Cultura

La biblioteca di Montemerano presenta "Ebrei di Maremma" tra storia e memoria

Sabato 6 settembre 2025 – ore 18,30

La biblioteca di Montemerano presenta "Ebrei di Maremma" tra storia e memoria

Incontro con Angelo Biondi, autore di Gli ebrei di Maremma e la Comunità di Pitigliano, e Vera Paggi, autrice di La breve estate. Storia di Goffredo che nessuno potè salvare.

Montemerano: Pitigliano è conosciuta non solo per il suo spettacolare profilo sulla roccia di tufo, ma anche per la presenza storica di un esteso quartiere ebraico, con un museo e una sinagoga dove si celebrano ancora oggi matrimoni secondo il rito ebraico di coppie che arrivano da tutto il mondo. Ma che cosa l’ha fatta diventare nei secoli la “Piccola Gerusalemme” e che cosa ne rimane oggi? Di questo si parlerà in un incontro a due voci sabato 6 settembre all’Accademia del libro – Biblioteca di storia dell’arte di Montemerano, alle 18,30, con due protagonisti, lo storico Angelo Biondi, autore di Gli ebrei della Maremma e la Comunità di Pitigliano, edito da Effigi, e la discendente di una famiglia ebrea pitiglianese, la giornalista Vera Paggi, autrice di La breve estate. Storia di Goffredo che nessuno potè salvare. “La ricerca attuale sulle comunità ebraiche finora sconosciute, sorte nella zona dei feudi, tra ducati e marchesati”, dice il professor Angelo Biondi, “ci ha fatto capire come Pitigliano divenne l’erede di tutte le altre, ma non solo: fu in grado di realizzare esemplari rapporti di convivenza con la popolazione cristiana”. La comunità ebraica di Pitigliano, che man mano si è assottigliata per le invitabili migrazioni dell’epoca globale, è stata infatti per mezzo millennio – addirittura dalla fine del XIV secolo, come rivelano i nuovi documenti scoperti - un punto di riferimento importante per le altre comunità ebraiche sparse in Maremma, cresciute dopo la cacciata degli ebrei da parte dello Stato Pontificio, e rifugiatisi nei paesi del centro Italia, tra Toscana, Umbria e Tuscia. “Le nuove ricerche hanno permesso di scoprire una vera comunità diffusa”, dice ancora il professor Angelo Biondi. Sorano, Santa Fiora, Piancastagnaio, Casteldelpiano, Acquapendente, Montefiascone, Scansano, Farnese, Castellottieri, Castellazzara, Scarlino, Latera, Gradoli, Bolsena, fino a Piombino… E naturalmente Livorno, che ancora oggi è il referente della sinagoga di Pitigliano, e che ha informato con il suo divieto dei ghetti tutte le comunità sotto la sua sovrintendenza. La maggioranza di queste piccole comunità non vivevano infatti in ghetti ma in quartieri aperti al resto della popolazione.

“I Paggi ebrei pitiglianesi si chiamavano tutti nello stesso modo. Per esempio, nella storia che ho raccontato, di Vera Paggi ce ne sono due. La terza sono io. Così c’erano due Goffredo, e io mi sono messa alla ricerca del Goffredo morto a trent’anni ad Auschwitz, di cui si erano perse le tracce”. Vera Paggi, giornalista Rai di Milano, a Pitigliano era sempre tornata per far visita allo zio Ariel, finché non è scomparso anche lui. Così ha sentito l’esigenza di ricostruire la memoria della sua famiglia. Nel suo libro La breve estate. Storia di Goffredo che nessuno potè salvare, séguito del precedente Vicolo degli azzimi, ci racconta cosa vuol dire fare memoria, “la fatica della memoria” (cita in esergo da una testimonianza di Ilana Adler in Gli scomparsi di Daniel Menderlshon: “La memoria è quel che si ricorda degli eventi. Una storia, non un fatto. Dove sono i fatti? C’è la memoria e c’è la verità… Non si sa dove finisca l’una e dove cominci l’altra, mai…”). I tanti viaggi per seguire le sue peregrinazioni, ricerche nei polverosi archivi, anche quelli militari perché Goffredo andò in guerra, intralci nei rapporti con le autorità, contatti con eventuali e sfuggenti testimoni e anche qualche tradimento. Insomma, una ricerca tenace e caparbia. Ma il suo libro non è solo la ricostruzione della famiglia Paggi, con personaggi spesso indimenticabili - la madre Angiolina, la sorella Efsiba di Goffredo - ma ci restituisce anche un quadro efficace della persecuzione degli ebrei dopo le leggi razziali del 1938 nel nostro paese, e della solidarietà di un territorio, come quello maremmano, che ha permesso di salvare non pochi ebrei dalle retate nazifasciste. 



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