Il CNDDU esprime preoccupazione per la sospensione del servizio di trasporto di Lorenzo Chiavacci, giovane con autismo, e invita le istituzioni a riflettere sulla gestione delle situazioni di fragilità sociale e relazionale.
Grosseto: Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime forte preoccupazione per la vicenda di Lorenzo Chiavacci, giovane ventisettenne di Campiglia Marittima affetto da disturbo dello spettro autistico, la cui esperienza di inclusione sociale e lavorativa è stata improvvisamente interrotta a causa della sospensione del servizio di trasporto disposto dall’ASL. Una decisione comunicata con modalità fredde e improvvise, che riporta al centro del dibattito pubblico il tema della fragilità dei diritti quando essi dipendono esclusivamente dalla tenuta delle procedure amministrative.
Secondo quanto riportato dalla stampa, Lorenzo aveva finalmente ritrovato un equilibrio grazie al progetto attivato presso il vivaio gestito dalla Nuova Giovanile, esperienza che gli aveva consentito di recuperare relazioni, motivazione e serenità personale dopo mesi di isolamento e difficoltà. Tre giorni a settimana che rappresentavano molto più di un’attività occupazionale: erano un autentico percorso di dignità, autonomia e riconoscimento sociale.
Il giovane aveva ripreso a sorridere, a sentirsi parte di una comunità, a vivere una quotidianità costruita su relazioni stabili e ritualità rassicuranti, elementi fondamentali per le persone con autismo. Per questo appare ancora più grave l’interruzione improvvisa del servizio a seguito del cambio dell’educatore incaricato del trasporto e della successiva comunicazione di sospensione inviata all’ASL. Nessuna gradualità, nessun supporto alla famiglia, nessuna attenzione agli effetti psicologici di una decisione tanto delicata.
L’immagine di Lorenzo già vestito con la tuta della Nuova Giovanile e gli scarponi ai piedi, pronto davanti alla porta in attesa di un mezzo che non sarebbe mai arrivato, assume un valore simbolico potentissimo: racconta la distanza tra il principio astratto di inclusione e la concreta esperienza di molte famiglie che convivono quotidianamente con la disabilità.
Il CNDDU ritiene necessario sottolineare come il diritto all’inclusione non possa essere subordinato alla precarietà organizzativa dei servizi territoriali. La continuità educativa, assistenziale e relazionale costituisce parte integrante del diritto alla salute e al benessere psicologico della persona, soprattutto nei casi di fragilità neurodivergente, dove la stabilità delle figure di riferimento e delle routine quotidiane rappresenta una condizione essenziale di equilibrio.
La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità richiama chiaramente gli Stati e le istituzioni pubbliche a garantire piena partecipazione sociale, autonomia e accessibilità ai servizi. Tuttavia, episodi come questo mostrano quanto spesso tali principi restino incompiuti nella pratica concreta. Non basta proclamare l’inclusione: occorre costruire reti solide, capaci di accompagnare realmente le persone e le loro famiglie.
Appare inoltre significativo che, nonostante la disponibilità della struttura ospitante e l’impegno della Nuova Giovanile ad ampliare il progetto fino a coprire l’intera settimana lavorativa, tutto sia rimasto bloccato per l’assenza di un educatore-autista disponibile a effettuare il trasporto. Questo dimostra come, troppo frequentemente, siano proprio gli aspetti organizzativi e logistici a trasformarsi in ostacoli invalicabili all’esercizio dei diritti fondamentali.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani invita le istituzioni sanitarie e territoriali a una riflessione profonda sul modo in cui vengono gestite le situazioni di fragilità sociale e relazionale. La persona non può essere ridotta a una pratica amministrativa né il disagio può essere affrontato esclusivamente attraverso protocolli impersonali.
Occorre recuperare una cultura dell’ascolto, della corresponsabilità e della presa in carico umana delle situazioni più delicate. Le famiglie non possono essere lasciate sole a sostenere il peso della disabilità e dell’abbandono istituzionale, mentre i progressi costruiti con anni di sacrifici rischiano di essere cancellati in pochi istanti.
prof. Romano Pesavento - presidente CNDDU