Chiude con grande successo la mostra “Grosseto Anni 80”, al Polo Le Clarisse di Grosseto.
Grosseto: “Grosseto Anni ’80 – Tra Riflusso e Postmoderno” è stata una mostra rilevante che ha coinvolto la città utilizzando una metodologia Open Source e solo per la Notte Visibile 2025 ha superato le millecinquecento presenze. Talmente di successo che ne è stata anche prorogata l’apertura fino al 5 ottobre. Una mostra che è l’ultima di una serie che elabora il territorio locale, cercando un’identità grossetana attraverso gli argomenti delle varie sezioni in cui è divisa (sport, foto, video, libri, arte) che affrontano il cambiamento di quel decennio in Grosseto.
Presentata come una mostra a responsabilità limitata, “Grosseto Anni ‘80” è stata organizzata come Open Source. In altre parole, è presente un coordinamento curatoriale, ma chiunque poteva portare un oggetto, un qualche ricordo, legato agli anni ’80 della città, e sarebbe stato esposto (poi restituito a fine mostra, ovviamente). Un invito rivolto a istituzioni, associazioni ma anche semplici cittadini, ad apportare quel valore aggiunto che rende questa mostra particolarmente interessante.
“Grosseto Anni ‘80” è l’ultima mostra di una serie che guarda al territorio locale e ne rielabora il recente passato. Il tentativo è di definire una città che ha delle particolarità tutte sue, eppure stenta a trovare una sua sintesi, una sua espressione propria, che la definisca in modo chiaro e inequivocabile, realizzare un’identità propria che permetta ai cittadini di riconoscersi in essa.
La grande partecipazione alle mostre precedenti sugli anni ’60 e ’70 di questa serie e altre mostre, dimostrano che l’interesse è alto, ma l’obiettivo è ancora da raggiungere.
La mostra “Grosseto Anni ‘80” è organizzata nell’esiguo spazio de Le Clarisse - polo culturale appena nato ma che già merita di espandersi. All’inaugurazione della mostra, infatti, la Chiesina dei Bigi ha retto appena l’afflusso: era piena e per molti non è stato possibile entrare.

Inaugurazione alla presenza delle autorità ma, soprattutto, del nutrito gruppo del baseball cittadino che ha fortemente contraddistinto la mostra con donazioni e anche ampia partecipazione.
Lo sport a Grosseto negli anni ’80 è stato molto caratterizzante per la città che cercava in qualche modo di emergere dalle nebbie del devastante fenomeno della “città più drogata di Italia”: un record di non essere orgogliosi. Si credeva che lo sport potesse allontanare i ragazzi dalla droga e quindi furono impiegate molte risorse in tal senso.
Sicuramente gli anni ’80, in generale, vedono il ritorno di una cultura che si stacca dal nichilismo del punk, differenziandosi anche dall’impegno politico estremo degli anni precedenti. Si afferma la cultura del video che sorpassa, ma non uccide quella della radio, e tuttavia mette al centro l’immagine. Dall’ironia dei programmi di Arbore e del suo edonismo reaganiano, riferita al presidente degli USA ex-attore che spinge sul capitalismo e sul marketing politico, pur venendo dal mondo del potente sindacato USA degli attori di cui era stato segretario nazionale.
Il culto dell’immagine quindi ci riporta al culto del corpo, allo sport che “corregge” la nuova generazione devota alla tecnologia, gli informatici in prima linea, che passa troppe notti in bianco seduta al tavolino, mentre i latini dicevano mens sana in corpore sano.
Tutte queste tematiche si ritrovano in “Grosseto Anni ‘80”, mostra organizzata in sezioni distinte.
La sezione “Arte”, con prestiti dalla collezione Ticci, comprende cromolitografie del postmoderno Andy Warhol, disegni di Christo e Jeanne –Claude famosi per la land art e il wrapping. Ci sono anche opere di Mario Schifano che per anni frequentò varie località della Maremma e, in particolare, visse e lavorò ad Ansedonia e Argentario, di cui fece anche un rifugio d’amore in cui portò la cantante Marianne Faithfull (scomparsa nel gennaio scorso), rubandola a Mick Jagger, che disperato per lei scrisse Wild Horses uno dei brani più famosi in assoluto dei Rolling Stones.
In bilico tra performance e installazione era la stanza “My Secret Diary 80” a cura di Elena Guerrini, non molto chiara senza la presenza dell’artista, venendo meno l’espressione dell’arte relazionale.
C’era una sezione “Fumetti” nella sala grande con esposizione di tavole di Andrea Pazienza dalla Collezione Bragaglia, alcune opere di Armando Orfeo che pubblicò sulla famosa fanzine Frigidaire.
La sezione “Fotografica” espone fotografie di Archivi BF, di Carlo Bonazza, Licio Macelloni e quelle pubblicate nel gruppo Facebook “Grossetani negli anni ‘80”, appositamente dedicato.
La sezione “Video”, a cura di Kansassity, presentava interessanti filmati d’epoca e di famiglia e ci sono video realizzati dall’associazione con fotografie.
Per la sezione “Sport” un grande schermo ci mostra combattimenti del pluridecorato pugile Alessandro Scapecchi, campione internazionale, in una teca le sue cinture, i guantoni e i menu della paninoteca di famiglia centro cittadino dei gruppi dei paninari.

