Venerdì 7 novembre alle ore 18 l’autrice bosniaco-italiana dialoga con Paola Fagnani sul suo nuovo romanzo, un racconto intenso sulle radici della guerra nell’ex Jugoslavia e sulla memoria di una stagione perduta.
Grosseto: Nata nella Bosnia-Erzegovina, ma italiana a tutti gli effetti, tanto da sceglierla come lingua della sua scrittura, Elvira Mujcic (foto cover) con il suo ultimo romanzo La stagione che non c’era, edito da Guanda, prosegue il suo percorso narrativo sui tanti perché che ancora aspettano risposte alla guerra che ha dilaniato i paesi dell’ex Jugoslavia negli anni Novanta, dopo la caduta di Tito e la dissoluzione della federazione. Venerdì 7 novembre, alle 18, sarà alla Libreria delle Ragazze di via Fanti 11/B a Grosseto, per parlare del suo libro in dialogo con Paola Fagnani.
“Non ho voluto raccontare il conflitto”, dice Elvira Mujcic, “ma fermarmi un attimo prima, quell’attimo quando le cose possono ancora essere”. Il suo è uno sguardo delicato, che attraverso le relazioni e i sentimenti dei suoi protagonisti - e la cronaca che compare nella narrazione dai giornali, dalla radio e dalla tv dell’epoca che entrano nella vita quotidiana - ci restituisce quello che potrebbe essere stato il senso di quella stagione. Nella bambina Eliza, otto anni, Elvira un po’ ci si rivede, quando a dodici anni fuggì con la famiglia dalla Bosnia per raggiungere prima la Croazia e poi l’Italia. La piccola Eliza non conosce il padre che vive nel Montenegro, e vorrebbe raggiungerlo. La madre Merima, rocciosa ragazza-madre di 29 anni, è rimasta fedele a Tito, crede ancora nel modello del socialismo jugoslavo, non ha dubbi. I dubbi li ha invece Nene, 27 anni, amico di Merima. È un artista, e aveva vissuto il periodo felice della città multietnica di Sarajevo, quando giovani di tutta Europa andavano a conoscere quel melting-pot straordinario di creatività e di amicizia tra i popoli. Adesso è tornato al paese, e sente arrivare la tempesta che presto si abbatterà sulle loro diverse comunità. Intorno ai tre protagonisti gira infatti il racconto di quella Jugoslavia dove ancora convivevano i fedeli titini, i disillusi e i nuovi nazionalisti. Ma nessuno aveva previsto la così rapida ascesa dei nazionalismi e la guerra feroce che ne sarebbe scaturita. Eliza, in realtà, si era chiesta perché le compagne di scuola con il cognome bosgnacco restavano e quelle con il cognome serbo partivano… Il romanzo assomiglia al progetto artistico di Nene, coltivare una collezione di memorie di quanto è stato, da mostrare a un archeologo del futuro: “Tu credi che un giorno, non so, tra venti o trenta o cinquant’anni, qualcuno saprà che paese era questo? Cioè, voglio dire, al di là dell’idealizzazione o del disprezzo, com’era davvero? Sembreremo dei marziani? O peggio, ci archivieranno come impostori?”.
ELVIRA MUJCIC è nata nel 1980 in una città di confine tra la Serbia e la Bosnia, ed è vissuta a Srebrenica fino al 1992. Aveva dodici anni quando con la famiglia è emigrata in Italia, a Brescia: si è laureata in lettere e letterature straniere a Milano. Vive e lavora a Roma, anche come traduttrice. Tra i suoi libri, La lingua di Ana(Infinito edizioni, 2012) Consigli per essere un bravo immigrato (Eliot 2019); La buona condotta (Crocetti, 2023) racconta il Kosovo attraverso la figura di un sindaco albanese in un comune a maggioranza serba. Elvira Mujcic è anche conduttrice radiofonica della trasmissione culturale “Radio3 Internazionale”.
