Grosseto: “Non sono mai andata a caccia, esordisce la candidata alle regionali Simonetta Baccetti, ma (essendo stata invitata ad ascoltare le criticità di chi la caccia la vive), a differenza di chi evita l'argomento cercando di non scontentare nessuno, voglio esprimere la mia opinione su una pratica che in Maremma nel passato era una necessità per nutrirsi ed oggi è rimasta una tradizione coltivata per stare insieme ritrovarsi e rinsaldare quel collante sociale che nelle società consumistiche si sta sempre di più perdendo.
Come candidata al consiglio regionale della Toscana, non voglio esimermi dall’ esaminare e considerare questa realtà regionale e in particolare maremmana, trascurata, e molte volte osteggiata, senza voler capire o affrontare i problemi connessi al mondo dei cacciatori. Ascoltandoli prosegue Baccetti, si apprende che il male principale è la cronica mancanza di una gestione settoriale ed oculata delle risorse da parte della Regione Toscana, interessata solamente ad incassare la tassazione del settore. Secondo i cacciatori sarebbe utile per iniziare un controllo effettivo e fare in modo che tutte le aree di caccia pubbliche o private inseriscano nei loro territori selvaggina minuta quali, fagiano, pernice o starne nei periodi di pre- riproduzione per arrivare a un ripopolamento concreto e duraturo, tralasciando altre pratiche di inserimento a caccia aperta che niente lasciano al territorio.
In questi anni la gestione della caccia da parte della regione, prosegue Simonetta Baccetti, priva di conoscenze specifiche sulle caratteristiche climatiche e culturali dei vari territori, ha prodotto una gestione generalizzata, approssimativa e inconcludente per il variegato mondo della caccia, ulteriormente compromesso dalla presenza del lupo che allontana dal bosco cinghiali, volpi e altri selvatici i quali, spostandosi nelle aree esterne distruggono la nidificazione di tutta la fauna che si riproduce a terra. Quale candidata al consiglio regionale conclude la Baccetti porterò in regione la proposta di riaffidare alle province la gestione della caccia per sostenere i cacciatori come presidi di equilibrio ecologico e di gestione del territorio".