Monte Argentario: In merito alla questione dei lavori al Porto interviene il gruppo consiliare Svolta per l'Argentario che sottolinea che frasi come "Nuova stagione” o “Porto che merita” derivano soltanto da un linguaggio trionfalistico e autocelebrativo senza ricordare le complessità o i ritardi.
«Inizio lavori previsto solo nel 2027? Mentre il piano economico finanziario - dichiara in una nota il Capogruppo Marco Nieto - si estende addirittura a 50 anni. A nostro avviso è una visione a lunghissimo termine che rischia di essere più una promessa da campagna elettorale che una certezza, considerando i tempi della burocrazia e la mutevolezza delle amministrazioni locali. Il minestrone per l’utilizzo di capitali di terzi, flusso di cassa operativo e capitale proprio suggerisce infatti una struttura finanziaria fragile e potenzialmente esposta a rischi futuri, soprattutto considerando l’importanza strategica dell’opera. Addirittura, si riaffacciano le ipotesi di mutui che sul comune peserebbero non poco: uno a 20 anni di euro 12 milioni e uno a 30 anni di 30 milioni… monòpoli?
Non vediamo nessun accenno alla partecipazione della comunità locale. Un piano così ambizioso dovrebbe essere accompagnato da trasparenza e coinvolgimento pubblico. Pertanto, a nostro avviso, questo Pef, più che un risultato concreto, somiglia ad una dichiarazione d’intenti a lungo termine, troppo lungo direi per la breve vita umana, con molte incognite sui tempi, i finanziamenti reali e l’effettiva capacità di attuazione.
Resta poi l’incognita, che dal nostro punto di vista è sbagliata, dell’autoconcessione, il PRP del porto di Porto Ercole risale al 2018 e nonostante l’emanazione di diversi decreti legislativi nel frattempo (come il D.lgs. 201/2022), riteniamo che il Prp non sia stato mai aggiornato in conformità con le nuove disposizioni normative vigenti. Attualmente, infatti, si insiste con l’affidamento diretto (art.45 bis del codice della navigazione parla di affidamento diretto a terzi) della gestione di alcuni lotti del porto, all’azienda speciale, la quale è riconducibile al comune stesso. Infatti, con l’autoconcessione, il comune si configura sia come concessionario che come autorità competente autorizzativa che desidera affidare direttamente la gestione ad una propria partecipata, in quanto il comune è socio unico. Questa situazione solleva preoccupazioni significative riguardo ad un potenziale conflitto di interessi, poiché, in questo modus operandi, l’interesse del comune sembra orientato a favorire una propria entità piuttosto che a garantire un servizio pubblico imparziale, e si potrebbe configurare una forma di “autoaffidamento” o “autoregolamentazione” in violazione dei principi di imparzialità e trasparenza.
Come ampiamente rilevato dal nostro gruppo Svolta per l'Argentario negli ultimi consigli comunali. Per chi non segue i Consigli è diffusa dalla maggioranza che si riesca a parlare soltanto sulle carte stampate, eludendo il regolare confronto in aula consigliare. In merito a tutto ciò quindi - conclude Nieto -, per noi, la prudenza è d’obbligo».