Grosseto: “Ogni anno la Regione Toscana incassa circa 30 milioni di euro dai canoni demaniali marittimi, tra concessioni balneari e portuali. Una somma importante, che dovrebbe essere reinvestita per difendere le coste. Eppure, dai documenti di bilancio emerge che negli ultimi tre anni sono stati stanziati appena 13 milioni di euro contro l’erosione.
«Non possiamo accontentarci di soluzioni tampone – afferma Di Massa, candidato al Consiglio regionale per Fratelli d’Italia – perché i numeri dimostrano che la Regione incassa molto, ma restituisce troppo poco a un territorio che rischia di essere cancellato dal mare».
Finora la strategia regionale si è tradotta in ripascimenti di sabbia e barriere artificiali. Opere che spesso durano il tempo di una stagione e che non risolvono le criticità. «Sono interventi parcellari – sottolinea Di Massa – che spostano il problema da un comune all’altro, senza mai affrontarlo nella sua interezza».
Il fenomeno è ormai visibile in tutto il litorale: spiagge che arretrano di metri ogni anno, stabilimenti minacciati, ecosistemi fragili. «Non è solo una questione ambientale – osserva Di Massa – ma anche economica e sociale: il turismo balneare è un pilastro della Toscana, e senza spiagge rischiamo di perdere un’intera filiera».
Per invertire la rotta, Di Massa avanza alcune priorità: destinare almeno il 50% dei proventi demaniali alla difesa delle coste, con un impegno minimo di 15 milioni l’anno; varare un piano regionale pluriennale con risorse certe e interventi coordinati; adottare tecniche innovative e sostenibili, come il ripristino delle dune e barriere sommerse naturali; istituire una cabina di regia stabile che unisca Comuni, università e imprese; creare infine un fondo di emergenza permanente, alimentato dai canoni, per fronteggiare le mareggiate straordinarie.
«Ogni anno perso significa spiagge più corte e comunità più fragili – conclude Di Massa –. La Regione deve passare dalle promesse ai fatti, perché senza una strategia seria il rischio è che la costa toscana venga erosa non solo dalle onde, ma dall’incapacità politica».