Grosseto: «Forza Italia dedica questa riforma al Presidente Silvio Berlusconi e a tutte le vittime di errori giudiziari a partire da Enzo Tortora, ma ogni cittadino dovrebbe sostenerla con convinzione, perché si tratta di una battaglia di civiltà, di libertà e di democrazia». Così in una nota Forza Italia Grosseto in merito alla riforma della giustizia che prevede la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.
«Da oltre trent’anni - continua - il nostro ordinamento vive in una contraddizione evidente: abbiamo un processo accusatorio, introdotto nel 1988, che pretende parità tra accusa e difesa davanti a un giudice terzo. Eppure quel giudice continua a rispondere della propria carriera a un organo, l’attuale CSM, nel quale siede la stessa pubblica accusa. Un sistema distorto che contrasta col principio del “giusto processo” garantito dalla Costituzione. La riforma pone fine a questo equivoco, restituendo equilibrio, trasparenza e soprattutto indipendenza reale alla funzione giudicante.
Il nuovo assetto prevede due CSM distinti per le due funzioni, togliendo al giudice ogni forma di condizionamento da parte della pubblica accusa e garantendo così maggiore libertà nelle decisioni, a beneficio di tutti i cittadini. La disciplina dei magistrati sarà affidata a un’alta corte con competenze chiare e una maggioranza togata, per evitare confusione di ruoli e autoreferenzialità. Inoltre, la riforma ridimensiona il potere delle correnti, introducendo il sorteggio e riportando al centro la professionalità e l’indipendenza.
Alle critiche rispondiamo con i fatti.
Non si tratta di un attacco alla magistratura: al contrario, è un atto di rispetto verso chi giudica e deve poterlo fare libero da condizionamenti interni.
Non consegna il pubblico ministero alla politica: il quadro costituzionale resta intatto e l’indipendenza della magistratura è pienamente garantita. Qualsiasi diversa interpretazione è pura propaganda.
Chi sostiene che la riforma sia inutile dimentica il punto centrale: non si tratta di impedire il passaggio da PM a giudice, ma di evitare che il giudicante possa sentirsi condizionato nelle sue decisioni dal collega della pubblica accusa. La riforma spezza un legame strutturale che per decenni ha frenato la modernizzazione della giustizia italiana. Non crediamo a chi usa ogni mezzo di comunicazione per difendere e sostenere privilegi acquisiti; questa riforma non è contro qualcuno, ma è a favore dei cittadini, della trasparenza e del corretto equilibrio tra i poteri. Al prossimo referendum possiamo scrivere una pagina nuova: una pagina di libertà, responsabilità e giustizia davvero imparziale. È il momento di scegliere una giustizia più giusta. Non sprechiamo questa occasione storica».