Castiglione della Pescaia: "E' stata inviata alcuni giorni fa un'interrogazione consiliare da un indirizzo con Pec personale di un consigliere comunale, come da prassi consolidata. Purtroppo, dall'Amministrazione comunale castiglionese, ci hanno risposto che la Pec non basta, ma - questa volta - serve anche la firma digitale”. A denunciarlo sono Alfredo Cesario, Ianetta Giannotti, Edoardo Mazzini e Aldo Iavarone, consiglieri comunali dei gruppi d'opposizione a Castiglione della Pescaia.
“Peccato – spiegano i consiglieri di minoranza, - che l’articolo 65 del Codice dell’amministrazione digitale (D.Lgs. 82/2005) dica chiaramente questo: una Pec intestata al mittente vale come firma. Prassi confermata, anche dal Ministero dell'Interno e il Dipartimento della Funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ma, a quanto pare, a Castiglione le “regole sembrano cambiare” a seconda di chi chiede. Quindi, abbiamo inviato agli Uffici competenti una nuova interrogazione per ottenere chiarimenti”.
“Non è la prima volta che questo accade - proseguono i gruppi di minoranza. - In passato errori marginali attribuiti all'opposizione sono stati subito sanzionati, a differenza dello stesso rigore per comportamenti simili da parte della maggioranza”. “Nel frattempo, infatti – commentano i consiglieri - alcune nostre interrogazioni sono state gestite in ritardo, mentre altre non hanno ricevuto risposta. Un caso emblematico riguarda quello sulla privacy e sulla videosorveglianza: regolarmente presentato, ma mai riscontrata entro i 30 giorni previsti dal regolamento. Su quest'ultima siamo già interessati, con un esposto, il Garante per la Protezione dei Dati Personali al quale ci siamo rivolti anche per segnalazione, con un secondo esposto, un fatto grave: in un video pubblico, la sindaca Nappi avrebbe mostrato dati personali riconducibili a consiglieri comunali senza alcuna cautela o anonimizzazione. Un comportamento che va ben oltre la disattenzione”.
“Chi governa – attaccano Cesario, Giannotti, Mazzini e Iavarone, - ha risorse, personale, uffici, canali diretti. La minoranza, purtroppo, a differenza di tutto ciò non ha a disposizione strutture, uffici, né supporto. Ma si sa, a differenza di Nappi e compagnia noi non siamo politici di professione. E può capitare, ogni tanto, di commettere un'imprecisione formale. Ma questo non può diventare un pretesto per bloccare la legittima attività di controllo democratico”.
"Abbiamo – spiegano i consiglieri di minoranza - già attivato i canali previsti e, se la risposta all'interrogatorio non sarà chiara, completa e conforme alla normativa, non esiteremo a coinvolgere anche il Ministero dell'Interno, il Dipartimento della Funzione Pubblica e il Difensore Civico regionale. Perché le regole, se ci sono, queste devono valere per tutti, non solo per chi governa".
"Nel frattempo, - tuonano dalla minoranza - la sindaca continua a evitare il confronto istituzionale. Anzi, preferisce replicare sui social, con video autopromozionali. Intanto, però, le risposte ufficiali sono evasive, o non arrivano affatto. A nostro avviso, quest'ultima, è una strategia che svuota il Consiglio comunale del suo senso e lo riduce a una pura formalità".
"Nel 2021, la sindaca a grandi proclami aveva promesso di essere "il sindaco di tutti". Oggi chi solleva dubbi legittimi viene trattato con sufficienza, liquidato con sarcasmo, accusato di "studiare poco". E tutto questo avviene in un comune dove tra maggioranza e opposizione c'è stata una manciata di voti di scarto. Una distanza che imporrebbe rispetto, ascolto, confronto. Non arroganza. Ci auguriamo che le autorità: Garante, Magistratura, alle quali ci siamo già rivolti e le altre Istituzioni interpellate esercitano la stessa severità che questa amministrazione riserva quotidianamente alle opposizioni e ai cittadini “non allineati”. Qui non si parla solo di firme o Pec, ma qui si rischia, ogni giorno di più, di normalizzare una gestione del potere pubblico autoritaria, selettiva e punitiva", concludono i consiglieri d'opposizione.