L’intervento dello storico. Le conclusioni del presidente della Toscana, Eugenio Giani: “Noi tutti siamo espressione di quel Pegaso, della forza e del vigore del cavallo, ma anche dell’aspirazione alla libertà e alla democrazia, come ci ricordano le sue ali”. di Paola Scuffi
Firenze: Compito degli insegnanti è quello di non fare altarini e di non scadere in celebrazioni: dobbiamo fare sempre domande alla storia. Questo il senso dell’intervento di Giovanni Gozzini, che ha inteso spiegare come anche sotto regimi totalitari ci potesse sempre essere una via d’uscita. Una scelta diversa come quella avvenuta davanti alle macerie di Berlino, che vide mille e 600 tedeschi salvare altrettanti ebrei, a dimostrazione che era possibile andare contro corrente.
Queste mille e 600 famiglie salvando una vita hanno salvato il mondo intero, ha sottolineato lo storico, che si è soffermato su un altro stereotipo, ovvero quello di “italiani brava gente”. Ma tre anni prima che Hitler fosse eletto cancelliere, il generale Rodolfo Graziani bonificò la Libia, andando nei villaggi e rastrellando la popolazione civile, quindi – in qualche misura – anticipando il modello di Hitler, di quello stato razziale di cui non si può sottovalutare l’organicità del disegno.
Infatti, chi andò nei campi di concentramento, che nel 1938 raggiungono in Germania quota mille e 100?
All’inizio toccò ai cittadini tedeschi che non erano degni di vivere, poi fu la volta degli oppositori al regime, per passare poi agli asociali, e solo nel 1938, dopo la notte dei Cristalli, ai cittadini ebrei. Quindi, una macchina di morte a 360 gradi, che colpiva tutti, annullando la personalità. E noi quando accompagniamo i ragazzi nella visita ai campi di concentramento – ha sottolineato Gozzini – “rovesciamo il senso, diamo loro un nome e un cognome, non certo un numero, affinché la loro testimonianza non venga smarrita”. Una lezione per spingere i ragazzi a “non cedere alla morte e al sonno della coscienza, a cantare fuori dal coro, a salvare una vita, salvando il mondo intero”.
Di “carattere concreto ed efficace di questa Giornata della Memoria, grazie agli interventi di Caffaz e Gozzini”, ha parlato il presidente della Giunta regionale Eugenio Giani, ricordando l’esperienza del Treno della Memoria, la testimonianza delle sorelle Bucci, il coinvolgimento di tanti giovani toscani.
“Con i regimi totalitari, capaci di cancellare persone e popoli, si tocca il fondo del destino della civiltà umana – ha sottolineato – A noi il compito di rispondere con gli anticorpi del rispetto per l’altro e delle diversità, trasmettendo i valori più alti del vivere”.
Nell’ultima parte del proprio intervento, Giani non ha mancato di fare un collegamento con il simbolo della Toscana, ovvero con il Pegaso: “Noi tutti siamo espressione di quel Pegaso, della forza e del vigore del cavallo, ma anche dell’aspirazione alla libertà e alla democrazia, come ci ricordano le sue ali”, ha concluso il presidente, ringraziando per l’intensità che ha caratterizzato la seduta solenne del Consiglio regionale.
La cerimonia è quindi terminata con la consegna del Pegaso, da parte del presidente Antonio Mazzeo a nome di tutti i consiglieri, a Ugo Caffaz e a Giovanni Gozzini.