Lavoro dignitoso in agricoltura: il futuro dei territori passa per il reddito dei produttori

Donato: "Senza reddito in agricoltura non c’è lavoro né futuro per i territori"

Grosseto: Il Primo Maggio è la giornata del lavoro, ma è anche il momento per riflettere su cosa intendiamo per lavoro e per dire che senza lavoro dignitoso non c’è sviluppo, non c’è tenuta sociale, non c’è futuro per i territori. Il lavoro infatti non può e non deve essere considerato solo uno strumento di occupazione. È ciò che permette alle persone di vivere, alle comunità di restare anche nelle aree più marginali e ai territori di non svuotarsi. "In agricoltura questo è ancora più evidente - afferma il presidente di Cia Grosseto Edoardo Donato (foto cover) - Parliamo di un settore che produce cibo, tutela il territorio, presidia le aree interne e tiene insieme economia e società. Non è solo un comparto produttivo: è una funzione essenziale. Lo vediamo ogni giorno anche nelle esperienze di agricoltura sociale, dove il lavoro diventa inclusione, autonomia, costruzione di comunità. Non assistenza, ma percorsi concreti che generano valore nei territori".

Ma tutto questo sta in piedi solo se c’è reddito per il comparto agricolo. “Il lavoro deve essere dignitoso, ma deve anche essere sostenuto economicamente – dichiara Edoardo DonatoOggi solo una minima parte del valore riconosciuto dal consumatore arriva al produttore primario: circa il 10% nel trasformato e il 25% nel fresco. Questo significa che il problema del reddito agricolo è reale e strutturale. Il maggior valore deve essere redistribuito lungo la filiera e i produttori devono essere messi nelle condizioni di organizzarsi per avere più forza contrattuale. Se le imprese agricole non hanno reddito, si ferma tutto: si produce meno, si abbandonano i territori, si indeboliscono le comunità”.

Per CIA Grosseto il punto è semplice: parlare di lavoro oggi significa parlare di sviluppo reale e di sviluppo rurale. E senza un’agricoltura che regge economicamente, tutto questo non è possibile. Il Primo Maggio serve anche a questo: a ricordare che senza dignità e senza reddito nel lavoro agricolo, non c’è futuro per i territori.