Incontro con Anna Di Lellio
Grosseto: Ci eravamo dimenticati dello stupro di guerra. Arma di guerra arcaica, lo abbiamo visto ricomparire in tutto il suo orrore nei due conflitti più vicini a noi, in Ucraina e in Mediorente. Proprio in Europa c’era stato il banco di prova che aveva portato nel 1998 al riconoscimento giuridico internazionale dello stupro come arma di guerra e delitto contro l’umanità, dopo le guerre degli anni Novanta nei paesi dell’ex Jugoslavia, guerre civili ed etniche insieme. Si calcola che furono oltre 20mila gli stupri solo nel conflitto in Kosovo. Anna Di Lellio, giornalista e docente di relazioni internazionali alla New York University e all’American University in Kosovo, co-fondatrice dell’organizzazione “Kosov Oral History Initiative”, ha lavorato nel teatro delle guerre balcaniche prima come portavoce del Programma alimentare mondiale dai campi profughi e poi come funzionaria dell’Onu e dell’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa).

Venerdì 30 maggio, alle 18, sarà alla Libreria delle Ragazze di via Fanti, a Grosseto, a parlare della sua esperienza sul campo e del suo recentissimo libro, con Garentina Kraja, The stronger link, An oral history of wartime rape survivors in Kosovo (Oxford University Press), che raccoglie le testimonianze delle donne albanesi del Kosovo vittime dello stupro di guerra. “Lo stupro è uno stigma segnato dal disonore e dalla vergogna, sentimenti che portano al silenzio e all’isolamento”, dice Anna Di Lellio. Non si nomina a voce alta, è un tabù sociale, un crimine che avviene in pubblico, alla presenza di spettatori che restano per sempre testimoni. “Basta uno sguardo sconosciuto, e pensi: ecco, quello lo sa. Bloccate dal trauma, molte hanno tentato il suicidio, a volte salvate dalle figlie. Esitavano a raccontare dettagli e fatti precisi, perché avevano paura che lo stupratore le riconoscesse. Stavamo scrivendo quando la Russia ha invaso l'Ucraina e abbiamo sentito le prime notizie di stupri, e poi quelli del 7 ottobre 2023 in Israele, le sopravvissute alle violenze sono sprofondate di nuovo in uno stato di allarme. È stato un lavoro spesso doloroso, che abbiamo fatto sempre alla presenza di una psicologa, ma hanno ritrovato la loro forza, le cose cambiano quando ci sono reti di donne. Sono riuscite a rompere la dinamica sociale di rifiuto”.
Sarà proiettato anche il docufilm Thinking for you, Pensando a te, un’installazione artistica realizzata in Kosovo: 50mila abiti appesi nello stadio di Pristina, raccolti con un tam tam internazionale. L’installazione aveva fatto il giro del mondo, ed era riuscita a catturare l’attenzione dei media sullo stupro di massa come arma di guerra.

Anna Di lellio (foto 2). Nata a L’Aquila, giornalista e sociologa, è docente di relazioni internazionali alla New York University e all’American University in Kosovo; dopo la guerra nella ex Jugoslavia del 1999 ha lavorato in Kosovo come funzionaria dell’Onu e dell’Osce, ed è fondatrice dell’organizzazione Kosov Oral History Initiative. Oggi si divide tra Stati Uniti e Roma.