Intervento di Massimo Braccini (foto cover), segretario generale Fiom Livorno. "I metalmeccanici hanno ottenuto aumenti salariali, ma il caro vita e la debolezza della politica economica mettono a rischio il potere d'acquisto dei lavoratori".
Livorno: "Negli ultimi anni i metalmeccanici hanno dimostrato una cosa semplice: la contrattazione sindacale è uno strumento reale e potente per aumentare i salari e difendere i diritti dei lavoratori. Non per concessione delle imprese, ma grazie alla mobilitazione, agli scioperi e alla forza collettiva delle lavoratrici e dei lavoratori.
Con il rinnovo del contratto nazionale 2021‑2024 abbiamo ottenuto aumenti significativi. Tra incrementi dei minimi contrattuali e adeguamenti legati all’inflazione, nelle buste paga dei metalmeccanici sono entrati oltre 300 euro mensili.
E la contrattazione non si è fermata. Con il rinnovo del contratto nazionale 2025‑2028 sono stati conquistati altri circa 200 euro medi di aumento sui minimi contrattuali.
Significa che in pochi anni la contrattazione dei metalmeccanici ha portato complessivamente oltre 500 euro di aumenti salariali. Un risultato enorme, che riguarda più di un milione e mezzo di lavoratrici e lavoratori, e che dimostra ancora una volta che il contratto nazionale resta lo strumento più forte per difendere il lavoro e redistribuire ricchezza.
Ma proprio per questo dobbiamo dirlo con chiarezza: non basta.
Negli ultimi anni l’economia mondiale è stata attraversata da crisi profonde. Le tensioni internazionali e le guerre hanno effetti diretti sull’inflazione e sul costo della vita. Oggi, oltre al conflitto in Ucraina, la guerra in Iran sta già creando un disastro economico globale, con forti aumenti dei prezzi dell’energia e interruzioni nel transito dello Stretto di Hormuz, attraverso cui passa circa un quinto del petrolio mondiale. Il rischio concreto è stagflazione, cioè prezzi che salgono mentre la crescita economica rallenta.
In questo scenario anche aumenti contrattuali importanti rischiano di essere erosi dal caro vita. Energia, affitti, alimentari, sanità, servizi pesano sempre di più sui bilanci delle famiglie dei lavoratori. E chi è in cassa integrazione vede questi aumenti solo in parte o addirittura quasi per nulla, perché gli ammortizzatori sociali coprono solo una quota della retribuzione. Proprio i lavoratori più vulnerabili pagano il prezzo più alto della crisi.
Ed è qui che emerge con forza la debolezza del governo e le responsabilità della politica.
Di fronte a salari che in Italia restano tra i più bassi e stagnanti d’Europa, manca una strategia seria per difendere il potere d’acquisto del lavoro. Si procede con interventi episodici e temporanei, mentre servirebbero scelte strutturali per sostenere il lavoro, proteggere i redditi e garantire salari dignitosi.
In questo scenario anche aumenti contrattuali importanti rischiano di essere erosi dal caro vita. Energia, carburanti, alimentari, affitti, sanità, trasporti e beni di prima necessità continuano a salire, pesando sempre di più sui bilanci delle famiglie dei lavoratori. Per questo come sindacato chiediamo misure concrete contro la speculazione e per contenere il costo della vita.
I metalmeccanici continueranno a fare la loro parte, con la contrattazione, la mobilitazione e la difesa del contratto nazionale e aziendale.
Ma deve essere chiaro a tutti: se oggi i salari in Italia fanno più fatica che altrove a tenere il passo con il costo della vita, non è perché i lavoratori non lottano o perché i sindacati non contrattano.
È perché manca una politica economica forte, chiara e coraggiosa, capace di difendere il lavoro, i salari e il potere d’acquisto dei cittadini.
E senza salari dignitosi e politiche economiche concrete, non c’è crescita, non c’è giustizia sociale e non c’è futuro per il Paese".
Massimo Braccini - segretario generale Fiom Livorno