Cronaca

Morte di Pietro Magagnini, la vicenda giudiziaria si chiude con la condanna dell'imputato

Grosseto: Si  conclude  con  la  definitiva  condanna  dell’imputato  la  vicenda  giudiziaria  della  morte  di  Pietro  Magagnini,  il commercialista investito sulla pista ciclabile nell’intersezione tra via della Repubblica e via Arcidosso, in Grosseto il 9 agosto 2013.

Morte di Pietro Magagnini, la vicenda giudiziaria si chiude con la condanna dell'imputato

Grosseto: Si  conclude  con  la  definitiva  condanna  dell’imputato  la  vicenda  giudiziaria  della  morte  di  Pietro  Magagnini,  il commercialista investito sulla pista ciclabile nell’intersezione tra via della Repubblica e via Arcidosso, in Grosseto il 9 agosto 2013.

La  Corte  di  Cassazione,  quarta  sezione  penale,  con  sentenza  del  14.10.2021  ha  dichiarato  inammissibile  il  ricorso dell’imputato Giuseppe Basso avverso la sentenza della Corte di Appello di Firenze n. 1199/2020 del 12/5/2020 che lo
aveva condannato alla pena di anni 1 e mesi sei di reclusione (pena sospesa) e al risarcimento del danno da liquidarsi in sede civile.

Giuseppe  Basso  (difeso  dall’Avvocato  Luca  Montemaggi)  era  stato  tratto  a  giudizio  per  rispondere  del  delitto  di  cui all’art. 589 c.p.  per  aver  causato  la  morte  di  Pietro  Magagnini  perché “alla  guida  dell’autoveicolo  per  uso  speciale marca  Iveco  modello  100  E  15  tg.  AD079DH,  percorrendo  via  della  Repubblica  con  direzione  di  marcia  Marina  di Grosseto, per colpa consistita nel tenere una condotta di guida imperita, imprudente e negligente ed in particolare in violazione  degli  artt.  141  co.  3,  142  e  40  co.  11  in  relazione  all’art.  146  co  2  C.d.S.,  non  regolando  la  velocità adeguatamente in modo da evitare ogni pericolo per la sicurezza delle persone e delle cose, nell’attraversamento di un centro  abitato  ed  in  prossimità  dell’intersezione  stradale  con  via  Arcidosso,  circolando  a  circa  90-95  km/h  e  dunque superando  il  limite  di  velocità  prescritto  in  50  km/h,  omettendo  di  concedere  la  precedenza  al  velocipede  City  Bike marca “Tommasini” condotto da Magagnini Pietro, che provenendo dalla pista ciclabile esistente nella via Arcidosso transitava sull’attraversamento ciclabile (regolarmente segnalato con apposita segnaletica orizzontale e verticale) con direzione centro, urtava con la parte anteriore e frontale sinistra del veicolo da lui condotto contro la fiancata sinistra (parte  centrale  e  posteriore)  del  velocipede,  provocando  il  decesso  del  Magagnini  che  in  seguito  all’urto  veniva sbalzato  dal  velocipede  andando  a  cadere  sul  manto  stradale.  In  Grosseto  via  della  Repubblica  intersezione  stradale via Arcidosso in data 09.08.2013”; La vedova di Pietro Magagnini, STEFANIA TONINELLI, si è costituita parte civile con l’assistenza  difensiva dell’Avvocato  Alessandro  Antichi  ed  ha  sostenuto  l’accusa in  ogni  stato  e  grado  del  procedimento  contribuendo  alla esatta  ricostruzione  della  dinamica  del  sinistro  anche  mediante  l’ausilio della  consulenza  di  parte  prestata  dall’Ing. Lorenzo  Loreto.  L’imputato  si  era  infatti  difeso  asserendo  che  il  sinistro  sarebbe  stato  ascrivibile  alle  condizioni  del manto stradale che avrebbero inciso sulla possibilità di un corretto arresto del carroattrezzi e comunque alla violazione da parte del ciclista dell’obbligo di dare la precedenza immettendosi nella circolazione dalla pista ciclabile.

La  sentenza  della  Suprema  Corte  mette  definitivamente  in  chiaro  che  la  dinamica  del  sinistro  nel  quale  ha  trovato  la morte  il  Magagnini  è  stata  correttamente  ricostruita  nelle  sentenze  di  merito,  sulla  base  delle  risultanze  delle  prove assunte  in  dibattimento:  il  Magagnini  è  stato  investito  quando  si  trovava  ancora  sulla  pista  ciclabile,  dal  veicolo condotto dal Basso  che,  viaggiando  a velocità  sostenuta,  ha omesso di dare  la prescritta precedenza al ciclista  e  non è stato in grado di arrestarsi in tempo per evitare la collisione.

La compagnia assicuratrice del mezzo,  GENERALI ITALIA S.P.A., nelle more del giudizio ha integralmente risarcito
il danno.

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