Grosseto: Una grande performance “La Buona Novella” di De André, protagonista Neri Marcorè, che festeggia la centesima replica proprio al Teatro Moderno di Grosseto lo scorso 8 marzo.
Uno spettacolo eccezionale questo di Neri Marcorè, un gruppo ben affiatato, una scenografia brillante, che riesce a dare nuova linfa al progetto originale di De Andrè uscito nel lontano 1970 e basato sui Vangeli Apocrifi che offrono una prospettiva di Gesù come uomo.
La compagnia è sicuramente composta da ottimi attori che sono anche musicisti, cantanti e ballerini di eccellente livello. Abilità necessarie per portare avanti uno spettacolo complesso e molto articolato, togliendoli la polvere dei suoi cinquantacinque anni, aggiornando le melodie e dandone una adeguata collocazione contemporanea.
In realtà Marcorè non mette semplicemente in scena l’album omonimo. Ma ha creato uno spettacolo teatrale, in cui si propone anche come una sorta di presentatore (stile Alberto Angela di cui è grande imitatore) e spiega i vari passaggi e il significato de “La Buona Novella” di De André ma anche, riferimenti storici e ovviamente biblici.
“La Buona Novella”, infatti, non è altro che l’annuncio dell’arrivo di Gesù Cristo. Ma in questo caso si tratta del Cristo originale, il rivoluzionario, colui che ricercava l’uguaglianza degli uomini, che era contro i soprusi, per una fratellanza universale.
Per fare questo, De André utilizza i Vangeli Apocrifi, quelli non riconosciuti dalla Chiesa Cattolica Romana Apostolica ufficiale che, invece, ammette solo i quattro Vangeli Canonici (il Tetramorfo), cioè dei quattro apostoli Matteo, Marco, Luca e Giovanni.
I Vangeli Apocrifi sono un eterogeneo insieme di scritti riguardanti Gesù Cristo esclusi dal canone della Bibbia perché ritenuti incompatibili con l'ortodossia cristiana. Il termine "apocrifo", significa "nascosto", "riservato a pochi" ed è stato inventato dalle prime comunità cristiane.
Anche se è presente una grande influenza di vera e propria letteratura, indubbiamente, l’utilizzo dei Vangeli Apocrifi rende più umane le figure di riferimento e quindi la natura provocatoria e rivoluzionaria della figura di Gesù.
Lo spettacolo seguendo l’album è diviso in due parti.
Nella prima la narrazione, introdotta da un Laudate Dominum, inizia raccontando l'infanzia di Maria che viene concepita in modo miracoloso. Pertanto, ella viene portata nel tempio, dove vive segregata, finché a causa dell'impurità delle prime mestruazioni non viene allontanata e costretta a sposarsi. Il matrimonio avviene con Giuseppe, vedovo, ormai ottantenne e con sei figli che sparisce subito per lavoro, lasciandola sola per quattro anni, durante i quali riceve visite da un angelo che poi le da la notizia della futura nascita. Poi Marcorè ci descrive un bambino Gesù che non è molto aderente all‘iconografia ufficiale.
Nella seconda parte, dello spettacolo si parte però con la fine di Gesù, con la canzone “Maria nella bottega d'un falegname”, costui costruisce le croci sulle quali il figlio di Maria ed i due ladroni verranno crocifissi. Le tre madri che vedono Gesù, e i due ladroni Tito e Dimaco, i loro figli crocifissi. Ne “Il testamento di Tito” vengono analizzati i Dieci Comandamenti dal punto di vista di Tito un'idea di come potrebbero cambiare le leggi se fossero scritte da chi il potere non ce l'ha.
Lo spettacolo “La Buona Novella” termina con “Laudate Hominem” canto liturgico che già dal titolo spiega che si loda l’uomo, non il Dio, stessa musica dell’inizio ma testo stravolto.
Questo spettacolo arriva anche in un momento appropriato a breve distanza dalla Pasqua. Di grande successo, oltre alla centesima replica a Grosseto, ne ha già prenotate altre quaranta in Italia.
Il Teatro Moderno stracolmo, il pubblico ha applaudito a scena aperta e a forza di applausi ha riportato sul palco la compagnia che, come una sorta di bis, si mette ballare al ritmo dell’inossidabile “Pescatore” nella versione funky della PFM.
Tuttavia, “La Buona Novella” va collocato nel periodo giusto, in quanto l’album fu pubblicato nel 1970. In quel periodo storico ancora nell’onda delle proteste del ’68, De André fu criticato per presentare un argomento all’apparenza così conservatore. I giovani allora si ribellavano ad un sistema che continuava a proporre le stesse idee nonostante l’orrore delle due guerre mondiali, che non si era evoluto, ma anzi era governato dai soliti poteri e nel solito modo del passato.
Ma De André oppose proprio che cercava l’uomo, la forza rivoluzionaria che Cristo portava con sé.
È interessante vedere come quest’opera, non sappiamo se di proposito, si collochi in un contesto internazionale di riscoperta delle radici dell’essere umano, che vedono nel messaggio di Cristo la forza rivoluzionaria. Le rivolte studentesche erano cominciate già agli inizi degli anni ’60 negli USA. Sorsero movimenti ispirati a Gesù, come il Jesus Movement che lasciarono una eredità importante. Oppure quel Jesus Christ Superstar che non trovava pubblicazione ma poi è diventato il musical più rappresentato nella storia. Ma anche la Chiesa Cattolica Romana Apostolica ha riveduto molte delle sue posizioni.
Sicuramente De André si ispirò ai film di Pasolini. Parlando di Cristo, gli italiani dovevano esprimersi e dare il loro punto di vista, loro che hanno inventato la religione cristiana. De Andrè quindi da il suo apporto ad un movimento internazionale, lui che era laico ma credeva in Cristo, bevitore e puttaniere redento, figlio della upper class massonica con quarti di nobiltà e incardinata nel potere politico e sociale, lui che rifiuta il suo status preferendo parlare degli ultimi e del dolore della gente comune.
Lo spettacolo “La Buona Novella”di Fabrizio De André, musiche Fabrizio De André, Gian Piero Reverberi, Corrado Castellari, per la drammaturgia e regia di Giorgio Gallione, arrangiamenti e direzione musicale Paolo Silvestri, con Rosanna Naddeo, Giua voce e chitarra, Barbara Casini voce, chitarra e percussioni, Anais Drago violino e voce, Francesco Negri pianoforte, Alessandra Abbondanza voce e fisarmonica, scene Marcello Chiarenza, costumi Francesca Marsella, luci Aldo Mantovani, produzione Teatro Stabile Di Bolzano, Teatro Carcano, Fondazione Teatro Della Toscana, Marche Teatro, Teatro Nazionale Di Genova.
È stato ottimo lo spettacolo “La Buona Novella” di Fabrizio De André, protagonista Neri Marcorè, al Teatro Moderno di Grosseto.