Il PSI di Scarlino: “Passo decisivo per lavoratori e territorio. Ora istituzioni e azienda sostengano il nuovo progetto industriale e la ripartenza produttiva”.
Scarlino: "La crisi della multinazionale Venator, che è proprietaria dello stabilimento di Scarlino, dove si produceva Biossido di Titanio, rappresenta per il nostro territorio un grande problema e non solo per i 240(ad oggi circa 200) lavoratori dipendenti ma anche per gli altri 150 circa che operano nell'indotto". A parlare è il Partito Socialista Italiano Sezione di Scarlino.
"La volontà di acquisizione da parte della SOLMAR Spa di proprietà del Dott. Mansi - continua il PSI - , è una notizia assolutamente positiva, per i dipendenti e le loro famiglie,lo è per l'intero territorio e per le stesse Istituzioni che adesso dovranno sopportare con atti concreti quello che a breve sarà il nuovo progetto industriale che SOLMAR presenterà".
"LA società Venator Italia ha rappresentato in passato il 30% del PIL della provincia di Grosseto e le ricadute economiche e sociali, che dopo più di due anni di cassa integrazione, stanno producendo un innegabile impoverimento economico per l'intera Zona, oltre che un certo disagio sociale. Detto ciò ci corre l'obbligo di guardare anche con interesse ad altri aspetti della vertenza in corso".
"La Nuova Solmine, per dichiarazioni dello stesso Dott. Mansi, si sta trovando in difficoltà da tempo per tutta una serie di problemi dovuti sicuramente alla fermata dell'impianto Venator al quale forniva acido solforico ed altri servizi".
"Quindi l'idea di acquistare lo stabilimento che produce biossido di titanio sarebbe funzionale anche alla risoluzione dei problemi della Solmine, oltre che rappresentare un nuovo business. Del resto quando l'impianto negli anni 70 fu realizzato da Montedison, si trattò di una concreta verticalizzazione della produzione dell'acido solforico, allora prodotto per arrostimento della pirite estratta dalle vicine miniere".
"Produrre biossido di titanio - ricorda Partito Socialista Italiano Sezione di Scarlino - presuppone anche avere compratori disposti dopo due anni, a tornare clienti certi".
"Inoltre occorre avviare rapidamente tutto quello che riguarda l'utilizzo dei gessi prodotti dal processo produttivo, quindi non solo la messa a disposa nel sito della Vallina nel comune di Gavorrano, ma anche una accurata gestione degli spazi a piè di fabbrica compreso l'ultimazione dei ripristini ambientali del sito di Montioni".
"Non vogliamo entrare nel merito delle modalità di cessione da parte di Venator e quindi dell'acquisto da parte di SOLMAR Spa che indubbiamente interesserà le parti istituzionali governative".
"La Regione Toscana, la Provincia di Grosseto, i sindaci, le rappresentanze sindacali e i parlamentari di riferimento, tutti si sono impegnati per trovare una soluzione, ed adesso che questa si sta concretamente palesando, occorre ulteriore attenzione e impegno affinché tutto ciò si realizzi. Da molto tempo, inascoltati, abbiamo più volte detto come PSI che il vero, grande problema era ed è lo stato il grave dissesto finanziario dell'intero gruppo".
"Un debito enorme, una guida incerta, una crisi economica globale e una concorrenza cinese aggressiva e senza regole, hanno rappresentato il vero impedimento per una reale ripresa produttiva dell'impianto di Scarlino e adesso che c'è la volontà di vendere l'impianto ne è la testimonianza. Non gli spazi dove confinare i gessi, non l'indagine delle Procure sulla presenza del cromo esavalente negli stessi, non i ritardi nelle autorizzazioni addebitate agli Enti Pubblici, hanno fermato da luglio 2023 la produzione di Biossido di Titanio".
"Adesso - conclude il PSI di Scarlino - attendiamo con rinnovata fiducia e convinzione il riveder i fumi dalla ciminiera".