Grosseto: “Nel Blu - Avere tra le Braccia Tanta Felicità” è stato uno spettacolo straordinario di e con Mario Perrotta, al Teatro degli Industri di Grosseto, il 15 e 16 marzo scorso.
Perrotta da il meglio di se stesso in questa performance su Domenico Modugno che mescola il teatro sociale, il teatro canzone, il teatro di narrazione, il documentario e il concerto con musica dal vivo, ed attraverso la vita del grande attore e cantante salentino, porta ad una riflessione filosofica sulla felicità, sul suo opposto e sui tempi che viviamo, seguendo il filo nero del suicidio.
Lo spettacolo è stato un successo di pubblico al Teatro degli Industri di Grosseto. Gli spettatori canticchiavano con Perrotta. La grande energia che l’attore riesce a tirare fuori sul palco sembra quasi inesauribile. La narrazione splendida. Coinvolge con un’ottima voce e un bel canto accompagnato da un fenomenale trio pianoforte, chitarra e violoncello. Ha mostrato la vita di Modugno in modo chiaro e semplice, rivelandone il lato umano.
Il pubblico ha applaudito intensamente e seguiva con gran passione. Tuttavia, Perrotta si è dovuto interrompere ben due volte perché alcune persone davano fastidio. Un paio addirittura guardava Facebook al cellulare commentandolo ed in particolare a loro si è rivolto l’artista. Ed ha fatto proprio bene, secondo chi scrive. Cosa si va a fare al teatro se poi si guarda Facebook? Statevene a casa, per cortesia.
In questo spettacolo Perrotta mette in evidenza anche un filo nero però che attraversa tutta la vita di Modugno: quello del suicidio. Inizia con la canzone “Lu Pisce Spada”, uno dei primi successi di Modugno, proprio all’inizio della carriera, testo in dialetto. Un fatto vero di una barca di pescatori siciliani che catturano un pesce spada, una femmina e la tira a bordo. Sulla strada del rientro, i pescatori si accorgono che c’è un altro pesce spada che segue la barca: è il maschio. La femmina lo incita ad andarsene per non fare la stessa fine, ma il maschio con un salto prodigioso si getta sulla barca e cade accanto alla femmina per morire assieme, amore e morte.
Il secondo episodio di suicidio che Modugno incontra nella sua vita è descritto nella canzone “Vecchio Frak” (così disgraficamente depositata), in italiano. Questa racconta la vicenda del principe Raimondo Lanza di Trabia (marito dell'attrice Olga Villi), che, all'età di 39 anni, il 30 novembre 1954, muore buttandosi da una finestra dell'Hotel Eden, a Roma, un suicidio mai del tutto chiarito.
Mentre il terzo episodio è forse il più tragico e viene descritto nella canzone “Meraviglioso”. Pubblicata nel 1968, la canzone è ispirata al suicidio del padre di Modugno che, informato di una malattia incurabile, si tolse la vita nel 1960. Dopo poco Domenico scrisse questa canzone (testo di Riccardo Pazzaglia). Essa però fu scartata al Festival di San Remo perché ritenuta poco opportuna dopo il suicidio di Tenco avvenuto l’anno prima.
Modugno con la sua “Nel Blu Dipinto di Blu” libera l’Italia. “Avevo voglia di raccontare la parabola umana e artistica di Modugno –spiega Mario Perrotta - In quanto parabola paradigmatica di un’epoca. Sono gli anni a cavallo del 1958. Quel 1958 che gli economisti ci indicano come inizio del boom economico in Italia. E nel 1958 la colonna sonora del boom è “Nel blu dipinto di blu”, noto anche come “Volare”. Fino a quell'anno lì Domenico Modugno fa una cavalcata nella sua personalissima carriera e anche nella sua l'esperienza umana... Identica a quella del paese che dalle ceneri del dopoguerra sta accelerando pian piano verso quella data fatidica del 1958.”
Gli accade tutto in modo un po’ karmico a Modugno, quasi senza che lui lo volesse veramente. Il grande cantautore parte dal Salento, la stessa terra di Perrotta, e come lui si dirige al nord per “fare l’attore”. Modugno fa di tutto per fare l’attore, fa la fame, si adatta persino ad essere chiamato siciliano, per via del suo dialetto, quel salentino che somiglia al dialetto siciliano. Sogna di diventare attore, e certamente farà molti film e anche TV. Ma non avrà un grande successo come attore.
