Scarlino: "Abbiamo elencato a lutto la nostra ciminiera come gesto per dimostrare il nostro stato d'animo: domani è il Primo Maggio, e non sarà per noi un giorno di festa, ma ormai per il secondo anno consecutivo una amara ricorrenza.
Ancora non ci arrendiamo, ma il tempo passa e se non verrà fatto in fretta qualcosa, davvero questa sarà la fine del nostro lavoro, della nostra dignità e del futuro delle nostre famiglie. È assurdo che un sito produttivo remunerativo ed attivo, un'azienda sempre rispettosa di tutte le regole, che ha sempre preteso da noi lavoratori la massima correttezza e che per decenni è stata all'avanguardia nella sicurezza, garantendo lavoro buono a centinaia di famiglie, possa rischiare seriamente di chiudere. Non è ovviamente accettabile da noi lavoratori, e non dovrebbe esserlo dall'intera comunità.
Oggi i rappresentanti politici e istituzionali del territorio hanno incontrato i lavoratori ed espresso nuovamente vicinanza e impegno per la vertenza Venator, il 12 maggio il ministero del Made in Italy ha convocato un incontro sulla crisi industriale. Ringraziamo tutti per l'impegno, ma abbiamo bisogno di una soluzione adesso, il tempo è finito, a breve gli ammortizzatori sociali termineranno, tante persone hanno già perso il lavoro. La multinazionale Venator non ha ancora dato le risposte su cosa vuol fare della fabbrica di Scarlino. È il tempo di agire o sarà troppo tardi", termina la nota.
