Cultura

Dalla palude al giardino: la Maremma della riforma agraria

Un dialogo tra storia e memoria con Paolo Passaniti e Luciana Rocchi, sabato 13 settembre all’Accademia del Libro di Montemerano.

Dalla palude al giardino: la Maremma della riforma agraria

Un dialogo tra storia e memoria con Paolo Passaniti e Luciana Rocchi, sabato 13 settembre all’Accademia del Libro di Montemerano.

Montemerano: Quelle piccole case terra-tetto, intonacate di bianco e dalla scala laterale, che si incontrano nelle campagne maremmane, molto diverse per ampiezza e struttura dalle vecchie case coloniche in pietra, sono il simbolo dell’Ente Maremma e il segno di riconoscimento della grande trasformazione avvenuta con la riforma agraria del 1950. “La Riforma agraria è una pagina dimenticata della storia del secondo dopoguerra”, dice Paolo Passaniti (foto 1), docente alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Siena, che presenta il suo libro La riforma agraria in italia, La Maremma dell’Ente Maremma (Pacini editore), sabato 13 settembre alle 18 all’Accademia del libro-Biblioteca comunale di storia dell’arte di Montemerano, in dialogo con la storica grossetana Luciana Rocchi

“Ma qual è il giudizio che se ne può dare adesso, di questo passaggio in tempo strettissimo dalla palude al giardino, dal latifondo all’agriturismo? Quali sono gli obiettivi mancati nella sovrapposizione tra bonifica, riforma e tramonto della civiltà contadina?”. La riforma nazionale, firmata dal ministro dell’agricoltura Segni e già inserita in Costituzione da Fanfani segnò il passaggio dal grande latifondo di impronta feudale agli espropri e all’assegnazione delle terre, con la nascita della piccola proprietà contadina. L’attuazione era prevista dal 1950 al 1977, ma in Maremma fu un processo veloce, in meno di due anni: il 19 marzo 1952 al Teatro degli Industri di Grosseto il sindaco comunista Renato Pollini accolse il presidente del consiglio Alcide De Gasperi per la consegna dei primi 137 certificati di proprietà. Nel dicembre dello stesso anno iniziarono i lavori dell’Acquedotto del Fiora. 

La riforma portò anche al completamento della bonifica, la creazione di una vasta rete infrastrutturale, la trasformazione del paesaggio e la nascita di 14 nuovi borghi. L’attuazione fu veloce per gli espropri e le assegnazioni. Spesso non fu facile l’impatto degli assegnatari con l’Ente Maremma: dopo l’acquisizione delle terre, iniziava un periodo di prova di tre anni. Ci furono anche abbandoni precoci - il rigetto fu del 20 per cento, cifra alta, dovuta anche all’attrattiva della fuga al Nord, erano gli anni del boom economico e industriale - dovuti alla presenza di più contraddizioni: il rapporto con la vecchia mezzadria e il movimento delle cooperative contadine, le piccole dimensioni degli appezzamenti... “Nello spirito della riforma, il contadino assegnatario non è mai solo, ma non è mai libero, tutta la sua attività è in qualche modo diretta e indirizzata verso il conseguimento della produttività dall’Ente Maremma”, dice ancora Passaniti. Ma analizzando luci e ombre, sfuggendo da facili assoluzioni e da frettolose condanne, il lavoro di Paolo Passaniti rivela le dinamiche del passato e la realtà attuale fatta di cambiamenti sociali e antropologici, di un neo-latifondismo inedito, di un cambiamento radicale dei bisogni alimentari, ma anche dell’emergere di una nuova ruralità. 


Dalla palude al giardino: la Maremma della riforma agraria /media/images/Archivio-storico-Ente-Maremma.jpg Un dialogo tra storia e memoria con Paolo Passaniti e Luciana Rocchi, sabato 13 settembre all’Accademia del Libro di Montemerano. Manciano, Sat, 13 Sep 2025 10:45:00 GMT Dalla palude al giardino: la Maremma della riforma agraria Maremma News 519 it /media/images/thumbs/x600-Archivio-storico-Ente-Maremma.jpg PT3M Cultura