovere occasioni di confronto e di impegno civico. Mettendo a disposizione le proprie sedi e le proprie militanti per costruire percorsi condivisi di cittadinanza, facendo proposte che entrino nel merito dei problemi».