Lo spettacolo “Si tenesse vint’anne” di Peppe Barra ha lasciato entusiasti gli spettatori del Grey Cat a Follonica.
Follonica: Figlio e nipote d’arte, Peppe Barra ha proposto “Si tenesse vint’anne”, uno spettacolo che vuole celebrare la sua lunga carriera, in scena a Follonica per il Grey Cat Jazz Festival 2025, per un pubblico appassionato che applaudiva continuamente.
Una lunga carrellata di musica, poesia e teatro, composito tipico degli spettacoli di Barra, che sa tenere il palco, interagire con il pubblico. Gigioneggia dall’alto della sua esperienza che parte dalla metà degli ani ’60 quando si unisce alla Nuova Compagnia di Canto Popolare, di Bennato e De Simone, con i quali lavora su studi di filologia e ricerche etnomusicologiche alla riscoperta e rielaborazione della tradizione partenopea e campana.
Barra poi proseguirà la sua carriera solista, creando una compagnia anche con la madre Concetta, famosa cantante di opera.
Lo spettacolo “Si tenesse Vint’anne” mette insieme le esperienze passate di Peppe Barra.
A Follonica lo spettacolo inizia con “Jesce Sole” un brano del ‘600 di invocazione al Sole che si prega di venire e illuminare, dove il pianeta rappresenta il buongoverno.
Segue poi una villanella del 1500, dove l'innamorato paragona la donna ad una pianta di fico e le chiede di non aspettare di essere secca per dargli… ciò che gli deve dare.
Terzo brano è di metà ottocento “Lu Vasillo”, nel repertorio di Barra sin da quando lavorava con la mamma.
Segue “La Procidana” che nasce come canzone sacra dedicata a Maria Vergine che cantava la mamma che è molto presente nella vita e nel lavoro dell’artista. Ma Barra ha cambiato le parole rendendola più sensuale di quando la provava con la Nuova Compagnia di Canto Popolare.
Poi arriva “Si tenesse vint'anne” che da il titolo allo spettacolo stesso e che è dedicata a tutti quelli che anno un'età certa: “Come me” sottolinea Barra perché il tempo passa e non torna più.
C’è poi il ricordo d’infanzia, ”Papaveri e Parere” una canzone che dopo il successo a Sanremo (2° posto, 1952) si faceva cantare anche ai bambini nelle scuole.
Per eseguire “Neve”, Barra chiede un accordo azzurro al gruppo che lo accompagna,
Invece, “Vurria addoventare nu suricillo” è un’aria tratta da un’opera dal titolo “Ziti in nave” che cantava la mamma Concetta.
“Eugenio cu ‘e llente”, al secolo Eugenio Pragliola, impressionò molto Barra nella sua infanzia. Era un artista di strada di Napoli che sin dal dopoguerra si esibiva vestito in modo appariscente, con occhiali senza lenti (da qui il soprannome), cantando e accompagnandosi con fisarmonica oppure con una chitarra fatta di cartone e una sola corda di spago. Analfabeta, cantava il dolore di quegli anni, la fame, la disoccupazione, che accomunava tutta l’Italia e il mondo post bellico. Barra propone il brano “Trapanarella”.
Poi una canzone dedicata a un amico che abbiamo perduto che probabilmente era Roberto De Simone, amico e mentore di Barra che si unisce alla compagnia di De Simone quando questi era molto più grande.
A questo punto la prima pausa dello spettacolo, che consente a Barra di cambiarsi d’abito, un brano di propria composizione viene eseguito dal gruppo di bravissimi musicisti: Paolo Del Vecchio, chitarre, mandolino; Luca Urciuolo pianoforte, fisarmonica; Ivan Lacagnina percussioni; e Sasà Pelosi basso acustico.
Quando non c'erano i cellulari, le mamme recitavano ai bambini le filastrocche. Spesso erano fatte per memorizzare nomi, oggetti, ecc. In questa canzone, “La balla del Uallarinio” (La ballata del Tacchino), si menzionano gli animali da cortile - e sull’assonanza anatomica maschile in dialetto Barra gioca e fa ridere per il resto dello spettacolo.
C’è poi l’omaggio a Giovan Battista Basile (1583 - 1632) letterato e scrittore italiano, primo a utilizzare la fiaba come forma di espressione popolare. Egli è ricordato principalmente per aver scritto la raccolta di fiabe napoletane “Lo cunto de li cunti overo lo trattamiento de peccerille”, pubblicata postuma in due volumi dalla sorella Adriana a Napoli, in Italia, nel 1634 e nel 1636 con lo pseudonimo di Gian Alesio Abbatutis. In seguito divenne nota come”Il Pentamerone”. Sebbene trascurata per un certo periodo, l'opera ricevette grande attenzione dopo che i Fratelli Grimm la elogiarono come la prima raccolta nazionale di fiabe. Molte di queste fiabe sono le più antiche varianti conosciute. Tra queste figurano le prime versioni europee conosciute di Raperonzolo e Cenerentola (con la versione cinese di Cenerentola risalente all'850-60 D.C.). Dal lavoro di Basile è stata tratta l’opera di De Simone, “La Gatta Cenerentola”, il grande successo che vide Barra protagonista.
Di Basile a Follonica Barra ha proposto il brano “Tiempo”, tratta dalla fiaba “Li sette palommielle”.
Segue una canzone di scritta e musicata da Barra stesso “Lu viandante”.
Poi “Lo Shampoo”, un omaggio all’amico Giorgio Gaber: “L'ho conosciuto a Milano. Abbiamo condiviso molto soprattutto il teatro della follia. A me piace molto il teatro della follia. Anche con mia madre ci piaceva fare i pazzi”
Propone poi l’incontenibile comicità del classico “La Pansè” (Pisano e Rendine, 1953), in una versione tutta propria, brano portato a successo da Carosone.
Prosegue poi con un brano non per signorine, “Idillio ‘e merda” tratta dalla poesia omonima di Ferdinando Russo, pubblicata in “Libro dell'Inferno della Poesia Napoletana”, definendola Barra la più pulita, lasciando il pubblico un pò spiazzato ma che applaude.
C’è un altro break, con un altro brano suonato dal gruppo, mentre Barra si cambiava per il bis finale.
Di ritorno sul palco, Barra esegue “Tammurriata Nera”, brano notissimo che tratta il problema delle donne napoletane, ovvero italiane, violentate o semplicemente sedotte e abbandonate dai soldati neri, durante e dopo la guerra. Un brano molto forte sul problema della guerra che purtroppo non vede mai fine.
La chiusura è lasciata a “Vasame” un brano di Enzo Gragnagniello.
Uno spettacolo che ha visto il pubblico applaudire continuamente con una standing ovation finale.
Peppe Barra unisce cultura popolare e avanguardia, teatro sociale e classicità, comicità e commozione. Con la sua energica voce, mette insieme generi e generazioni con una vitalità straordinaria, non usuale per un 81enne, compiuti la scorsa settimana.
Un maestro della tradizione popolare che ha proposto i suoi successi, in uno spettacolo che mette insieme teatro, musica e poesia. Peppe Barra ha messo in scena un viaggio appassionante nella cultura napoletana, reinterpretata con il suo stile unico, con una musica che riprende dalle radici mediterranee più profonde.
Lo spettacolo “Si tenesse vint’anne” è stato un grande successo a Follonica per il Grey Cat Jazz Festival 2025.