Livorno: «L’industria metalmeccanica europea e italiana sta vivendo una fase molto difficile. Automotive, siderurgia e metallurgia attraversano una crisi produttiva profonda mentre aumentano le ore di cassa integrazione e cresce l’incertezza sul futuro di migliaia di lavoratrici e lavoratori. Questa crisi non è un fenomeno inevitabile né una semplice conseguenza delle dinamiche internazionali. È anche il risultato di una politica economica e industriale che non è stata all’altezza della situazione». A dichiararlo è Massimo Braccini, Segretario generale FIOM Livorno.
«Nel frattempo - continua Braccini - il potere d’acquisto continua a crollare. Anche dopo i rinnovi contrattuali, conquistati con la forza della contrattazione metalmeccanica, i salari vengono erosi dall’aumento del costo della vita. Energia, carburanti, alimentari, trasporti: tutto cresce mentre il salario reale si riduce. Il risultato è sempre più evidente: sempre più lavoratrici e lavoratori non riescono ad arrivare alla fine del mese. La ricchezza prodotta nel Paese non viene redistribuita. Al contrario, si concentra sempre di più, mentre il lavoro dipendente e le pensioni sostengono il peso principale dell’inflazione e della crisi. Qui sta il punto politico centrale: il governo non sta dimostrando la capacità di affrontare questa fase storica. Mancano scelte industriali, manca una politica energetica pubblica, manca una strategia sul lavoro e sui salari. Soprattutto manca una visione all’altezza della trasformazione in corso. Non è solo un problema di misure singole, ma di capacità di governo. Servirebbero scelte da statisti, cioè la capacità di guardare oltre l’emergenza e costruire una direzione industriale e sociale per il Paese. Questa capacità oggi non si vede».
«Nel frattempo si definiscono nuove priorità di spesa pubblica - va avanti il segretario FIOM -, con un aumento degli investimenti nella difesa, mentre il sistema industriale arretra. Le risorse pubbliche non sono illimitate e ogni scelta ha conseguenze: se non si investe su industria, occupazione e servizi pubblici, si accetta di fatto un indebolimento del lavoro e della coesione sociale. Nei territori industriali la situazione è sempre più grave. La vertenza Magona è ferma, nonostante esistano soluzioni industriali che potrebbero garantire continuità produttiva e salvaguardare oltre 500 lavoratori. Questo stallo è il simbolo di una gestione politica e istituzionale incapace di chiudere positivamente crisi che mettono a rischio interi territori. A Livorno la situazione resta critica: alla Magna si continua a ricorrere alla cassa integrazione straordinaria per crisi aziendale, mentre alla Pierburg si va verso il terzo anno di contratto di solidarietà, segno evidente di una crisi strutturale non affrontata. Le casse integrazioni non possono diventare una condizione permanente. Sono strumenti di emergenza che riducono il salario e non sostituiscono investimenti, produzione e politiche industriali».
«Un altro elemento decisivo riguarda la sanità. Curarsi oggi - conclude Massimo Braccini, Segretario generale FIOM Livorno - costa sempre di più. Le liste d’attesa si allungano, l’accesso al servizio pubblico si restringe e cresce la spesa privata. Quando il sistema pubblico non garantisce più risposte, chi non può permetterselo rinuncia alle cure. È un’altra forma di disuguaglianza sociale che colpisce direttamente il mondo del lavoro. Siamo di fronte a un modello che produce contemporaneamente crisi industriale, impoverimento salariale e indebolimento dello stato sociale. E questo non è casuale: è il risultato di scelte politiche e dell’assenza di una guida all’altezza della fase storica. Per questo non basta più registrare la crisi o limitarci alla denuncia. Serve una svolta immediata nelle scelte politiche e industriali del Paese, perché senza industria non c’è lavoro e senza lavoro non c’è futuro. Ma serve anche una risposta sindacale forte e unitaria. La difesa dell’occupazione, dei salari e del potere d’acquisto si conquista nei luoghi di lavoro, con la contrattazione e con la capacità di mobilitazione del mondo del lavoro. Se il governo continuerà a non essere all’altezza di questa fase storica, sarà necessario rafforzare la pressione sindacale e la conflittualità per imporre scelte diverse: difesa dell’industria, difesa del lavoro e redistribuzione reale della ricchezza prodotta. Perché il lavoro non si tutela con le dichiarazioni, ma con le scelte e con la forza organizzata dei lavoratori».