Grosseto: “Quando mi sono candidata come Consigliere Comunale per il Movimento POPOLARI INSIEME – GROSSETO, coordinato da Matteo di Marzo e federato con Forza Italia - dice Deborah Coron - ho deciso di impegnarmi soprattutto per le battaglie che possono portare maggiore benessere e prosperità alla Comunità.
Mi candido col centrodestra, ma i bisogni della gente non sono né di destra, né di sinistra ed è dovere di ogni buon amministratore rispondervi. Di certo i nuovi poveri, presi in carico per la prima volta da Caritas e parrocchie, in Italia sono quasi mezzo milione, il 60% dei quali italiani e il 53,8% donne. Succede anche tra noi, anche qui a Grosseto, anche tra quanti hanno un lavoro più che dignitoso, ma che diventa insufficiente per sopravvivere quando, per esempio -e succede spesso!- le famiglie si spaccano. E succede in silenzio… Quasi un nuovo povero su 2 (46%) è un padre separato non collocatario, cioè il cui figlio vive stabilmente con la madre. I padri separati o divorziati in Italia sono 4 milioni, di questi 800.000 vivono sotto la soglia di povertà. Il 66% circa non riesce a sostenere le spese per i beni di prima necessità, figuriamoci pagare un affitto o accendere un mutuo!
In Italia le famiglie con figli sono 11,6 milioni, di cui più di un quarto sono monogenitoriali. Siamo ultimi in Europa in termini di partecipazione femminile al mercato del lavoro (il 56,2%); il 15% delle madri non occupate non cerca lavoro perché i servizi sono inesistenti, inadeguati o troppo costosi e, anche dove presenti, hanno orari inconciliabili con un lavoro full time. Infatti, nel 2020 sono le donne a rappresentare la grande maggioranza degli occupati con un lavoro part-time (73% del totale); spesso sono mamme di figli minorenni: quasi 2 su 5 (il 38,1%) di queste hanno un contratto part time a fronte del 5,6% dei papà e, tra quanti hanno perso il lavoro, per il 98% sono donne. (Dati ISTAT).
Il diritto alla residenza popolare – affermato attraverso il rispetto delle regole, dei luoghi e delle persone – rappresenta un punto centrale del mio programma e dei POPOLARI INSIEME di Grosseto. Il settore degli alloggi a canone sociale non riesce a soddisfare la domanda e i criteri sinora applicati escludono casi come quelli dei militari separati, che si trovano nella situazione paradossale di avere diritto a un alloggio di servizio (tra l’altro già questi alloggi sono cronicamente indisponibili per le famiglie militari in seguito alla legge di stabilità 23 dicembre 2014, n. 190), ma di non poterne più usufruire in quanto separati non collocatari, né hanno diritto a una casa popolare.
Servono, inoltre, più alloggi per accogliere le donne vittime di violenza coi loro figli e prevenire la vittimizzazione secondaria delle tante che sono costrette a ritirare le denunce e a tornare nella casa delle violenze perché devono occuparsi dei figli e non sono in grado di mantenerli.
Un progetto solido potrà aiutare le numerose famiglie in difficoltà e le persone rimaste senza lavoro, per esempio con contributi sugli affitti. Nel nostro territorio ci sono case e complessi abbandonati, oppure occupati da immigrati irregolari e tossicodipendenti: si possono ristrutturare e assegnare. Un’alternativa di emergenza potrebbe essere individuata in alloggi prefabbricati da inserire in aree verdi.
Dopo due anni di pandemia, è urgente e necessaria una politica efficace a sostegno delle famiglie, della genitorialità e dell’impiego femminile che si può realizzare attraverso il potenziamento dei servizi all’infanzia. In grandi Comuni come Milano, Reggio Emilia, Varese, Pisa e Pistoia è stato introdotto l’orario anticipato e prolungato dei nidi, ma la mia proposta è ancora più avanzata: estendendo l’orario prolungato alle scuole dell’infanzia potrà migliorare la qualità della vita e l’organizzazione quotidiana di un numero ancora più grande di genitori, permettendo di conciliare al meglio le loro esigenze lavorative con il percorso educativo intrapreso dai figli. A Grosseto, inoltre, è forte anche la necessità di istituire nuove strutture per l’infanzia, in particolare per le famiglie delle migliaia di militari (Forze Armate e Forze di Polizia) residenti”, conclude Deborah Coron.