Intanto, quelle canzoni che scriveva per gli amici cominciano, per una via o per un'altra, senza che lui lo voglia peraltro, a diventare conosciute. All’inizio è apprezzato nel mondo degli intellettuali, da Montale per esempio, e da Quasimodo che gli concede addirittura di usare una sua poesia come testo per una canzone, mentre Pasolini gli scrive proprio una canzone.
Ma è un percorso lungo quello di Modugno che parte con la canzone dialettale, poi approda all’italiano come lingua per la sua arte, continua con la ricerca costante di fare qualcosa di innovativo, mai fatto prima da nessuno.
Fino a quella esplosione totale che libera veramente il paese.
Alla fine degli anni ’50 si passa dal cosiddetto “bel canto” dei cantanti come per esempio Claudio Villa, Nilla Pizzi, Giorgio Consolini, al cantautorato moderno. Modugno arriva come una bomba e rivoluziona tutta la musica italiana e anche mondiale, perché “Volare” è stata interpretata da centinaia di artisti alcuni importantissimi. Ne esistono più di 500 versioni.
Inventa il cantautorato Modugno. Fino a “Nel Blu” a San Remo funzionava che si mandava la canzone e un altro cantante la interpretava. Ma nesuno voleva interpretare la canzone di Modugno. Quindi il direttore di San Remo chiama Modugno e gli dice che o la canta da se, oppure non la vuole cantare nessuno e non si fa.
Modugno accetta, sale sul palco con Johnny Dorelli, e mette fine a un mondo, preda di mamme e bambini, papaveri e papere, vecchi scarponi, di cantanti ingessati sul palco. Spalanca le braccia in un gesto catartico e trasgressivo, che lancia tutto il paese in avanti.
Prima di “Volare” in Italia un successo era dato da qualche decina di migliaia di copie vendute. “Volare” vende in un anno più di un milione di copie in Italia e negli anni a seguire più di 22 milioni in tutto mondo costringendo le case discografiche del mondo a creare la discografia moderna. La RCA in USA aveva previsto 62mila copie in tutto di vendita e invece dopo un paio di mesi si trova a doverne stampare 60mila al giorno.
Continua Perrotta: “Appunto volevo raccontare queste due filoni, la storia di Modugno che è quella del paese Italia, che sembrano due storie di due soggetti che seguono una felicità possibile. Una felicità delle piccole cose, una felicità di… ciò che mi dà la vita, lo prendo e me lo godo. Anche se volevo fare un'altra cosa nella vita.”.
Qui Mario Perrotta da buon filosofo – laurea con lode a Bologna – fa una riflessione profonda. Prendere ciò che la vita da, è un atteggiamento esattamente contrario a quello che abbiamo nei nostri tempi. Oggi se non mi danno esattamente quello che voglio io, mi arrendo e rinuncio, mi sottraggo. Questo spettacolo, così, serve anche a ridare un po' di equilibrio alla situazione di oggi, che colpevolizza i boomer incolpandoli di tutti i danni di questo paese.
Mentre, invece, ogni generazione ha i suoi pregi e i suoi difetti. I boomer sono una generazione di gente che è andata a prendere il lavoro dove c'era. In quegli anni migrano nove milioni di persone, con due movimenti: dalle campagne verso la città e dall'Italia verso l'estero.
Proprio queste migrazioni di massa sono state l’elemento fondamentale che ha permesso la nascita del boom economico.
“Oggi sembra che il lavoro debba arrivarti sotto casa – conferma Perrotta - Perché sennò c'è troppo sacrificio. Se non faccio esattamente ciò per cui ho fatto la tesi di laurea, neanche la laurea, non lo voglio fare ecc. ecc. Forse non vanno bene tutte le tutte e due le posizioni, forse sono troppo estreme entrambe, forse ci vorrebbe una via di mezzo. Però, mi piaceva riflettere di questa felicità a portata di mano, perché mi accontento di ciò che la sorte mi propone e lo abbraccio.”.
Uno spettacolo splendido “NEL BLU - Avere tra le Braccia Tanta Felicità” di e con Mario Perrotta, collaborazione alla regia Paola Roscioli, musiche Domenico Modugno, musicisti e arrangiatori Vanni Crociani, Giuseppe Franchellucci e Massimo Marches, produzione Permar, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale.