Cecina: Venerdì 8 agosto alle 18 inaugura al CEC - Centro Espositivo Comunale di Cecina la mostra ‘Mechalangelo_project’, personale dell’artista padovano Giuseppe Suma. Saranno esposte opere inedite mai esposte prima, un percorso di immagini dei lavori fotografici di Giuseppe Suma che fonde in maniera sublime il mondo dei Robot giapponesi a quello della storia dell’arte.
La mostra, organizzata da Aruspicina, ACS Art Center e Coop Le Macchine Celibi con il patrocinio del Comune di Cecina, è curata dal direttore del CEC Alessandro Schiavetti, e vedrà in esposizione un corpus di lavori di Suma, fotografo industriale e musicista, che ha realizzato in studio in un perfetto mix tra fotografia, modellismo, stampa 3D, IA e post produzione.
“In un’epoca in cui le immagini generate dall’intelligenza artificiale hanno ormai pervaso il nostro quotidiano - spiega l’assessore alla Cultura Michele Bianchi - il lavoro minuzioso di assemblaggio e messa in posa di modelli di eroi robotici, appartenenti a un passato futuristico e a una cultura lontana come quella dei manga giapponesi, fa del lavoro di Sanna un’esperienza artistica unica nel suo genere, che come Amministrazione comunale siamo lieti di accogliere nel nostro centro espositivo. Dal lavoro di Sanna nasce un intreccio di storie, miti e ricordi che unisce passato e presente, Occidente e Oriente. Un salto nella memoria di una generazione, dove digitale e analogico si incontrano e si fondono in operazioni creative ibride. Ma soprattutto, un luogo in cui la rappresentazione di passati diversi si ricompone in nuove forme espressive, capaci di stimolare la curiosità e far riflettere sul futuro prossimo che ci attende”.
“Il lavoro di Suma mi ha colpito sin da subito. L’ho contattato, gli ho proposto una mostra personale, e lentamente è nato questo progetto espositivo che stupirà i visitatori ma che porterà tutti gli appassionati di Robot a visitare l’evento - sottolinea Alessandro Schiavetti, curatore della mostra -. Chi non ricorda il Big Shooter di Miwa che lancia i componenti a Jeeg? E se Jeeg per un istante deponesse le armi e si sedesse in maniera regale per posare davanti a un ritrattista? L’ironia di Suma mi ha colpito, ma più che questa la sua capacità di approccio al lavoro, meticoloso, preciso, attento ai particolari. E l’idea, naturalmente, mi ha stuzzicato sin da subito. Ripercorrere un periodo storico importantissimo come quello dell’arrivo in Europa dei robot giapponesi, e che io ho sempre visto sin da piccolo come opere d’arte vere e proprie per svariati motivi. è stato fulminante. Appena ho capito che l’opera d’arte era già in seno al progetto stesso, soprattutto con la fusione che Suma realizza nel figurativo, sono tornato a 40 anni fa, quando tutto scorreva più lentamente, e quando quella generazione di bambini scanzonata e spensierata, sognava senza problemi un mondo di giganti metallici a difenderli dal male. Vedere opere come l’Ultima Cena di Leonardo trasformarsi con commensali Mecha, mi ha fatto sorridere, emozionare, sbalordire, e a tratti, sognare di tornare bambino per un momento. La tecnica - e l’idea - di Giuseppe Suma merita più che un plauso”.
