Le alunne dell’I.C. Leopoldo II di Lorena protagoniste della legalità
Follonica: Palermo non è solo una città: è un racconto vivo, una ferita aperta e un grido di speranza. Dal 21 al 24 maggio, sei alunne dell’Istituto Comprensivo “Leopoldo II di Lorena” di Follonica hanno vissuto tutto questo in prima persona, partecipando a un intenso viaggio nella legalità, in occasione del trentatreesimo anniversario della strage di Capaci.
In rappresentanza della scuola primaria “Don Milani” e della secondaria di primo grado “Arrigo Bugiani”, sono partite: Emma Raspollini e Mia Lanzone per la 5ª B, Agnese Gori e Arianna Montomoli per la 5ª C, Cloe Casuccio per la 2ª B e Asia Benini per la 2ª E. Ad accompagnarle in questo cammino tanto simbolico quanto reale, la dirigente scolastica Paola Brunello, insieme alle insegnanti Laura Bralia e Angela Gaeta.
Le ragazze sono state ospitate alla Casa di Paolo, uno spazio di accoglienza, educazione e impegno civile animato da Roberta Gatani, nipote del giudice Paolo Borsellino, da sua figlia Adele e da un gruppo di volontari appassionati, come Rossella Onorato e tanti altri che ogni giorno tengono viva la memoria con gesti concreti e parole piene di senso.
Appena arrivate a Palermo, nel pomeriggio del 21 maggio, prima ancora di raggiungere la destinazione nel quartiere della Kalsa, hanno fatto una tappa che ha segnato profondamente il gruppo: la visita al Giardino della Memoria, situato proprio all’uscita dello svincolo di Capaci, laddove fu compiuto l’attentato contro il giudice Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. Camminare in quel luogo, vedere le targhe, respirare il silenzio carico di significato è stata un’esperienza intensa, commovente, che ha dato fin da subito il tono e il valore del viaggio.
Giovedì 22 maggio le alunne si sono recate al Centro Studi Paolo e Rita Borsellino, dove hanno incontrato la responsabile Francesca Grasta e il dottor Vittorio Teresi, già PM del processo sulla trattativa Stato-mafia. Successivamente hanno visitato la Chiesa di San Domenico, dove si trova la tomba del giudice Giovanni Falcone. Momenti di profondo silenzio e sincera commozione.
Nel pomeriggio, si è tenuto un evento molto emozionante: un collegamento in diretta tra la Casa di Paolo e le classi della scuola Don Milani di Follonica, durante il quale le bambine in viaggio hanno potuto salutare i loro compagni, condividendo emozioni e riflessioni in un clima di forte partecipazione e vicinanza.
Il 23 maggio, giornata carica di significato, si è aperto con l'omaggio all’ulivo della pace in via D’Amelio, luogo dell’attentato in cui persero la vita Paolo Borsellino e gli agenti della scorta: Agostino Catalano, Claudio Traina, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina ed Emanuela Loi.
Successivamente è proseguita con la partecipazione al girotondo della legalità, organizzato davanti al Palazzo di Giustizia di Palermo: un’occasione in cui le ragazze hanno potuto condividere l’esperienza con tantissimi bambini delle scuole palermitane, con la possibilità di incontrare magistrati, attivisti della legalità e altre figure simbolo dell’impegno civile.
Nel pomeriggio si sono unite al grande corteo in memoria di Giovanni Falcone, fino all’Albero di via Notarbartolo, proprio sotto l’abitazione del giudice. Qui hanno incontrato Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, condividendo la volontà di continuare a chiedere verità e giustizia per tutte le stragi mafiose.
Nel frattempo, a Follonica, l’impegno per la memoria ha continuato a pulsare. È stata ripristinata la targa dedicata a Peppino Impastato e Felicia Bartolotta, simbolo di libertà e coraggio, e una rappresentanza di studenti si è recata al Ponte a lui intitolato per una celebrazione condivisa, dimostrando che la memoria si può coltivare anche da lontano, con la stessa intensità.
Sabato 24 maggio, ultimo giorno del viaggio, è stato dedicato alla scoperta di una Sicilia autentica e resistente. Le alunne hanno visitato il Museo dell’Acciuga di Aspra, accolte dal carismatico Michelangelo Balistreri, che ha raccontato loro con passione il senso profondo della cultura siciliana: “tenere la testa alta” e non cedere mai all’indifferenza e alla rassegnazione.
Questo viaggio non è stato solo un’esperienza didattica: è stato un percorso di formazione profonda, un modo per guardare negli occhi la storia del nostro Paese e decidere da che parte stare. Le sei alunne sono tornate a casa con qualcosa in più: il peso e l’onore di un’eredità da custodire e trasmettere.
