“Se 288 medici minacciano di dimettersi. Come Lega di Governo oltre a commentare facciamo proposte, perché essere solidali con i medici non basta più, servono soluzioni”
Firenze: "Duecentottantotto medici che minacciano di dimettersi in blocco fa notizia. La Lega, che è forza di Governo e vuole esserlo anche in Toscana, oltre a commentare prova a dare soluzioni. Essere solidali con i medici non è più sufficiente .Si è detto che la medicina territoriale durante il Covid non ha fatto da filtro al pronto soccorso, ma oggi continua a non farlo. L’assessore si trincera dietro al ‘siamo meno peggio di altri’, il presidente Giani dice che vuole i soldi dallo Stato centrale, i direttori generali sostengono che hanno migliorato le performance.
Ci sono delle mezze verità in questo, perché effettivamente ci sono regioni che stanno peggio e i soldi destinati alla sanità dovrebbero essere di più rispetto al sei-sette per cento del pil. E’ pure vero che i tempi di attesa sembrano migliorati dai famosi schemi bersaglio del Sant’Anna, ma cade tutto se ci si confronta con chi è in prima linea per la medicina d’urgenza ospedaliera e del territorio. Ho presentato una mozione sulla continuità assistenziale e una sulla medicina d’urgenza del territorio, vediamo come verranno valutate dalla maggioranza. E’ ovvio che i pronto soccorso non ne possono più, perché sono un cuscinetto sempre più asfittico stretto tra reparti che non hanno letti a sufficienza per assorbire le necessità di ricovero e un magma lavico di persone che per ogni bisogno si rivolge loro e non c’è un freno da parte della medicina territoriale, determinando uno scollamento di rapporti tra ospedale e territorio. Da qui il cortocircuito degli organici della medicina d’urgenza, che è una delle specializzazioni meno gettonate per l’impegno professionale costante che richiede, per i sacrifici alla propria vita privata e per essere sottoposto più di altre al contenzioso legale.
Il Covid ha mandato in ‘burn out’ la gran parte degli operatori sanitari e, forse, oggi neppure un consistente aumento economico può frenare questo esodo. Questo non vuol dire non provarci, ma occorrono miglior qualità della condizione di lavoro e incrementi economici. Certo non i novanta euro al mese, che equivalgono a meno di un’ora di retribuzione a gettone. Un primo passo potrebbe essere la creazione di un ‘out patient department’, cioè prevedere all’ingresso dell’ospedale e contiguo al dipartimento di emergenza urgenza, una struttura condotta da medici di medicina generale e medici di reparto, con l’intento di gestire bisogni diagnostici e di consulenza specialistica senza arrivare ad ingolfare i pronto soccorso. Dai dati Ars del 2020 la percentuale di accessi ai pronto soccorso che portano ad un ricovero è stato del 18 percento. La gran parte dei pazienti potevano dunque essere trattati sul territorio. Sempre nel 2020 i codici 4 (urgenza minore) e 5 (non urgenza) hanno rappresentato il 43 percento degli accessi. Essenziale quindi il filtro territoriale che passa da un cambio culturale e di formazione dei medici di medicina generale. I soldi non impegnati per le borse di studio delle specializzazioni in eccesso, potrebbero essere impiegate per dare una formazione universitaria specialistica in medicina di cure primarie. L’implosione del sistema sarà un processo irreversibile se non si affronta, specie ora che arriveranno i soldi del Pnrr per la costruzione delle case e degli ospedali di comunità", conclude Andrea Ulmi (Consigliere regionale Lega, Vicepresidente Terza Commissione).