Grosseto: Cosa significa attraversare i confini? E’ solo un fatto “geografico”, o nasconde qualcosa di diverso, qualcosa che ha a che fare con il proprio mondo interiore fatto di ricordi, aspettative, paure e interrogativi? Di questo e altro parleremo, sabato 9 maggio, con Jana Karšaiová, ospite della Libreria delle Ragazze per la presentazione del suo secondo romanzo Io non parlo russo, edito Feltrinelli.
Il romanzo racconta la storia di Hana, che vive in Italia e lavora per una radio italiana, e del suo viaggio di ritorno in Slovacchia, a Bratislava, per votare alle elezioni parlamentari e seguire il voto come inviata.
Quello di Hana non sarà comunque solo un viaggio di lavoro ma si trasformerà in qualcosa di molto intimo, un percorso che attraversa il suo passato e il suo presente e che pone interrogativi sul senso di appartenenza, sui conflitti familiari e su cosa significhi prendere le distanze da un’eredità di dominio politico e culturale che ha lasciato il segno.
Il ritorno a Bratislava si traduce pertanto in una presa di coscienza da parte della giovane giornalista, delle divisioni, delle fratture ormai evidenti sia a livello politico, sia a livello familiare. I due piani, politico e affettivo, si intrecciano e la Storia politica del paese si riflette nella storia intima dei protagonisti.
Pervasa da un senso di smarrimento e spaesamento, Hana non riconosce più né il Paese che ha lasciato anni prima, né la sua famiglia; il padre non c’è più, la madre è succube del figlio Martin, un fratello che Hana fa fatica a riconoscere ed accettare, diventato complottista, xenofobo, nazionalista e filorusso con il quale però cerca di mantenere un contatto perché non se la sente di condannarlo, non parlargli più perdendo del tutto i loro ricordi dell’infanzia.
Infine c’è l’incontro con “l’altro”, un clandestino/migrante georgiano nel quale Hana si specchia riconoscendosi, ripercorrendo le prime difficoltà, le angosce e le speranze dei suoi primi anni in un paese straniero, un incontro che la aiuterà ad agire, a non subire, ad andare avanti, cercando di superare quei confini geografici, linguistici, identitari che le hanno sempre suscitato ansia e timore.
Un racconto di vita, affetti, memoria, dove non mancano momenti di tensione, in uno stile chiaro e diretto, un libro che narra il dolore, le difficoltà, i timori ma anche la certezza di una rinascita con la riscoperta della propria identità rinnovata.
Nata a Bratislava nel 1978, Karšaiová, madrelingua slovacca, ha scelto di scrivere in italiano, imparato da autodidatta e poi diventato il suo principale strumento espressivo. Prima di dedicarsi alla narrativa ha lavorato a lungo nel teatro, vivendo tra Praga, Ostia e Verona. Ha tenuto laboratori teatrali e frequentato corsi di scrittura creativa. Il suo racconto Sindrome Italia è stato pubblicato sulla rivista letteraria «Nuovi Argomenti». Il suo primo romanzo Divorzio di velluto (Feltrinelli) è stato nella dozzina dei finalisti al Premio Strega 2022.
foto di repertorio