Il ricordo personale di un incontro giovanile con un’artista che ha lasciato un segno profondo nella musica e negli affetti di molti. (Foto cover Di Unknown (Mondadori Publishers))
Roselle: Avevo poco più di 16 anni, era il 1975, e lavoravo come ragazzo di sala da Primo, tuttora celebre ristorante maremmano conosciuto come “La Parolaccia”, un po’ sulla scia del locale romano dove il personale stuzzica e prende in giro i clienti. E Primo non era da meno: schietto, diretto, impossibile da dimenticare.
Di quel periodo conservo molti aneddoti, ma uno in particolare è rimasto nitido negli anni. Ricordo quando arrivava lei: alta, elegante, con uno stacco di gamba che, per noi ragazzi dell’epoca, era impossibile non notare. Mi dissero che si chiamava Ornella Vanoni, “la cantante della mala”. In paese si mormorava che fosse legata a un uomo del posto: non so se fosse vero, ma così si diceva allora.
Con il tempo ho imparato ad apprezzare davvero la sua musica, la sua sensibilità, la sua ironia. Negli ultimi anni mi sono rimaste nel cuore soprattutto canzoni come “Un sorriso dentro al pianto”, una delle sue interpretazioni più mature e intense.
Oggi che Ornella se n’è andata, resta la sua arte, la sua eleganza, il suo modo unico di stare nel mondo.
Ciao Ornella, e grazie per ...tutto l’amore che ci hai dato.