Grosseto: Il Circolo Rifondazione Comunista Grosseto “Vittorio Stefanini” esprime forte preoccupazione per la grave situazione legata al centro sportivo “Carlo Pucci” di Roselle, infrastruttura pubblica la cui gestione è stata affidata all’U.S. Grosseto 1912.
«Il mutuo da circa 3 milioni di euro - si legge nella nota -, acceso nel 2018 per la ristrutturazione dell’impianto e garantito dal Comune di Grosseto, è stato risolto dall’istituto bancario a seguito del mancato pagamento di almeno due rate da parte della società sportiva. Restano oltre 230 mensilità residue, ciascuna di circa 16.000 euro, che rischiano di gravare sul bilancio comunale e quindi sulle risorse pubbliche destinate ai servizi per la cittadinanza.
Questa situazione evidenzia la fragilità delle garanzie previste a tutela dell’ente pubblico. È inaccettabile che l’intera collettività debba farsi carico delle inadempienze di un soggetto privato, mentre chi ha sottoscritto e sostenuto accordi così sbilanciati non risponde delle proprie responsabilità. La società, nel frattempo, contesta la risoluzione del mutuo e annuncia iniziative legali, senza però assumersi responsabilità concrete nei confronti del Comune.
Il Circolo Rifondazione Comunista Grosseto “Vittorio Stefanini” chiede con forza che l’Amministrazione comunale garantisca la massima trasparenza su tutti gli atti relativi al mutuo, alle convenzioni e alle comunicazioni intercorse tra Comune, società e banca; accerti le responsabilità politiche e amministrative che hanno condotto alla stipula di una convenzione manifestamente sbilanciata e rischiosa per l’ente pubblico; tuteli il bilancio comunale e le risorse dei cittadini, evitando che l’onere del debito residuo venga scaricato sulla collettività e attivando ogni strumento legale per il recupero delle somme dovute; rimetta il centro sportivo al servizio della collettività, avviando un modello di gestione pubblica e partecipata, aperto allo sport di base, alle scuole e alle associazioni del territorio, senza subordinazioni agli interessi di una singola società privata.
Questa vicenda dimostra ancora una volta quanto sia necessario difendere i beni comuni e impedire che logiche privatistiche e speculative producano danni economici e sociali pagati dai cittadini. Il bene pubblico deve venire prima di ogni interesse privato».