Poi ci sono video e materiali del mitico BBC Grosseto, campione d’Italia e colonna portante di questa mostra e della Grosseto di quel periodo. Mentre il Grosseto calcio un po’ arrancava, emergeva Alessandra Sensini pluricampionessa del mondo di surf.
C’è anche un’area destinata alla “Musica”, vecchi LP sul pavimento e uno schermo dedicato ai Quarrymen, gruppo grossetano di imitatori dei The Beatles, talmente bravi da meritarsi riconoscimenti internazionali e finire a festeggiare il Capodanno nel programma RAITV DOC, condotto da Arbore - solo musica dal vivo, a cui partecipò il top della musica italiana dell’epoca.
Teche ed oggetti vari sparsi nel percorso, macchine fotografiche, biglietti dei concerti famosi come gli Spandau Ballet, computer come Commodore 64 e Olivetti Prodest PC 128, una videocamera compatta JVC modello SF-P3, telefoni e altre memorabilia.

Insomma una mostra pratica, apparentemente non troppo colta ma che in realtà ben evidenzia il periodo postmodernista e post rurale che la città si trova a vivere (per quel che può), guardando al contesto internazionale dei grandi mutamenti di quegli anni.
E mentre la città si trasforma, il territorio circostante invece mantiene una tradizione fortissima, ad oggi ancora presente con ben il 6,8% della popolazione impiegata in agricoltura, una percentuale enorme rispetto al resto della nazione.
Ma Grosseto cambia in quegli anni, passa da cittadina di provincia a città di servizi, senza industria, “città malgrado” come la definì il prof. Gianfranco Elia, illustre concittadino che fu Assessore alla Cultura a Grosseto, ma soprattutto insigne sociologo e rettore dell’Università di Pisa.
Quasi dimenticato ormai Bianciardi, negli anni ’80 la cultura della città inizia a modificarsi: per esempio, risente dell’influsso dei fratelli Fusi, Valerio (sarà per anni direttore della Biblioteca Chelliana) e Flavio giornalista (corrispondente RAI alle elezioni di Reagan e alla Caduta del Muro di Berlino), e muore Roberto Ferretti, così come ci lascia Italo Calvino.
Inizia un mutamento di Grosseto che, ancora oggi, una parte politica non è riuscita a comprendere, ma soprattutto neanche ad accettare, relegando se stessa e una parte della città, in un angolo che la storia e la realtà rendono sempre più stretto.
Ecco, gli anni ’80 sono rappresentati bene. Ma forse ci sarebbe da dire molto altro e magari si potrebbe fare un’altra esposizione, una “Grosseto anni ’80 bis”.
Decisamente, una mostra molto coinvolgente “Grosseto Anni ’80 – Tra Riflusso e Postmoderno” al Polo Le Clarisse dal 19 settembre al 5 ottobre 2025.

