Roma: «La Festa dei Lavoratori è una ricorrenza che non può e non deve ridursi a una semplice celebrazione formale. Come Coordinatore del movimento civico "Insieme per l’Italia" - dichiara Domenico Capezzoli -, sento il dovere di trasformare questa giornata in un grido di consapevolezza: il lavoro, pilastro della nostra democrazia, è oggi sotto assedio. Celebrare il Primo Maggio significa guardare in faccia la realtà di chi ogni giorno fatica per garantire un futuro alla propria famiglia, spesso scontrandosi con un sistema che ha smarrito il valore della dignità umana».
La strage silenziosa: non chiamatele "fatalità"
Il dato più atroce, che lacera il tessuto della nostra nazione, è quello delle morti sul lavoro. Nel 2026, è inaccettabile che uscire di casa per guadagnarsi da vivere si trasformi in un viaggio senza ritorno. I dati sono impietosi e parlano di un’emergenza nazionale: oltre 1.000 morti l’anno; le denunce di infortunio con esito mortale restano stabili sopra la soglia psicologica e civile dei mille decessi annui. Una media di 3 croci al giorno.
Infortuni in aumento: le denunce totali superano quota 590.000, segnando un incremento che dimostra come la prevenzione sia ancora troppo spesso considerata un "costo" sacrificabile sull'altare della produttività.
Settori a rischio: edilizia, agricoltura e logistica rimangono i campi di battaglia dove si consumano le tragedie più frequenti, alimentate spesso da subappalti a cascata e mancanza di controlli capillari.
La dignità calpestata: precarietà e salari
Non c’è dignità senza sicurezza, ma non c’è dignità nemmeno senza un giusto compenso. Insieme per l’Italia osserva con estrema preoccupazione il fenomeno dei working poor:
- L'erosione del potere d'acquisto: Nonostante timidi segnali di ripresa, i salari reali degli italiani sono stati erosi dall'inflazione degli ultimi anni. Oggi, un lavoratore medio ha un potere d'acquisto inferiore di circa il 7% rispetto a soli cinque anni fa.
- La giungla contrattuale: La proliferazione di contratti precari e "pirata" impedisce ai nostri giovani di progettare una vita, un acquisto di una casa o la formazione di una famiglia.
L’Impegno di Insieme per l’Italia
Il movimento civico, chiede con forza un cambio di passo. Non bastano le riforme di facciata. Servono: più ispettori del lavoro sul campo per garantire il rispetto delle norme di sicurezza; investimenti reali nella formazione continua, perché la tecnologia deve essere un alleato della sicurezza, non una minaccia; un patto per il salario che restituisca ossigeno alle famiglie e dignità al sacrificio quotidiano.
Il lavoro deve essere vita, non morte. Deve essere futuro, non sopravvivenza.
«In questa giornata di riflessione, il mio pensiero va a tutte le famiglie che hanno perso un caro in un cantiere, in una fabbrica o su una strada. A loro dobbiamo l’impegno di non abbassare la guardia, a tutti i lavoratori e a chi lotta per un'Italia più giusta» conclude il Coordinatore Nazionale del Movimento Civico "Insieme per l’Italia" Domenico Capezzoli.