Nursing Up Toscana denuncia la chiusura della Regione Toscana al confronto sui problemi della sanità pubblica

Firenze: La frattura tra la Regione Toscana e i professionisti della sanità è ormai esplosa. Dopo mesi di richieste, solleciti, proposte e tentativi di confronto istituzionale, la risposta arrivata dall’Assessorato regionale alla Sanità guidato da Monia Monni ha il sapore di una chiusura politica arrogante, burocratica e profondamente distante dalla realtà quotidiana vissuta negli ospedali toscani.

A denunciarlo con forza è Nursing Up Toscana, che insieme alle altre sigle sindacali regionali aveva chiesto un tavolo urgente sui temi più drammatici della sanità pubblica: carenza di personale; prestazioni aggiuntive; fondi contrattuali; mobilità; indennità di pronto soccorso; risorse del Decreto Calabria; disuguaglianze tra aziende sanitarie; fuga degli infermieri dal sistema pubblico.

La risposta della Regione? “Fuori tempo massimo”. Una frase che per Nursing Up rappresenta “l’emblema di una politica che ha smesso di ascoltare chi tiene in piedi la sanità pubblica”.

“Quando un’istituzione usa il formalismo burocratico per evitare il confronto democratico con i rappresentanti dei lavoratori, siamo davanti ad una deriva gravissima”, attacca Nicola Lunetti Segretario Regionale di Nursing Up Toscana. “Qui non si parla di una pratica amministrativa. Qui si parla di pronto soccorso al collasso, di infermieri massacrati dai turni, di professionisti che lasciano la Toscana, di cittadini che aspettano ore su una barella o mesi per una visita. E davanti a tutto questo la Regione risponde con un cavillo”.

Secondo Nursing Up Toscana, la posizione dell’Assessorato rappresenta un fatto politico enorme. “Questa non è cultura di sinistra. La sinistra storicamente nasce dal confronto con il lavoro, dalla tutela dei lavoratori, dalla partecipazione democratica. Qui invece vediamo una gestione verticale del potere, dove si decide tutto dall’alto e si comunica ai sindacati a cose fatte”. Il sindacato usa parole pesantissime: “Negare il confronto e poi parlare di trasparenza è una contraddizione offensiva verso migliaia di operatori sanitari. Non si può chiedere sacrifici continui al personale e contemporaneamente chiudere la porta a chi quel personale lo rappresenta.”

Ma l’attacco non riguarda soltanto i lavoratori. Per Nursing Up Toscana la vera vittima di questa gestione politica è la cittadinanza. “Quando manca il confronto, saltano gli equilibri organizzativi. E quando saltano gli equilibri organizzativi, il prezzo lo pagano i cittadini: liste di attesa infinite; pronto soccorso ingestibili; reparti sotto organico; burnout del personale; fuga di professionisti verso il privato o fuori regione”.

Secondo il sindacato, la Regione Toscana starebbe progressivamente trasformando il sistema sanitario pubblico in una macchina governata esclusivamente da logiche economiche e amministrative, scollegate dalla realtà concreta degli ospedali. “La politica regionale continua a fare conferenze stampa e slogan sulla sanità pubblica, ma poi evita il confronto vero con chi ogni giorno lavora nei reparti. Questo è il punto politico centrale”.

Nursing Up Toscana rivendica invece di aver assunto in questi anni un ruolo sempre più centrale nella difesa non solo degli infermieri, ostetriche ma dell’intero sistema sanitario regionale. “Abbiamo denunciato le criticità dei pronto soccorso quando altri tacevano. Abbiamo portato alla luce le disparità sui fondi. Abbiamo chiesto regole trasparenti sulle prestazioni aggiuntive. Abbiamo difeso il personale sulle indennità e sulle condizioni di lavoro. E continueremo a farlo anche se qualcuno pensa di zittire il dissenso chiudendo i tavoli”.

Il sindacato annuncia ora una nuova fase di mobilitazione: iniziative pubbliche; conferenze stampa; accessi agli atti; campagne informative rivolte ai cittadini; valutazioni legali e sindacali. “Se la Regione pensa di liquidare il problema dicendo che sono scaduti i termini, sta commettendo un enorme errore politico. Perché la crisi della sanità toscana non è scaduta affatto. È sotto gli occhi di tutti”.

E conclude: “La Toscana non ha bisogno di istituzioni che si chiudono nei palazzi. Ha bisogno di una politica che abbia il coraggio di ascoltare infermieri, operatori e cittadini. Chi evita il confronto dimostra soltanto paura del confronto stesso.”