A Firenze Fiera, dal 12 al 14 dicembre la prima fiera nazionale dedicata ai castagneti, ai loro frutti e al futuro della castanicoltura
Firenze: La Rete Slow Food dei Castanicoltori partecipa dal 12 al 14 dicembre a Castanea Expo 2025, la prima fiera che celebra il patrimonio castanicolo italiano in tutte le sue espressioni.
Organizzata da Firenze Fiera e ospitata presso la Fortezza da Basso di Firenze, la fiera gode del patrocinio, tra gli altri, del Parlamento europeo e del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, di Regione Toscana, Comune di Firenze, Camera di Commercio di Firenze, Anci Toscana, oltre che di Slow Food Italia. La Rete Slow Food dei Castanicoltori è presente con uno stand, situato all’interno del padiglione Arsenale - Basilica B7, dove incontrare le Comunità italiane, acquistare i loro prodotti e partecipare agli appuntamenti in programma a cura della Chiocciola.
La tre giorni rappresenta un momento quasi unico nel suo genere per riflettere sulla filiera del castagno come ecosistema economico, sociale e ambientale, ma soprattutto un’occasione di confronto per progettare nuove soluzioni che valorizzino la castanicoltura nella sua complessità, a partire dalla tutela e gestione dei boschi fino alla trasformazione del prodotto finale.
«Negli ultimi anni abbiamo assistito a una significativa ripresa della castanicoltura tradizionale – afferma Federico Varazi, vicepresidente di Slow Food Italia –, e la Rete Slow Food dei Castanicoltori è oggi un punto di riferimento nazionale per la tutela della biodiversità e del patrimonio ambientale delle nostre Terre Alte. Il castagno è una specie straordinaria: il suo legno, il frutto e i prodotti del sottobosco testimoniano una multifunzionalità unica, mentre le aziende che operano nei castagneti, spesso attive anche nell’accoglienza e nella gastronomia, dimostrano quanto questo ecosistema sia in grado di generare valore ambientale, economico e sociale. In un Paese con più di nove milioni di ettari di bosco, di cui quasi il 7,5% occupati da castagneti troppo spesso abbandonati, rimettere al centro una gestione attiva e consapevole è una responsabilità che non possiamo più rimandare. Un castagneto in salute non è soltanto una risorsa produttiva, è un presidio culturale e paesaggistico, un’opportunità concreta per le comunità delle aree interne e un tassello fondamentale delle nuove economie circolari».
Rosaria Olevano, referente della Rete Slow Food dei Castanicoltori, aggiunge: «A Castanea Expo 2025 presentiamo un programma di incontri pensati per valorizzare il mondo della castanicoltura slow e la biodiversità che custodiamo ogni giorno. La nostra presenza rappresenta un momento fondamentale per portare la nostra voce, raccontare la nostra filosofia di tutela del territorio, promuovere il valore del lavoro nel castagneto e condividere il nostro impegno quotidiano nella salvaguardia delle varietà tradizionali di castagne e dei paesaggi che le ospitano, valorizzando al contempo l’importanza della castanicoltura. Le nostre Comunità si presentano con i loro prodotti, offrendo al pubblico l’opportunità di scoprire e acquistare eccellenze che raccontano la nostra storia, il nostro territorio e il nostro lavoro quotidiano».
I castanicoltori presenti e il programma dello stand Slow Food
Dai castagneti del Monregalese, passando per quelli dell’appennino Tosco-Romagnolo e degli altipiani laziali, fino ai monti del Reventino in Calabria, i protagonisti della Rete portano nello stand Slow Food saperi, testimonianze e, immancabilmente, i loro prodotti, come farine, biscotti, pani, creme spalmabili e tanto altro, per dimostrare che un nuovo modo di pensare alle Terre Alte è possibile, a partire dalla salvaguardia dei castagneti.
A Castanea Expo 2025, lo stand della Rete ospita incontri e workshop per approfondire tutte le sfumature della castanicoltura slow. Nel corso della tre giorni si susseguono dimostrazioni pratiche e momenti di confronto insieme ai custodi di alcuni castagneti italiani che accompagnano i visitatori in un viaggio alla scoperta dei valori della Rete, delle iniziative attive lungo i territori e sulle prospettive future della castanicoltura. Oltre a conoscere alcune delle tecniche di innesto, della gestione dei castagneti e delle nuove tecnologie disponibili per la coltivazione, tra le esperienze promosse non mancano quelle gastronomiche per immergersi tra le varietà locali, imparando come utilizzare al meglio la farina di castagne in cucina, tra metodi tradizionali e innovativi, e confrontandone aromi e consistenze.
Due gli appuntamenti in programma nello stand Masaf in fiera: venerdì alle ore 16 il Laboratorio del gusto Un viaggio di sapori e dolcezze: la merenda secondo la Rete Slow Food dei Castanicoltori, e domenica alle 10 il talk Custodire per Produrre, Cooperare per Innovare. La Rete Slow Food dei Castanicoltori: presentazione del documento sulla Farina e programmi per il 2026.
La Rete e il progetto filmico Lacustode.it
La Rete Slow Food dei Castanicoltori, attiva dal 2021, unisce comunità, produttori, ricercatori, trasformatori, appassionati e cuochi mettendo al centro la rigenerazione delle Terre Alte. Attraverso la diffusione della castanicoltura tradizionale, la Rete cerca di definire azioni comuni per salvaguardare e riqualificare una risorsa che può tornare a essere strategica, offrendo nuove opportunità di sviluppo per i territori appenninici e alpini. Tra gli obiettivi indicati nel Manifesto della Rete Slow Food dei Castanicoltori vi sono la tutela delle varietà locali e delle tecniche tradizionali di coltivazione, insieme alla promozione di una gestione sostenibile dei castagneti e alla valorizzazione della loro architettura rurale.
Le storie dei protagonisti della Rete sono narrate dalle loro stesse voci nel progetto de La Custode, la mappa filmica dei castagneti, una proposta di Small Boss Production, realizzata in collaborazione con la Rete Slow Food dei Castanicoltori e finanziata dall’Unione Europea – Next Generation EU: un'esperienza immersiva tra i racconti di chi ogni giorno si impegna per tutelare i boschi, le biodiversità locali e le pratiche tradizionali.