Giuseppe Suma nasce a Padova nel 1977, da padre scienziato e madre linguista internazionale. E’ un bimbo curioso, cresce circondato da mattoncini colorati e robottoni in metallo, gli stessi che magicamente a quell’età ritrovava animati nei cartoni trasmessi in televisione. La scintilla è stata accesa: miti meccanici, eroi umani, trasformazioni e mostri di tutti i tipi. Cosa poteva volere di più? Non era sufficiente vedere le cose fatte dagli altri, nasce in lui la curiosità di sapere quali strumenti potessero aiutarlo nel fermare nel tempo e nello spazio quel che aveva in mente. Così a 5 anni il primo rullino esaurito fotografando stazioni spaziali fatte con le costruzioni. Cercava di raccontare una storia per immagini, di un’avventura che trascendesse la caducità inevitabile dei progetti creati da bambini. L’intenzione di tramandarla ai posteri, chiunque essi fossero, valeva da sola lo scarno risultato che poteva avere all’epoca un bimbo con una reflex in mano. Ma non c’è solo la fotografia a destare il suo interesse, dal padre riesce a sequestrare una camera minivhs che lo proietta in un istante nel magico mondo delle immagini in movimento. E’ uno strumento pazzesco, sa già che lo utilizzerà tutta la vita, per lasciare una traccia di sé. Dirige i primi cortometraggi con amici e animali e sente un’irrefrenabile attrazione per l’ultimo media non ancora affrontato: la musica, e più in generale, l’audio. L’esperienza sensoriale non può essere completa senza il sequestro di uno dei sensi più importanti: l’udito. Inizia a suonare la chitarra, il basso, le tastiere e i sintetizzatori, e studia con interesse e passione tutti gli strumenti che servono per arrivare a registrare musica. I primi software e le prime schede audio gli aprono le porte della creatività. Nasce il progetto AinteXt acronimo di Autoprodotto in tutto e per tutto. Ha il privilegio di suonare con diversi musicisti della scena musicale padovana e non solo all’interno del suo primo studio di registrazione. Porta avanti il suo progetto musicale personale arrivando a pubblicare diversi dischi, alcune musiche per spot pubblicitari e colonne sonore per documentari, riuscendo a tenere viva la sua passione, inserendola a pieno come competenza nel suo attuale lavoro. L’avvicinamento con la fotografia industriale è stato tanto voluto quanto casuale, ha la fortuna di avere grandi maestri, alcuni consapevoli e altri meno, che lo aiutano a tracciare la strada che tutt’ora percorre. L’arrivo dell’intelligenza artificiale è la ciliegina sulla torta. Il medium definitivo, lo strumento dalle infinite possibilità che va utilizzato come tale, come parte di un processo, e che non deve e non vuole sostituire quello umano della creazione, ma supportarlo. Fotografia, video, audio, modellazione e stampa 3d, model kit di robottoni, pittura con aerografo e a mano, ma sopratutto l’idea di riportare a nuova vita le icone dell’arte classica che non smetteranno mai di affascinarci: nasce il Mechalangelo Project, progetto che unisce tutto, competenze maturate in una vita di lavoro e passione, assieme a strumenti esplosivi e dal grande potere creativo. La verità è che non ci vuole un motivo specifico per parlare d’arte, è sufficiente farlo tutte le volte che si vuol tenere in vita un’immagine, un ricordo. Lui è qui per questo, lui è qui per i nostri vissuti. Per ricordarci da dove veniamo, chi sono stati i nostri eroi e quali sono le immagini che possono consegnarli all’eternità.
La mostra ‘Mechalangelo_project’ espone una rassegna di opere classiche della Storia dell’Arte, dalla Gioconda di Leonardo al bacio di Francesco Hayez, passando per l’Ercole e Anteo del Pollaiolo fi no a rivisitazioni fotografi che più contemporanee come la fotografia dei Fab Four di Abbey Road. Per ogni opera, Suma sostituisce i personaggi principali inserendo i più noti robot del secolo scorso, nelle stesse identiche posizioni attraverso uno studio prospettico al limite del chirurgico. In studio, raffrontando ogni singolo movimento del personaggio, pone i robot come di fronte a uno specchio con l’opera, andando a costituire un unicum senza precedenti, intriso di ironia, ricordi, emozioni e solleticando quel viaggio nel tempo che ci riporta a un periodo felice e ricco di anime giapponesi, cariche di messaggi morali e sociali.
La mostra resterà aperta fino all’8 settembre dal martedì alla domenica dalle 18 alle 22 con ingresso gratuito. La mostra è corredata da un catalogo, e sono previste visite guidate col curatore su prenotazione.